{"id":229,"date":"2013-05-10T21:32:30","date_gmt":"2013-05-10T19:32:30","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=229"},"modified":"2013-06-02T21:39:28","modified_gmt":"2013-06-02T19:39:28","slug":"linverno-del-nostro-scontento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2013\/05\/10\/linverno-del-nostro-scontento\/","title":{"rendered":"L&#8217;inverno del nostro scontento"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 quasi sera e la strada sale con troppe curve. L\u2019unico rumore \u00e8 il motore di questa monovolume grigioazzurra che arranca e tossisce a ogni cambio di marcia. La terra \u00e8 dura, fredda, zolle sfregiate da cicatrici profonde, qui dove la pianura finisce e comincia la montagna. Adelina deve avere quasi 70 anni. E\u2019 un\u2019ombra, piccola, piegata, gambe storte. Un fazzoletto le copre la testa, come un velo senza religione. E\u2019 vecchia e non ha alcuna ragione per nasconderlo. Torna dalla fatica, con un vestito marrone che non si trova pi\u00f9 in nessun mercato, calze scure e spesse 50 denari. Qui l\u2019autunno \u00e8 gi\u00e0 freddo. E\u2019 contadina, come la nonna e la madre, e come tutti gli avi di cui non ricorda il nome. Il marito \u00e8 morto sotto un trattore a met\u00e0 degli anni \u201970, colpa delle strade strette e di cunette troppo profonde, due ruote che vanno oltre la linea dell\u2019asfalto, l\u00ec dove comincia il vuoto. Il peso le tira gi\u00f9. L\u2019uomo \u00e8 schiacciato dalla macchina. Adelina non ci porta fiori. La morte da queste parti \u00e8 senza cerimonie. Prima o poi ti tocca e non \u00e8 detto che il prima sia peggio. Sono 30 anni che \u00e8 sola. Il figlio lavorava in fabbrica, Cassino, l\u00ec dove un tempo c\u2019era il fronte e Andreotti un giorno ha portato la Fiat. Sullapressa c\u2019\u00e8 rimasto un paio d\u2019anni, poi ha scoperto che il sindacato qualche volta \u00e8 una buona scusa per non lavorare. Si \u00e8 messo nel giro. Ha gridato: \u201cManderemo Agnelli a zappare\u201d. E\u2019 riuscito a farsi licenziare e ora fa un lavoro santo. Quando qualcuno ha bisogno di una pensione o di un assegno per l\u2019assistenza degli invalidi va da lui e dopo un mese gli arriva la lettera a casa dell\u2019Inps. Tutto a posto. L\u2019ex sindacalista si accontenta di una percentuale. Adelina di queste cose sa poco, ma ha capito che il figlio campa senza faticare.<br \/>\nAdelina ha cinque soldi di elementari e tutto quello che sa l\u2019ha trovato per strada. Un quarto di secolo fa nella stalla c\u2019erano ancora le mucche, ora c\u2019\u00e8 solo il ricordo del letame. Ogni sera, dopo le otto, lei passava in paese e lasciava davanti alle porte una bottiglia di latte, quelle da un litro di vetro verde, con i tappi di plastica che i muratori usavano per non far sgasare la birra o la gassosa. Era latte fresco, crudo, raccolto dalle mammelle di vacca in un secchio di alluminio bene o male pulito. Lo facevi bollire, aspettando che si formasse quella panna densa, grassa, che poi tiravi via dalla tazza con il cucchiaio e la mettevi da parte. Era latte senza etichette e tetrapak, senza lunga conservazione, non pastorizzato e con i microbi vaporizzati dai fornelli, senza vitamine aggiunte e omega 3, niente alta digeribilit\u00e0 e fermenti lattici attivi. Latte che ti restava sullo stomaco sull\u2019autobus mentre andavi a scuola, con il panico di ricacciarlo fuori ad ogni curva. Poi arrivarono le aziende sanitarie locali e il latte in bottiglia spar\u00ec. Spiegarono che non era igienico e che per certe cose rischi la galera, meglio quello al supermercato, sicuro come una multinazionale, e pazienza se il padrone rifila i debiti e fa bancarotta. Adelina macell\u00f2 le vacche e se ne fece una ragione. La poca terra che resta le basta per campare. A sentire il figlio dovrebbe chiedere i soldi all\u2019unione europea e su quella terra farci una fortuna.: cibo biologico. Un paio d\u2019anni fa hanno piantato lamponi dappertutto, lei diceva che questi lamponi lei non li ha mai mangiati e che qui ci crescono le visciole. Il figlio ha risposto che per i lamponi gli danno i soldi e delle visciole non frega niente a nessuno. Adelina zitta, gli dispiaceva solo per quei frutti rossi, dopo un paio di stagioni erano tutti morti.<br \/>\nAdelina ti chiama in casa, muri larghi di pietra, odore di muffa, di umido, pane e biscotti, dietro la credenza di ciliegio si nascondono i topi. Ha un televisore che continua a usare come un mobile qualsiasi, qualche volta l\u2019accende, per il resto ci mette sopra bomboniere di matrimoni e comunioni. L\u2019antenna non l\u2019ha mai cambiata, un bastone della scopa regge due stecche di metallo, una per il primo e l\u2019altra per il secondo. Il resto glielo racconta la nipote. Sara a 16 anni aveva un futuro. Seno sodo, polpacci tondi e un volto che ricordava Sophie Marceau al \u201cTempo delle mele\u201d. Si \u00e8 fatta qualche concorso di bellezza provinciale e il padre gli ha pagato un calendario, che poi ha venduto qua e l\u00e0. Qualcuno ha pensato che la ragazza prima o poi l\u2019avrebbero vista in televisione, qualcun altro che era una bella puttana. Sara ora ha 23 anni e lavora in un ipercoop. Raccontano che \u00e8 l\u2019amante del padrone. Adelina non sa se \u00e8 vero, ma sa che comunque non importa: \u201cQueste cose le fanno pure i preti, solo che adesso non \u00e8 pi\u00f9 peccato\u201d. Bestemmia la nipote e si fa il segno della croce. Quello che non capisce \u00e8 la storia del telefonino. Le foto di Sara se le comprano e scambiano anche i ragazzini delle medie. Adelina, che quando telefona ai parenti americani parla pi\u00f9 forte, questa storia di Sara nuda sul telefonino gli suona strana. E\u2019 una questione di sensi. Il telefono serve per sentire e parlare mica per vedere. Sara ha detto che \u00e8 solo un brutto film, colpa di uno stronzo di cui non si doveva fidare: \u201cSai nonna qualche volta \u00e8 bello rivedersi, rivedersi dopo\u201d. \u201cDopo quando?\u201d. \u201cDopo che l\u2019hai fatto\u201d. Adelina ha detto s\u00ec, ma ha continuato a non capire.<br \/>\nE\u2019 buio adesso e Adelina ti stringe forte le mani. Ti guarda negli occhi e ti dice che sono stanchi: \u201cMa non potevi restare qui a lavorare\u201d. Ai bordi della strada, tra i macchinoni, con questa notte cos\u00ec blu che le stelle ti sussurrano all\u2019orecchio, torni a vedere le lucciole. Adelina ne cattura una con un bicchiere. Poi chiude l\u2019uscio con la mano: \u201cEcco guarda, lei sta come te\u201d. E sorride. Sull\u2019Ipod, quando torni a casa, senti Cecilia Chailly che canta \u201c<a title=\"Inverno\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=cgvRZMgTHvw\">Inverno<\/a>\u201d di Fabrizio De Andr\u00e9:\u201cUn campanile che non sembra vero segna il confine tra la terra e il cielo\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>E\u2019 quasi sera e la strada sale con troppe curve. L\u2019unico rumore \u00e8 il motore di questa monovolume grigioazzurra che arranca e tossisce a ogni cambio di marcia. La terra \u00e8 dura, fredda, zolle sfregiate da cicatrici profonde, qui dove la pianura finisce e comincia la montagna. Adelina deve avere quasi 70 anni. E\u2019 un\u2019ombra, piccola, piegata, gambe storte. Un fazzoletto le copre la testa, come un velo senza religione. E\u2019 vecchia e non ha alcuna ragione per nasconderlo. Torna dalla fatica, con un vestito marrone che non si trova pi\u00f9 in nessun mercato, calze scure e spesse 50 denari. 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