{"id":234,"date":"2013-05-14T18:43:51","date_gmt":"2013-05-14T16:43:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=234"},"modified":"2013-05-14T18:43:51","modified_gmt":"2013-05-14T16:43:51","slug":"la-variante-di-maurensig","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2013\/05\/14\/la-variante-di-maurensig\/","title":{"rendered":"La variante di Maurensig"},"content":{"rendered":"<p>Quante sono le storie che si possono raccontare su una scacchiera? Due alla sessantaquattresima meno uno, ossia: 18.446.744.073.709.551.615. S\u00ec, il riferimento \u00e8 pi\u00f9 letterario che matematico, ma in fondo \u00e8 bello pensare che le storie siano come i chicchi di grano di quell&#8217;antica leggenda che racconta la sagacia esponenziale dell&#8217;inventore del gioco di re, regine, cavalli, torri, alfieri e pedoni. Si chiamava Lahur Sissa o Sessa, certe voci si perdono o tramutano nel passaparola dei secoli. La storia probabilmente la conoscete, spunta spesso quando si parla di scacchi. Qualcuno dice che siamo in India, altri in Cina. C&#8217;\u00e8 chi parla di un principe e chi di un re o di un imperatore. Poco importa. Di certo c&#8217;\u00e8 che il gran signore fu incantato da questa simulazione strategica e promise qualsiasi cosa Sissa, o Sessa, avesse voluto come ricompensa. Cosa chiedere? L&#8217;uomo, da saggio, si accontent\u00f2 di una cosa modesta. Un chicco di grano per la prima casella, due per la seconda, quattro per la terza, otto per la quarta, sedici per quinta, sempre raddoppiando fino alla sessantaquattresima casella. Il re rise. Il giorno dopo i matematici interpellati dissero che non sarebbero bastati i raccolti di tutto il regno per ottocento anni.<br \/>\nNe sono passati solo venti, invece, da quando Paolo Maurensig pubblic\u00f2 per Adelphi La variante di L\u00fcneburg, un romanzo che nel 1993 scal\u00f2 in fretta le classifiche. Gli scacchi come potere, come destino, come scommessa disumana, come le vite che il comandante del campo di concentramento nazista di Bergen Belsen mette in gioco nella partita infinita contro l&#8217;ebreo Tabori. La scacchiera come la tavola del mondo, dove ognuno svolge il proprio gioco e si presenta agli altri con il proprio stile e ogni stile \u00e8 lo sguardo con cui ognuno di noi affronta la vita. \u00abCome ben sapete, Al\u00ebchin sosteneva che gli scacchi sono un&#8217;arte, mentre Capablanca li vedeva come pura tecnica; per Lasker, invece, gli scacchi significavano lotta\u00bb.<br \/>\nGli uomini invecchiano cercando la mossa giusta, si spostano sperando di andare a donna come prevedibili pedoni, i potenti quando temono di perdere tutto si arroccano o c&#8217;\u00e8 chi preferisce isolarsi nella pace statica del cavallo eterno, c&#8217;\u00e8 chi forza e chi sacrifica, chi raddoppia le torri e chi si accontenta dello stallo o chi da buon riformista sa quando \u00e8 il caso di prevedere uno Zwischenzug. Per questo Maurensig \u00e8 tornato a raccontare una storia che ha come trama una sfida di scacchi. \u00c8 la sfida tra un parroco di un paesino vicino a Bolzano e un anziano signore, che ogni settimana passa quando c&#8217;\u00e8 il mercato, troppo bravo per essere solo un dilettante. Lo straniero infatti si chiama Daniel Harrwitz. Per chi conosce la storia degli scacchi non \u00e8 un nome qualsiasi. \u00c8 il commerciante tedesco che gir\u00f2 mezza Europa ottocentesca con l&#8217;arroganza e la sfida di chi sa che non trover\u00e0 qualcuno alla sua altezza. Tanto da prendere il vezzo di dare ai propri avversari un pezzo di vantaggio. Harrwitz era come un pistolero ansioso di capire chi fosse il migliore. Qualcuno di livello lo trov\u00f2, ma a nessuno risparmi\u00f2 il suo sarcasmo. Il povero parroco della storia di Maurensig fu solo la sua vittima finale. L&#8217;ultima traversa (Barbera editore, pagg. 96, euro 7,90) racconta, come spesso accade sulla scacchiera, la sfida con l&#8217;infinito, la miseria del nostro orgoglio, quel pesante fardello di dover fare prima o poi i conti con un limite che chiamiamo morte, la vanit\u00e0 delle passioni, del vivere, nell&#8217;arrampicarci su scale senza fine, nell&#8217;essere caduti in un enigma senza soluzioni.<br \/>\nNoi muoviamo gli scacchi, e un&#8217;altra mano muove noi e cos\u00ec di mano in mano. \u00c8 una poesia di Borges, giusto? \u00abMa anche il giocatore \u00e8 prigioniero\/ (Omar afferma) di un&#8217;altra scacchiera\/ di nere notti e di bianche giornate\u00bb. \u00c8 La scacchiera \u00e8 quella dove Lewis Carroll muove Alice in Attraverso lo specchio. Alice pedone bianco che dalla casa di partenza raggiunge l&#8217;ottava traversa, diventa regina e vince la partita. \u00c8 la Novella degli scacchi, l&#8217;ultimo racconto scritto da Stefan Zweig prima del suicidio. \u00c8 la nemesi del vecchio Sud che Faulkner cerca in Gambetto di cavallo. \u00c8 la storia del Re degli scacchi, raccontata da Acheng. La partita per la sopravvivenza di Wang Yisheng che per non impazzire nei campi di lavoro maoisti continua a pensare e giocare un&#8217;immaginaria partita contro la rivoluzione culturale. \u00c8 la pazzia che Nabokov narra in La difesa di Luzin, personaggio imbrigliato in una rete di ripetizioni ossessive, come se l&#8217;immobilit\u00e0 del tempo ti costringesse a rivivere sempre la stessa giornata.<br \/>\nEd \u00e8 la stessa che si abbatte sui grandi campioni. Morphy smise di giocare a ventidue anni per finire la vita come un pazzo diamante. Steinitz cadeva in stati allucinatori che lo portavano a sfidare Dio, concedendogli il vantaggio di un pedone e della prima mossa. La fuga dal mondo di Bobby Fischer dopo la vittoria a Reykjav\u00edk su Spasskij, in quella partita che appare come un simbolo della Guerra Fredda, tanto da interessare e preoccupare Kissinger. Epopea pari soltanto a quella tra il comunista ortodosso Karpov e il dissidente Kasparov, dove i due stili di gioco sono l&#8217;emblema dell&#8217;eterna lotta tra i caratteri della nazione russa. Fabio Stassi, con uno splendido romanzo pubblicato da Minimum Fax, La rivincita di Capablanca, ci ha riportato qualche anno fa nella Buenos Aires degli anni &#8217;20. \u00c8 la storia di un&#8217;amicizia tradita, quella tra il cubano Capablanca e Aleksandr Aljechin, l&#8217;uomo fuggito dalla rivoluzione d&#8217;Ottobre e approdato alla corte dei gerarchi nazisti. Disse il russo: \u00abNon so come potr\u00f2 vincere sei partite con Capablanca ma non so nemmeno come potr\u00e0 farlo lui\u00bb.<br \/>\nVinse Aljechin e non concesse mai la rivincita a Capablanca, che sub\u00ec l&#8217;offesa di una seconda occasione sempre rinviata, come spesso la vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quante sono le storie che si possono raccontare su una scacchiera? Due alla sessantaquattresima meno uno, ossia: 18.446.744.073.709.551.615. S\u00ec, il riferimento \u00e8 pi\u00f9 letterario che matematico, ma in fondo \u00e8 bello pensare che le storie siano come i chicchi di grano di quell&#8217;antica leggenda che racconta la sagacia esponenziale dell&#8217;inventore del gioco di re, regine, cavalli, torri, alfieri e pedoni. Si chiamava Lahur Sissa o Sessa, certe voci si perdono o tramutano nel passaparola dei secoli. La storia probabilmente la conoscete, spunta spesso quando si parla di scacchi. Qualcuno dice che siamo in India, altri in Cina. C&#8217;\u00e8 chi parla [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2013\/05\/14\/la-variante-di-maurensig\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":997,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[5434],"tags":[29866,29862,29867,29868,29869,29861,29865,29870,29863,29864],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/users\/997"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":235,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234\/revisions\/235"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}