{"id":250,"date":"2013-05-17T20:31:02","date_gmt":"2013-05-17T18:31:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=250"},"modified":"2013-05-18T17:19:40","modified_gmt":"2013-05-18T15:19:40","slug":"la-maledizione-di-guttmann-ha-una-data-di-scadenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2013\/05\/17\/la-maledizione-di-guttmann-ha-una-data-di-scadenza\/","title":{"rendered":"La maledizione di Guttmann ha la data di scadenza"},"content":{"rendered":"<p>Non fateli arrabbiare, non si sa mai. Ci sono tipi che senza neppure accorgersene sacramentano in un momento di rancore profondo e assoluto, e buttano una di quelle maledizioni vietate perfino nella saga di Harry Potter.\u00a0 Se questo accade quando c&#8217;\u00e8 di mezzo una palla quell&#8217;anatema non te le togli pi\u00f9 di dosso. E dal destino.<\/p>\n<p>La maledizione del bambino dur\u00f2 86 anni, dal 1918 al 2004. La conoscete. I Red Sox vendono <a title=\"La pagina ufficiale di Babe Ruth\" href=\"http:\/\/www.baberuth.com\/\">Babe Ruth<\/a> ai New York Yankess e su di loro cade il buio. Prima tante vittorie e cinque titoli mondiali, poi pi\u00f9 nulla.\u00a0 Bisogna aspettare il nuovo secolo per smacchiare l&#8217;anatema. Quando scade una maledizione? E&#8217; quello che continuano a chiedersi i tifosi del Benfica. E&#8217; da 51 anni che la squadra portoghese non\u00a0vince la Coppa dei Campioni. Ma la vera disgrazia \u00e8 aver perso dal 1962 sette finali: Milan (1963), Inter (1965), Manchester United (1968), Anderlecht (1983), Psv (1988), Milan (1990),\u00a0 Chelsea (2013). Devono passare cento anni e questo \u00e8 il motivo.<\/p>\n<p><a title=\"Una mail al giorno. Rai sport\" href=\"http:\/\/www.raisport.rai.it\/dl\/raisport\/Articoli\/ContentItem-fb44f0c2-775f-4148-8cc7-a99355e05e00.html\">B\u00e9la Guttmann<\/a> \u00e8 un personaggio straordinario, uno di quelli che potresti passare una vita a raccontarlo. E&#8217; ungherese, ebreo, un centromediano con l&#8217;ossessione dell&#8217;eleganza, un vecchio Pirlo, e con un carattere per nulla facile. Quando a Budapest arriv\u00f2 al potere Mikl\u00f2s Horthy e per gli ebrei\u00a0cominci\u00f2 a tirare brutta aria, lui si trafer\u00ec a Vienna,\u00a0\u00a0e nel contratto con l&#8217;Hakoah<em>\u00a0<\/em>fece aggiungere una clausola: giocare sempre con una maglietta di seta. Quella dopotutto era una squadra di lusso. Nel 1923, con Guttmann a disegnare geometrie invisibili, fece capire agli inglesi che non basta inventare il calcio per essere imbattibili. L&#8217;Hakoah and\u00f2 a Londra e vinse cinque a zero contro il West Ham. Era la prima volta che gli inglesi perdevano in casa. Ed \u00e8 un po&#8217; come far perdere agli dei la sicurezza dell&#8217;immortalit\u00e0. Lo Sport Club<a title=\"Simone Perotti.\" href=\"http:\/\/simonepierotti.blogspot.it\/2012\/01\/sport-e-olocausto-la-storia-dellhakoah.html\"> Hakoah<\/a> di Vienna giocava in biancazzurro e con\u00a0la stella di David sulla casacca. Tra i suoi tifosi c&#8217;era uno scrittore di Praga, Franz Kafka. Una squadra che andava in giro per il mondo a profetizzare il football e a raccogliere fondi per la terra promessa. Nel 1926 si presentano a New York, dove il soccer suona parecchio strano. Li fanno giocare al <a title=\"Polo Grounds\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Polo_Grounds\">Polo Grounds<\/a>, dove gli americani andavano per vedere il baseball o gli incontri di boxe. E&#8217; qui che nel &#8217;23 combatterono Jack Dempsey e Luis Angel Firpo. E&#8217; qui che gente come Joe Louis, Rocky Marciano, Sugar Ray Robinson e Floyd Patterson sono diventati leggenda. Quanti spettatori andarono per vedere il calcio? Tanti. Quarantaseimila, un record che dur\u00f2 per 51 anni. Tutti l\u00ec per vedere questa strana nuova cosa che sbarcava dall&#8217;Europa e anche per aiutare la causa, degli ebrei. Peccato che non abbiano capito molto. Guttmann la racconta cos\u00ec: &#8220;Quando abbiamo disputato la nostra prima partita a New York gli spettatori conoscevano cos\u00ec male il calcio da confonderlo col football americano. I gol segnati li lasciavano completamente freddi, ma i tiri forti che uscivano ben alti dietro la porta erano presi per i punti del rugby e suscitavano uragani di applausi. Capita l&#8217;antifona cominciammo a tirare il pi\u00f9 in alto possibile&#8221;.<\/p>\n<p>Visto che stavano a New York qualcuno, tra cui il nostro centromediano, pens\u00f2 di restare. E fondarono la Hakoah All-Stars. Nel frattempo Guttmann pens\u00f2 bene di investire gran parte dei suoi soldi in borsa. Era il 1929. Si rovin\u00f2. Qualche anno dopo torn\u00f2 in Austria, per chiudere la sua carriera da calciatore. E qui comincia l&#8217;allenatore. Nel 1938 \u00e8 in Austria alla guida proprio del Hakoah, solo che c&#8217;\u00e8 anche Hitler. Anschluss. Austria e Germania una sola nazione. Non c&#8217;\u00e8 spazio per gli ebrei. Guttmann si rifugia in Ungheria, ma anche l\u00ec non c&#8217;\u00e8 futuro. Non si sa bene dove abbia passato gli anni della guerra, forse in Svizzera. A tutti lui comunque rispondeva: &#8220;Dio mi ha aiutato&#8221;. Finisce la guerra e quest&#8217;uomo \u00e8 ovunque, o ovunque inventa gioco, vittorie e campioni. In Ungheria allena l&#8217;Honv\u00e9d e tra i suoi giocatori c&#8217;\u00e8 <a title=\"Puskas\" href=\"http:\/\/www.storiedicalcio.altervista.org\/ferenc_puskas.html\">Pusk\u00e0s<\/a>. C&#8217;\u00e8 la nazionale, ma la lascia perch\u00e9 litiga con il suo giocatore migliore. Nel &#8217;49 arriva in Italia, Padova e Triestina. Poi va in Argentina dove lancia Humberto Maschio. Torna in Italia e allena il Milan del Gre-No-Li, c&#8217;\u00e8 anche Schiaffino e un giovane terzino, Cesare Maldini. Lascia il Milan e prende il Lanerossi Vicenza. Poi salto in Brasile, qui allena il San Paolo e s&#8217;inventa un nuovo sistema di gioco, il 4-2-4. E&#8217; il modulo a cui si ispira la nazionale brasiliana di Vicente Feola per vincere il primo mondiale. Sempre in viaggio, tra l&#8217;Europa e le americhe. E&#8217; il 1959 e qui comincia la storia della maledizione.<\/p>\n<p>Portogallo. Benfica. Qui Guttmann vince tutto, scudetti e coppe dei campioni. L&#8217;architettura della sua squadra poggia su quattro giocatori delle colonie: l&#8217;attaccante Jos\u00e9 Aguas, il portiere Costa Pereira e due centrocampisti Joaquim Santana e Mario Coluna. Poi scopre un ragazzo del Monzambico, il pi\u00f9 forte che il Portogallo abbia mai avuto, Eusebio. E&#8217; con lui che vince la seconda coppa dei campioni. In semifinale contro il Tottenham e poi la finale contro il Real Madrid di Pusk\u00e0s e Di Stefano. Il primo tempo finisce con il Real in vantaggio per tre a due. Guttmann negli spogliatoi sentenzia: &#8220;La partita \u00e8 vinta. Loro sono morti&#8221;. Finisce 5 a 3 per il Benfica con doppietta di Eusebio. Ma qui tra l&#8217;allenatore e il club si rompe tutto. Questione di soldi. Guttmann chiede un premio per la vittoria, i dirigenti rispondono che non \u00e8 previsto dal contratto. Se ne va sbattendo la porta e sacramentando. La maledizione: &#8220;Da qui a cento anni nessuna squadra portoghese sar\u00e0 due volte campione d&#8217;Europa ed il Benfica senza di me non vincer\u00e0 mai una Coppa dei Campioni&#8221;.<\/p>\n<p>Pensate solo alle prime due sconfitte, quelle degli anni &#8217;60 con Milan e Inter. Contro Rivera, Sani e Altafini i portoghesi giocano pi\u00f9 di un tempo in dieci. Si fa male <a title=\"L'infortunato\" href=\"mario coluna\">M\u00e1rio Coluna<\/a>, il regista, chiamato O Monstro Sagrado, il mostro sacro. Non c&#8217;erano sostituzioni. L&#8217;avventura del Benfica finisce a pochi minuti dalla fine del primo tempo. Passano due anni e tocca all&#8217;Inter. La grande Inter di Herrera aveva vinto l&#8217;anno prima contro il Real Madrid. Questa la gioca in casa, a San Siro, su un campo di pioggia e fanghiglia. Va quasi peggio. E&#8217; il portiere, Costa Pereira, a riparare negli spogliatoi. In porta fin\u00ec Germano, un terzino.\u00a0 Uno a zero, gol di Jair. Il solo contatto con il Benfica cost\u00f2 all&#8217;Inter quarantacinque anni di lacrime e illusioni. Come antitodo contro il malocchio serviva un lusitano in panchina, uno speciale, uno molto simile a quel genio antipatico di B\u00e9la Guttmann.\u00a0 Jos\u00e8 Mourinho, naturalmente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non fateli arrabbiare, non si sa mai. Ci sono tipi che senza neppure accorgersene sacramentano in un momento di rancore profondo e assoluto, e buttano una di quelle maledizioni vietate perfino nella saga di Harry Potter.\u00a0 Se questo accade quando c&#8217;\u00e8 di mezzo una palla quell&#8217;anatema non te le togli pi\u00f9 di dosso. E dal destino. La maledizione del bambino dur\u00f2 86 anni, dal 1918 al 2004. La conoscete. I Red Sox vendono Babe Ruth ai New York Yankess e su di loro cade il buio. Prima tante vittorie e cinque titoli mondiali, poi pi\u00f9 nulla.\u00a0 Bisogna aspettare il nuovo [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2013\/05\/17\/la-maledizione-di-guttmann-ha-una-data-di-scadenza\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":997,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1,7576],"tags":[29921,29917,29915,29920,29922,29916,764,29919,29923,7603],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/250"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/users\/997"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=250"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/250\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":263,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/250\/revisions\/263"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=250"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=250"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=250"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}