{"id":253,"date":"2013-05-17T00:03:00","date_gmt":"2013-05-16T22:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=253"},"modified":"2013-05-17T00:03:00","modified_gmt":"2013-05-16T22:03:00","slug":"quanti-anni-ci-vogliono-per-costruire-una-guerra-civile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2013\/05\/17\/quanti-anni-ci-vogliono-per-costruire-una-guerra-civile\/","title":{"rendered":"Quanti anni ci vogliono per costruire una guerra civile?"},"content":{"rendered":"<p>Quanti anni ci vogliono per costruire una guerra civile? Meno di dieci anni, andando a braccio. \u00c8 quello che pensi in una sera come questo, mentre a pochi passi da casa tua si sentono i colpi sulla racchetta che arrivano dal Foro Italico, con gli spettatori che interrompono il silenzio sul 15, sul 30 o sul l&#8217;ultimo vantaggio. Sembrano tanti quest&#8217;anno gli spettatori. Forse \u00e8 l&#8217;abitudine o forse la crisi colpisce dove pi\u00f9 folto \u00e8 il gruppo.<br \/>\nSolo che la recessione \u00e8 solo uno degli ingredienti della bomba. Poi c&#8217;\u00e8 la paura. Poi c&#8217;\u00e8 quell&#8217;orizzonte troppo miope, che non solo non ti fa vedere il futuro, ma ti fa pensare che dopotutto non esiste. Quindi arrivano le parole e quelle ci sono da tanti anni, parole, parole, che prima restavano sull&#8217;altare dei giornali, poi rimbalzavano assordanti nella cripta tv delle anime morte, e poi tornavano come spot di frasi fatte e ora scorrono velocissime sulla rete e come particelle alimentari acquistano massa e odio nel loro viaggio, si appesantiscono, rallentano e si acquartierano in pozzanghere sempre pi\u00f9 grandi, fangose, come sassi. Mancano ancora un paio di ingredienti. Ci vuole una classe dirigente che in pi\u00f9 cominciano a sentire come illegittima, perch\u00e9 non vede, non sa, non si rende conto e si nutre dell&#8217;incoscienza di una multitudine naturalmente in ordine sparso di piccoli e grandi egoisti, in quanto tali convinti della loro sagacia nel controllare e manipolare il prossimo e totalmente incoscienti. Non stanno mica tutti nel Palazzo. Stanno ovunque, nei dintorni e nel sottobosco, a tiro di naso dal potere centrale o nascosti nelle periferie, dove si aprono i rubinetti delle clientele e gi\u00f9 in valle fin dove arrivano gli ultimi rivoli. E questi egoisti sono tanti, davvero tanti. Ultimi e fatali arrivano i predicatori con il loro gregge di intolleranti. La miccia \u00e8 sempre l&#8217;ideologia. Si \u00e8 condensata anno dopo anno. \u00c8 diventata visibile nel 2008 all&#8217;inizio della crisi, data che coincide anche con l&#8217;ultima vittoria elettorale di Berlusconi, sofferta dai suoi avversari politici e perfino dai suoi alleati come un ennesimo scherzo del destino. Quando poi l&#8217;uomo \u00e8 risorto dalle macerie del suo governo gli italiani si muovono come mosche nel bicchiere.<br \/>\nOra stanno accadendo cose evidenti. Per esempio la Tav non \u00e8 pi\u00f9 una questione reale, pragmatica. Non \u00e8 un dissenso pratico, come mettere una cosa qui o l\u00e0, dove c&#8217;\u00e8 chi \u00e8 d&#8217;accordo, chi vorrebbe spostarla pi\u00f9 in l\u00e0, chi non la vuole tra i piedi, chi perde la pazienza e comincia a prenderla a calci, ma non si sogna di dargli un significato esistenziale. La Tav \u00e8 definitivamente un simbolo, una bandiera per la quale vivere o morire. Ed \u00e8 su queste cose diventate immateriali che la gente comincia a scannarsi, perde lucidit\u00e0. Poi accede che quelli che discutono del Tav e di altri miriadi di questioni si vedono come umanit\u00e0 inconciliabili, due popoli diversi, incompatibili, tanto che se si guardano negli occhi non si riconoscono, non si appartengono. Questa distanza cresce, tanto da far dire: ma se lo cancello non \u00e8 peccato. Stiamo creando una cultura dell&#8217;intolleranza, che evolve verso la disumanizzazione di quel l&#8217;altro che ti sta di fronte. Se tutto questo non bastasse gli uomini che rappresentano le istituzioni stanno gettando la maschera, stanchi di mantenere una parvenza super partes.<br \/>\nNon sei l&#8217;unico che si rende conto di queste cose, ma il rumore degli intolleranti non ti fa sentire quelli sentono e vedono quello che stai vedendo e sentendo tu. \u00c8 in questa solitudine che temi che ormai sia troppo tardi, che la forza che spinge la storia e il destino verso lo scontro \u00e8 irreversibile e si trova a un sospiro dalla linea del non ritorno, dal punto di fuga. Allora ti siedi sul divano e ti chiedi da quale parte dello schianto sarai.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quanti anni ci vogliono per costruire una guerra civile? Meno di dieci anni, andando a braccio. \u00c8 quello che pensi in una sera come questo, mentre a pochi passi da casa tua si sentono i colpi sulla racchetta che arrivano dal Foro Italico, con gli spettatori che interrompono il silenzio sul 15, sul 30 o sul l&#8217;ultimo vantaggio. Sembrano tanti quest&#8217;anno gli spettatori. Forse \u00e8 l&#8217;abitudine o forse la crisi colpisce dove pi\u00f9 folto \u00e8 il gruppo. Solo che la recessione \u00e8 solo uno degli ingredienti della bomba. Poi c&#8217;\u00e8 la paura. 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