{"id":302,"date":"2013-06-05T02:31:04","date_gmt":"2013-06-05T00:31:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=302"},"modified":"2013-06-06T17:28:09","modified_gmt":"2013-06-06T15:28:09","slug":"il-dovere-di-drogo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2013\/06\/05\/il-dovere-di-drogo\/","title":{"rendered":"Il dovere di Drogo"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Verdana;font-size: x-small\">\u00abIo sono sempre stato un tipo zelante e scrupoloso. se in una giornata riesco a realizzare bene un lavoro sto meglio, persino fisicamente, provo una specie di liberazione. Mi definirei un doverista\u00bb. Non lasciatevi ingannare. L\u2019uomo con il cappotto grigio spinato, elegante, con il collo della camicia alto e la cravatta nera che cammina quasi distratto per via Solferino, seguendo la linea dei binari del tram, non \u00e8 di questo mondo. A qualcuno sembra di riconoscerlo, forse per il vago accento veneto o per il naso lungo e dritto, per i capelli corti da ufficiale di marina. \u00c8<a title=\"intervista Buzzati\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ShEHDL-y5Uk\"> Dino Buzzati<\/a> e notoriamente \u00e8 morto. Ma non \u00e8 questo il problema. Qui, in queste pagine, si parla di lui per tutta un\u2019altra storia. Ti chiedi, ogni tanto, dove sono andati a finire quelli come lui. Qualche volta li intravedi per strada, come in una fotografia in bianco e nero, o ricevi una telefonata da quel tuo caro amico che riconosci, in fondo, come figlio legittimo di quella razza. Nulla di strano, nulla di eccezionale. Non sono supereroi e neppure naufraghi famosi. Nessuno di loro conquisterebbe un castello auditel in quel posto che \u00e8 ormai la prova ontologica dell\u2019esistenza di s\u00e9 e degli altri. Bastarda tv, ti resta da dire. Dino Buzzati, reporter, cronista, estensore di notizie, corrispondente di guerra, inviato speciale, critico di cinema, teatro, arte, opera lirica, responsabile di una terza pagina da gran salotto lombardo, pittore, visionario, graffitaro, vice-direttore della Domenica del Corriere, austero, metodico, preciso, alpinista non solo della domenica, con certe zone d\u2019ombra nella mente e piccole deviazioni del cuore, capace di innamorarsi di una <a title=\"Un'amore\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=trwPKqp3sig\" target=\"_blank\">ballerina puttana<\/a> e cocainomane e di raccontare questo amore a tutti, ma soprattutto a se stesso. Certo, scusate, anche Buzzati narratore, scrittore, con quei racconti da veggente e la paura della morte e della malattia. Buzzati \u00e8 tutto questo ed \u00e8 un\u2019idea di borghese, proprio borghese con tutti i crismi che questa parola, questa identit\u00e0, sputtanata e crocefissa si porta dietro. Borghese nei modi, in quel modo di scrivere e parlare cos\u00ec garbato, nel senso della misura, nel metodo e nel pensiero, nel frequentare certi amici che bene o male si riconoscono la sera in un\u2019idea di mondo in cui fortuna e caso, Dio e coscienza, ricchezza e amore, patria e famiglia, uomo e donna, sapere ed esperienza, casa e viaggio, silenzio e parole, bellezza e intelligenza, dovere e talento hanno, con sfumature individuali, pi\u00f9 o meno la stessa dignit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana;font-size: x-small\">Morto? No. Quell\u2019uomo si \u00e8 solo defilato per un paio di stagioni. \u00e8 una questione di educazione, o una mezza malattia. Quando tutti si accalcano, sgomitano, ti passano avanti con lo sguardo convinto di chi dice: \u201cconosco qualcuno l\u00ec davanti che non ama aspettare\u201d, lui, il borghese per istinto, si ritira contro il muro, si mette a sedere e attende con dignitosa rassegnazione che il caos si calmi. Non scusa nessuno, anzi \u00e8 anche rabbuiato per questo sfoggio di menefreghismo, monta il disprezzo, ma sa anche che ci sar\u00e0 un momento critico in cui la massa mostrer\u00e0 tutta la sua inconsistenza e allora gli uomini torneranno a parlare. La vita \u00e8 una maratona, alla lunga la tenacia, l\u2019educazione alla fatica, la resistenza, i nervi, l\u2019orgoglio saranno indispensabili, chi non ce la fa si ferma e strabuzza gli occhi. Cade. Rinuncia. Neppure le conoscenze giuste serviranno. \u00c8 quasi il momento di dirlo ora. Il tempo di Buzzati \u00e8 tornato. Te ne accorgi quando parli con quel giovane collega di lavoro che tutti i santi giorni arriva con una manciata di idee, alcune buone altre sorprendenti. Lo vedi quando come un ladro, vergognandosi, archivia le notizie scovate su un quotidiano americano. Sai che le metter\u00e0 da parte per tempi migliori, quando quelle notizie oggi povere per il mercato dell\u2019informazione aumenteranno di prezzo, perch\u00e9 il segreto \u00e8 questo, tirarle fuori al momento giusto. Te ne accorgi, di questo tempo che ritorna, nella sana consapevolezza di un capo redattore centrale che fa tutto quello che si deve fare senza aspettarsi nulla dall\u2019alto. E sorride alla sua buffa sorte, se il successo arriva non sar\u00e0 solo e soprattutto per il suo lavoro, ma per un capriccio degli dei, esseri volubili e lontani che qualche volta premiano anche il lavoro. Te ne accorgi nello sguardo di una ragazza che ha smesso di maledirsi e ora si ama un po\u2019 di pi\u00f9 e non naviga alla ricerca dell\u2019oblio, ma fa rotta verso quegli obiettivi che la sua intelligenza lucida, da istinto animale magico e imprevedibile, traccia ora senza pi\u00f9 paura e i fantasmi del passato. Te ne accorgi nel coraggio di una madre che non usa i suoi figli, magari due gemelline inaspettate, per fuggire dai suoi doveri di lavoro, donna che riesce in questi tempi di giustificazioni a essere madre senza sentirsi dimezzata.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana;font-size: x-small\">Ora la borghesia sa che Buzzati non \u00e8 solo un\u2019eccezione, ma un esempio, uno dei tanti, da raccontare con orgoglio. Quasi una parola magica. Quando vedi i processi da bar di Porta a Porta: Buzzati. Quando le bandiere della pace svendute nei mercatini equi e solidali della multinazionale no global sventolano alla finestra: Buzzati. Quando ti dicono che l\u2019Italia del debito pubblico va fatta pagare solo agli artigiani e ai commercianti, ma non ai bidelli e ai professori con permesso sindacale: Buzzati. Quando il lavoro \u00e8 solo un diritto e mai un dovere: Buzzati. Quando le intercettazioni dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria sono un pettegolezzo: Buzzati. Quando la stagista in carriera ti chiede di ritirare la sua firma perch\u00e9 le hai cambiato una virgola nel pezzo tu puoi dirgli: Buzzati. Come un\u2019invocazione, come un esorcismo. Buzzati, scrittore di fama, che al processo di Rita Forte, sta sotto la pioggia con gli altri cronisti ed un taccuino in mano a raccogliere le voci dei parenti, con il risvolto dei pantaloni in ordine e la pazienza di chi fa il suo lavoro sempre allo stesso modo, su una nave da guerra, in un bar di provincia o alle Olimpiadi di Tokyo. Buzzati, quello fotografato da Gaetano Afeltra all\u2019alba del 16 luglio \u201947. \u00abMottola mi inform\u00f2 verso mezzanotte della tragedia di <a title=\"albenga\" href=\"http:\/\/gojc.free.fr\/csc\/19470717.htm\">Albenga<\/a>, dove una motobarca con ottantadue piccoli ospiti di una colonia milanese era caduta a picco a poca distanza dalla riva: quarantatr\u00e8 bambini erano annegati insieme con le maestre. Pensai subito a Buzzati, che era l\u00ec a portata di mano e ignaro di tutto sorbiva tranquillamente il suo caff\u00e8. Mi avvicinai a lui e frettolosamente gli dissi: \u201cSbrigati Dino, devi partire per Albenga\u201d. Gli spiegai quello che era successo. Dino non voleva andare. \u201cNon fare storie \u2013 replicai \u2013 questo \u00e8 un servizio per te\u201d. Lo convinsi. Part\u00ec all\u2019istante, senza nemmeno passare da casa. Avremmo provveduto noi a mandargli quello che gli sarebbe servito. \u201cMa almeno la macchina da scrivere\u201d. \u201cStanotte scrivi a mano\u201d. Scrisse in auto su un quaderno a righe che aveva appena comprato in una tabaccheria a quell\u2019ora aperta, perch\u00e9 quella notte tutta Albenga era nelle strade. Il servizio cominciava cos\u00ec: \u201cI quarantatr\u00e8 bambini dormono, distesi fianco a fianco, assolutamente inverosimili\u201d\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;font-size: x-small\">\u00a0<\/span><strong><span style=\"color: #3a8ca2;font-family: Verdana;font-size: x-small\">L\u2019etica del tenente Drogo<\/span><\/strong><span style=\"font-family: Verdana;font-size: x-small\"><br \/>\n\u00abNominato ufficiale, Giovanni Drogo part\u00ec una mattina di settembre dalla citt\u00e0 per raggiungere la fortezza Bastiani, sua prima destinazione\u00bb. \u00c8 l\u2019inizio del <a title=\"tartari\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=0MDRetgAYU0\">Deserto dei tartari<\/a><\/span><span style=\"font-family: Verdana;font-size: x-small\"><a title=\"tartari\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=0MDRetgAYU0\">.<\/a> Qui c\u2019\u00e8 tutta la morale di Buzzati. \u00abL\u2019idea del romanzo mi \u00e8 venuta quando ero in redazione al Corriere della Sera. Per un certo periodo, tra il 1933 e il \u201938, ci ho lavorato di notte, un lavoro di ruotine. Accanto a me c\u2019erano colleghi della mia stessa et\u00e0, ma la maggior parte erano pi\u00f9 vecchi di me. Alcuni erano gi\u00e0 molto anziani. Tutti da giovani avevano sperato di poter fare qualcosa di pi\u00f9 brillante, di fare gli inviati speciali per esempio, cio\u00e8 di fare grandi reportages, di viaggiare per il mondo, eccetera. E poi a poco a poco si erano fossilizzati l\u00ec, nella redazione, rinunciando progressivamente alle loro speranze. E questa grande occasione in cui ognuno di loro aveva sperato si era fatta sempre pi\u00f9 lontana e improbabile e si era perduta del tutto. Questa monotonia del lavoro mi ha fatto venire in mente di scrivere una storia in cui venisse riassunto il destino dell\u2019uomo medio, dell\u2019uomo che spera in questa grande occasione, che fa di tutto per farla venire, e questa occasione appare, sembra che stia per realizzarsi e poi scompare e se ne va via\u00bb. Accettare questo senza rinunciare mai del tutto a sperare \u00e8 la pi\u00f9 grande forma di coraggio. La speranza \u00e8 un investimento senza alcuna sicurezza. Non \u00e8 garantita la vittoria e alla fine, forse, anche la vittoria non conta nulla. Ma nella fortezza Bastiani nessuno si ritira, nessuno lascia il suo posto, nessuno pretende dal governo, come diritto inalienabile, che i tartari arrivino davvero. Non \u00e8 rassegnazione, ma neppure rivoluzione. \u00c8 semplicemente vita. La forza del tenente Drogo e dei suoi soldati \u00e8 nell\u2019uomo che rinuncia al superuomo, senza rinunciare alla dignit\u00e0 della sua condizione. \u00c8 accettare un limite, senza disperare. Drogo non ha la stessa presunzione di chi rivendica il paradiso in terra. Quello che verr\u00e0 dall\u2019aver fatto il proprio dovere non \u00e8 il paradiso, non \u00e8 l\u2019utopia, ma ti mette al riparo dal terrore e dal sangue. Il disastro arriva quando l\u2019uomo non fa il suo dovere ed allora \u00e8 l\u2019apocalisse, quella che Buzzati tratteggia in poche righe quando racconta la tragedia del Vajont: \u00abUn sasso \u00e8 caduto in un bicchiere colmo d\u2019acqua e l\u2019acqua \u00e8 traboccata sulla tovaglia. Tutto qui. Solo che il bicchiere era alto centinaia di metri e il sasso era grande come una montagna e di sotto, sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Verdana;font-size: x-small\">Non serve rivendicare una patente di destra per il tenente Drogo. L\u2019ufficiale, come Buzzati, trovava inutili le etichette ideologiche. \u00abBuzzati \u2013 raccontava Montanelli \u2013 di politica non parlava mai. Non credo che avesse delle concezioni politiche. Debbo per\u00f2 aggiungere che quest\u2019uomo, questo scrittore, questo giornalista che non si interessava mai di politica aveva poi delle intuizioni straordinarie anche sulla politica. Lo si vide subito dopo la guerra quando scrisse <a title=\"paura alla scala\" href=\"http:\/\/www.lankelot.eu\/letteratura\/buzzati-paura-alla-scala.html\">Paura alla Scala<\/a>. Era veramente l\u2019intuizione di ci\u00f2 che stava per succedere in Italia\u00bb. <a title=\"un amore\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Xu1AWQHUOcY\">Buzzati<\/a> aveva delle roccaforti ideali, alcuni principi su cui costruire una solida visione del mondo: il dovere, il rispetto sacro per la natura, la terra, i monti, l\u2019acqua, l\u2019aria, il fuoco e un\u2019idea della realt\u00e0 indefinita, come se il tutto non si limitasse al qui e adesso, ma avesse qualcosa di vago, fantasmi, voci, mondi diversi che si incrociano in una dimensione quantica, dove il limite tra fisica e metafisica varia tra lo zero e l\u2019infinito. \u00abIo sono un uomo ormai vecchio che ha trascorso la propria vita cercando di capire quello che gli accadeva intorno, quello che gli accadeva dentro. Non mi sono mai dato arie da superuomo. Non ho mai fatto cose eccezionali. Poich\u00e9 dovevo guadagnarmi il pane quotidiano, ho scelto la professione del giornalista perch\u00e9 mi \u00e8 sembrata la pi\u00f9 adatta ai miei mezzi. Intanto, cammin facendo, ho cercato, con la penna e poi anche con i pennelli, di raccontare delle storie. Se una sola di esse \u00e8 riuscita, o riuscir\u00e0, a toccarvi il cuore, vuol dire che non ho lavorato inutilmente\u00bb.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abIo sono sempre stato un tipo zelante e scrupoloso. se in una giornata riesco a realizzare bene un lavoro sto meglio, persino fisicamente, provo una specie di liberazione. Mi definirei un doverista\u00bb. Non lasciatevi ingannare. L\u2019uomo con il cappotto grigio spinato, elegante, con il collo della camicia alto e la cravatta nera che cammina quasi distratto per via Solferino, seguendo la linea dei binari del tram, non \u00e8 di questo mondo. 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