{"id":341,"date":"2013-10-19T13:30:08","date_gmt":"2013-10-19T11:30:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=341"},"modified":"2013-12-01T15:47:59","modified_gmt":"2013-12-01T14:47:59","slug":"questo-e-il-tempo-di-giovenale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2013\/10\/19\/questo-e-il-tempo-di-giovenale\/","title":{"rendered":"Questo \u00e8 il tempo di Giovenale"},"content":{"rendered":"<p>E&#8217; tornato a casa, per ritirarsi dal mondo. Vaga, come un fantasma, per le strade di Aquino, rassegnato a non riconoscere pi\u00f9 la sua citt\u00e0. E&#8217; per questo forse che esce solo di sera, appena dopo il tramonto, quando ogni cosa, ogni volto, \u00e8 penombra. E questa luce che sta per diventare buio \u00e8 quanto di pi\u00f9 simile ci sia alla sua anima, alle sue ossessioni, alle paure, a tutto ci\u00f2 che in fondo \u00e8 stato il senso della sua vita. L&#8217;idea di aver sbagliato il tempo. Troppo tardi, fuori dalla gravit\u00e0 dei grandi uomini, sbagliato, non riconosciuto, costretto a sopravviere da mediocre tra i mediocri, senza sentirsi tale, e proprio per questo ridotto a sentirsi profondamente ridicolo.\u00a0 Il suo nome \u00e8 <a title=\"Ernesto Pellecchia, direttore artistico premio Giovenale\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ZYZ3E9WWZfU\"><strong>Decimo Giunio Giovenale<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Seguitelo questo fantasma, scoprirete che non \u00e8 mai stato cos\u00ec attuale, cos\u00ec moderno, potrebbe essere tranquillamente uno di noi, con i suoi vizi, le sue disillusioni, frustrato da un orizzonte senza speranze, imbrigliato da una societ\u00e0 che \u00e8 un regno di burocrazia e immobilismo. Giovenale \u00e8 lo spettro che raccoglie le nostre paure. E&#8217; bastato vedere un manifesto che sta l\u00ec, sui muri di Aquino. <em>Juvenalia<\/em>, decima edizione, 19 e 20 ottobre, con il premio dato a Biagio Santorelli, un volto giovane che probabilmente proprio come Giovenale si star\u00e0 chiedendo se il suo tempo non sia in fondo quello sbagliato, un tempo in ritardo, un tempo senza prospettiva.<\/p>\n<p>Giovenale che guarda al passato, Giovenale il cliens, costretto a fare i conti con il potere, indeciso se inginocchiarsi e sottomettersi. Giovenale che si indigna, che risponde alla corruzione del potere e all&#8217;umiliazione di mangiare gli avanzi delle feste dei ricchi con l&#8217;invettiva, lui emaerginato, fuori casta, invisibile, senza futuro. Giovenale il reazionario, con i rimpianti di un passato perduto, senza figure morali da cui lasciarsi affascinare, ma costretto a sopravvivere nel fango della corruzione, nel cannibalismo dei padri che mangiano i figli, dei vecchi senza dignit\u00e0 voraci nel prendersi perfino gli ultimi avanzi della grande abbuffata, senza lasciare nulla ai posteri. Giovenale che sputa in faccia a Domiziano, ora che finalmente \u00e8 morto, tutto il suo disprezzo. Pu\u00f2 un imperatore riunire il Senato per decidere come va cucinato un pesce, un rombo, che gli \u00e8 stato appena regalato? Certo che pu\u00f2, lo fa ancora adesso, in quell&#8217;impero burocratico che \u00e8 l&#8217;Europa.<\/p>\n<p>Quest&#8217;uomo \u00e8 un moralista. Non ci sono dubbi. Ma lo \u00e8 perch\u00e9 esasperato, perch\u00e9 non ce la fa pi\u00f9, perch\u00e9 \u00e8 stanco, perch\u00e9 suo padre gli ha dato un&#8217;educazione per navigare in questi tempi senza fortuna. E&#8217; quello che scrive nella quattordicesima satira del libro quinto, quando rimpiange un tempo dove la dignit\u00e0 non era un peso, dove la cultura non era un marchio d&#8217;infamia, dove non si veniva derisi se non si sapeva stare al gioco delle clientele. Ora che contano solo i soldi: &#8220;Nessuno ti chiede da dove viene il denaro, purch\u00e9 tu ne abbia&#8221;.<\/p>\n<p>Giovenale odia Roma, odia questa cloaca di masse che strisicano all&#8217;ombra del potere. E lui si sente un viandante con le tasche vuote sotto il naso dei ladri. Ma cosa ancora si pu\u00f2 rubare a chi \u00e8 gia povero? Questo \u00e8 l&#8217;uomo a cui Gadda per tutta la sua vita si \u00e8 sentito pi\u00f9 vicino. L&#8217;etica del <em>Pasticciaccio<\/em> \u00e8 nelle satire di un aquinate vissuto in una Roma senza Mecenate.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un tipo simpatico. E&#8217; diventato troppo presto un vecchio rancoroso. E&#8217; greve, qualcuno dice ottuso, fastidioso quando non riconosce la parit\u00e0 dei sessi o quando si lamenta dei troppi omosessuali, ormai un gruppo di pressione troppo potente, troppo diffuso, troppo protetto. Giovenale forse omosessuale senza coraggio. Non verr\u00e0 mai perdonato per questo.<\/p>\n<p>Non verr\u00e0 perdonato per la sua misogenia. Per quelle femmine che non sono pi\u00f9 matrone. Anche se lui ti direbbe che non \u00e8 vero. Non odia tutte le donne. Solo le nobili puttane. La loro arroganza, la loro crudelt\u00e0, i loro pettegolezzi, il lusso, la perfidia, la voglia di arrivare al potere senza scrupoli, pronte a scannarsi tra di loro pur di sentirsi al centro dell&#8217;impero. Donne senza dignit\u00e0. Donne che bevono quanto e pi\u00f9 dei peggiori ubriaconi. &#8220;Di che pi\u00f9 si cura la passione dei sensi eccitata dal vino? Non sa pi\u00f9 distinguere l&#8217;inguine dalla bocca, colei che nel colmo della notte morde grandi ostriche, quando spumeggiano i profumi profusi nel puro Falerno, quando si tracanna dalle conchiglie e il soffitto ondeggia nell&#8217;ebbrezza e sulla mensa paiono doppie le lucerne. Dubita ora della smorfia con cui Tullia assorbe l&#8217;aria, o di quel che dice Maura malfamata all&#8217;altra Maura, sua sorella di latte, quando passano davanti all&#8217;altare dell&#8217;antica Pudicizia. Di notte proprio qui che fan fermare le loro lettighe, e smaniose d&#8217;orinare, inondano la faccia della dea coi loro lunghi zampilli, e si cavalcano a vicenda, e s&#8217;agitano l&#8217;una addosso all&#8217;altra sotto il lume della luna. Poi ritornano a casa: e tu, al mattino, quando ti rechi a visitare gli amici potenti, calpesti l&#8217;urina di tua moglie!&#8221;.<\/p>\n<p>Queste sono le donne che Giovenale fustiga, dedicando ai loro costumi seicentosseantuno versi, l&#8217;intero secondo libro delle sue satire. E su tutte disprezza lei, la donna dell&#8217;imperatore, la zoccola di Claudio, Messalina. Sposa di puttana di un imperatore che non vuol vedere. Messalina che vince la sua gara con una famosa cortigiana collezionando 25 amanti in un solo giorno, Messalina che, truccata e mascherata, lascia nottetempo la sua regale dimora per raggiungere il quartiere malfamato della Suburra e prostituirsi con il nome d\u2019arte di Licisca.<\/p>\n<p>O infine Giovenale innamorato deluso e disilluso.<\/p>\n<p>&#8220;Non troverai nessuna disposta a risparmiare chi l&#8217;ama;\u00a0 anche se t&#8217;amer\u00e0, godr\u00e0 di tormentarti e spogliarti. La moglie \u00e8 tanto meno utile quanto pi\u00f9 il marito le si mostrer\u00e0 buono e desiderabile&#8221;.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il vecchio che ora percorre senza direzione le strade di Aquino. Non chiedete a lui la risposta alle vostre paure, perch\u00e9 sono duemila anni che rincorre un passato ogni volta perduto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>E&#8217; tornato a casa, per ritirarsi dal mondo. Vaga, come un fantasma, per le strade di Aquino, rassegnato a non riconoscere pi\u00f9 la sua citt\u00e0. E&#8217; per questo forse che esce solo di sera, appena dopo il tramonto, quando ogni cosa, ogni volto, \u00e8 penombra. E questa luce che sta per diventare buio \u00e8 quanto di pi\u00f9 simile ci sia alla sua anima, alle sue ossessioni, alle paure, a tutto ci\u00f2 che in fondo \u00e8 stato il senso della sua vita. L&#8217;idea di aver sbagliato il tempo. 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