{"id":374,"date":"2013-11-30T19:13:29","date_gmt":"2013-11-30T18:13:29","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=374"},"modified":"2013-12-02T19:10:48","modified_gmt":"2013-12-02T18:10:48","slug":"come-muore-una-repubblica-lettera-dallantica-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2013\/11\/30\/come-muore-una-repubblica-lettera-dallantica-roma\/","title":{"rendered":"Come muore una repubblica (lettera dall&#8217;antica Roma)"},"content":{"rendered":"<p>Non mi piacciono i mausolei. Questi marmi bianchi, questa ipocrisia, questa grandezza che dovrebbe resistere al tempo e magari lo far\u00e0. Non importa il mio nome. Non saprete mai come mi chiamo. Sono uno dei tanti, troppo pigro per scrivere qualcosa di grande, troppo mediocre, forse. Eppure ho scritto, quasi tutti i giorni. Abbastanza da non farmi amare. Non da lui, sarebbe eccessivo, ma dai suoi uomini, da chi sussurra, da chi mette i timbri, da chi decide le sorti e le fortune delle persone. C\u2019\u00e8 sempre un certo fascino a servire gli dei, soprattutto se un Dio ha parvenza di uomo. Ottaviano non sar\u00e0 mai un Dio incarnato. Non ne ha lo spessore. E\u2019 immagine. E\u2019proiezione. E\u2019 ambizione. In quelli come lui il Dio e l\u2019uomo vanno in collisione e si disperdono a vicenda. La parola che adesso mi viene in mente \u00e8 annichilirsi. Succede praticamente sempre. Da terre lontane e blasfeme, di miscredenti e falsi dei, narrano che una volta, almeno, tutto ci\u00f2 non \u00e8 accaduto. E\u2019 un caso o un\u2019anomalia, probabilmente il Dio doveva essere umile e l\u2019uomo coraggioso, denso come materia, tanto da mostrarsi reale. Reale come la sostanza dei sogni. In quel caso, dicono, le due natura, il nulla e il tutto, il meno e il pi\u00f9, non si sono annichilite. Non so quale sar\u00e0 il prezzo di questa leggenda e se \u00e8 verit\u00e0 solo lui, il Dio incarnato, pu\u00f2 dirci di cosa si tratta.<\/p>\n<p>Ottaviano, dicevo. No, non lo chiamo augusto. Neppure imperator. Potrei chiamarlo rex, perch\u00e9 quello \u00e8 stato, ingannando i romani e quei coglioni dei cesaricidi. Hanno ucciso Cesare in nome della libert\u00e0 per ritrovarsi un re. Bella impresa. Certo, ora dite che Ottaviano ha dato a Roma la pace. Scusate se qui io vedo solo un deserto. Quest\u2019uomo ha ottavianizzato tutto. La res publica \u00e8 Ottaviano. La storia \u00e8 Ottaviano. L\u2019epica \u00e8 Ottaviano. Le origini di Roma sono Ottaviano. Quello che scrive Virgilio, per godere dei privilegi di Mecenate, \u00e8 a uso e consumo del mito di Ottaviano. La morale \u00e8 Ottaviano. Ma Ottaviano non ha morale. Ha ereditato da Caio Giulio Cesare il nome, rinnegando suo padre. Ha rubato l\u2019arte politica a Cicerone, salvo poi concedere per motivi politici la sua testa ad Antonio. Ha rubato l\u2019arte militare a <a title=\"Marco Vipsanio Agrippa\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Marco_Vipsanio_Agrippa\">Marco Vipsanio Agrippa<\/a>, per strappargli l\u2019amore. Ha rubato la vita sua figlia Giulia, perch\u00e9 dava scandalo in pubblico con gli stessi vizi, se vizi si possono chiamare, che lui praticava in privato. Ottavio in nome della pace ha messo al bando la libert\u00e0 di ognuno di noi. Non credo che sar\u00e0 il primo. Per\u00f2 \u00e8 questa la pace che voi romani avete voluto e invocato. E\u2019 vostra. Non sar\u00f2 io a rimpiangerla, come non rimpiango la guerra. Mi chiedo solo se tra il secolo appena tramontato e questo che ancora sta cercando di essere, impantanato nella sua non definizione, c\u2019\u00e8 un\u2019altra possibilit\u00e0, qualcosa simile a un sogno o a un\u2019utopia senza inferi, senza buone intenzioni, senza vittime nel nome della pace o di altri dei. Non rimpiango il passato, perch\u00e9 troppi in fondo non avevano altra ambizione che arrivare a questo. Ottaviano \u00e8 la sintesi di tutti i partiti, di qualsiasi fazione, di quelli che volevano che \u201cnulla cambiasse\u201d, ancorati come morti al mos maiorum, e di quelli che promettevano di cambiare tutto, non avendo in mano nulla. Non so perch\u00e9 di questi salvo solo Cesare, forse solo perch\u00e9 sapeva perdonare. Allora davanti a questo mausoleo che voi chiamate augusto io vedo solo il cadavere dell\u2019altro secolo e sono qui per raccontarvelo.<\/p>\n<p>Crisi e morte della repubblica: cos\u00ec parleranno un giorno gli storici. \u00c8 il secolo breve dell\u2019antica Roma: conflitti ideologici, guerre civili, il Senato contro i grandi uomini, la tradizione che cerca di resistere alla modernit\u00e0, il partito degli optimates contro quello dei populares, l\u2019epoca dei generali e degli oratori, le riforme agrarie, l\u2019assassinio dei Gracchi, la scomparsa di Scipione l\u2019Emiliano (forse avvelenato dalla moglie, sorella dei due tribuni), il terrore di Mario e Cinna, la restaurazione di Silla, e liste di proscrizione, la ribellione di Sertorio in Spagna, l\u2019astro di Pompeo, Marco Livio Druso vuole estendere la cittadinanza agli amici dell\u2019Urbe (viene ucciso), la guerra dei socii italici contro Roma, la stella di Cesare, i denari di Crasso, la rivolta di Spartaco, Cicerone contro Catilina, il triumvirato, la giovent\u00f9 dorata e l\u2019amore libertino, Catullo e Clodia (\u00abMia Lesbia\u00bb), le squadracce di Clodio contro quelle di Milone, Cesare alla conquista della Gallia, il Rubicone, Farsalo, il suicidio di Catone, la testa di Pompeo portata da meschini ministri egiziani in una cesta, le lacrime di Cesare, Cleopatra, il consolato a vita, la corona di re rifiutata tre volte, le idi di Marzo, Bruto il tirannicida, Filippi, Antonio, Ottaviano e Lepido, ancora il triumvirato, l\u2019ultima guerra civile, la pace di Augusto, fine della repubblica, inizio dell&#8217;impero.\u00a0 Tutto qui, dal 133 al 27 avanti Cristo.<\/p>\n<p>Sono gli anni in cui una repubblica guidata da poche famiglie, che digerisce a fatica le ambizioni di pochi uomini nuovi e che non perdona chi tenta di andare oltre l\u2019equilibrio raccomandato dai padri, si confronta con un mondo che all\u2019improvviso \u00e8 diventato troppo grande, troppo esteso, troppo veloce. \u00c8 un secolo in cui la politica diventa scontro fratricida.\u00a0 Scorrer\u00e0 il sangue, le teste dei nemici verranno issate sui rostri del foro.\u00a0 La concordia teorizzata da Cicerone \u00e8 solo un esercizio retorico, o l\u2019illusione di un provinciale che crede nel potere della parola, ma morir\u00e0 con la lingua tagliata, vittima di un uomo stanco delle sue orazioni (Antonio) e del silenzio complice del suo pupillo (Ottaviano).\u00a0 Le vecchie leggi non servono pi\u00f9, le nuove sono osteggiate, e gli dei in cielo sono solo una pallida presenza: n\u00e9 tradizioni, n\u00e9 religione, n\u00e9 stato.<\/p>\n<p>Chi ha ucciso, allora, la repubblica?\u00a0 Se lo chiedete a Catone, il minore, o al suo discepolo e nipote Bruto, vi diranno che sono stati i nemici del Senato. \u00c8 stato Tiberio Gracco che ha imposto una riforma agraria senza passare per il Senato, rivolgendosi alla plebe. \u00c8 stato suo fratello Caio, ancora pi\u00f9 estremista, un aristopopulista senza alcun rispetto per la legge.\u00a0 Vi diranno che sono stati i demagoghi alla Saturnino o alla Catilina, vi diranno che sono stati i generali, le loro ambizioni, la loro megalomania, che li ha portati a minacciare le sacre mura di Roma, con i loro eserciti ormai privati che non obbedivano pi\u00f9 al Senato ma al singolo.\u00a0 E quindi Caio Mario, e quella bastarda riforma che ha trasformato le centurie in un branco di nullatenenti.\u00a0 Vi diranno che sono stati i nuovi costumi importati all\u2019Oriente, il lusso, il denaro dei mercanti, che volevano nuove terre da conquistare e nuove guerre, e i giovani senza pi\u00f9 rispetto per i padri, e donne che amavano come uomini, meretrici di sangue nobile come la dissennata Clodia e il suo circolo di intellettuali, quella che rubava il sesso tra il popolino del Tevere.\u00a0 E, soprattutto, vi diranno che \u00e8 stato Caio Giulio Cesare, l\u2019aristocratico che \u00e8 voluto diventare pi\u00f9 grande dei suoi pari e che ha calpestato il mos maiorum, la costituzione materiale, tutte le leggi.<\/p>\n<p>I Gracchi o Druso, o quel Silone comandante dei Marsi, vi diranno che la colpa \u00e8 di chi ha voluto fermare il tempo, di chi ha violato la sacralit\u00e0 di un tribuno della plebe, massacrandolo in pieno foro, e una repubblica non pu\u00f2 prosperare nel sangue.\u00a0 Vi diranno che la colpa \u00e8 di chi ha osteggiato quelle riforme necessarie alla \u00a0sopravvivenza politica di Roma. Mario dir\u00e0 che lui voleva solo ci\u00f2 che gli spettava.\u00a0 Lui aveva salvato l\u2019Urbe dai barbari, lui, non i Metelli, non quegli arroganti aristocratici senza valore.\u00a0 Silla dir\u00e0 che Roma \u00e8 stata uccisa dall\u2019ambizione di un cafone di Arpino. Cinna dir\u00e0 che la repubblica lui l\u2019avrebbe volentieri ammazzata, tanto non serviva a nulla.\u00a0 Saturnino ricorder\u00e0 che lui voleva il bene della Suburra, contro i ladri che sedevano in Senato.\u00a0 Spartaco voleva solo non morire in un\u2019arena.\u00a0 Cicerone dir\u00e0 che \u00e8 stato Catilina e lui, come non ha mai smesso di ricordare, l\u2019ha salvata.\u00a0 E solo la concordia tra le classi &#8211; cavalieri e senatori, mercanti e politici &#8211; avrebbe potuto di nuovo salvarla.\u00a0 Catilina dir\u00e0 che a ucciderla \u00e8 stata la lingua di Cicerone e i parrucconi come lui.\u00a0 Pompeo sar\u00e0 come al solito sopraffatto dai dubbi.\u00a0 E l\u2019unica cosa certa \u00e8 che lui era Pompeo Magno, il pi\u00f9 grande generale di Roma, figlio del macellaio del Piceno, quel carnefice ucciso dalla peste.\u00a0 Bruto pianger\u00e0: la Repubblica era sua madre.\u00a0 E ha ucciso Cesare perch\u00e9 Cesare era l\u2019amante di Servilia, sua madre.\u00a0 E lui, di Cesare, non voleva essere figlio.\u00a0 Antonio dir\u00e0: amavo Cleopatra.\u00a0 Ottaviano, il furbo Augusto, sancir\u00e0 che la repubblica \u00e8 morta perch\u00e9 cos\u00ec doveva essere e lui ne ha celebrato il funerale.<\/p>\n<p>E Cesare?\u00a0 Lo sapete.\u00a0 Cesare, discendente di una dea e di un re, era la Repubblica.\u00a0 Era la Repubblica che per non morire si era incarnata in un uomo.\u00a0 Morto lui, morta anche lei.\u00a0 Erano le idi di marzo.\u00a0 Raccontano che tutta Roma pianse.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non mi piacciono i mausolei. 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