{"id":391,"date":"2014-01-03T21:05:06","date_gmt":"2014-01-03T20:05:06","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=391"},"modified":"2014-01-03T21:05:06","modified_gmt":"2014-01-03T20:05:06","slug":"loro-politico-di-napolitano-e-i-panni-sporchi-della-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2014\/01\/03\/loro-politico-di-napolitano-e-i-panni-sporchi-della-sinistra\/","title":{"rendered":"L&#8217;oro (politico) di Napolitano e i panni sporchi della sinistra"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1953 non c&#8217;era neppure la Rai, ma l&#8217;onorevole Giorgio Napolitano s\u00ec. Aveva ventotto anni e un posto a Montecitorio come deputato del Pci, accanto a Giorgio Amendola. I due non avevano solo in comune il nome, la laurea in giurisprudenza, la passione per la politica economica, un padre liberale e antifascista, il comunismo borghese, l&#8217;idea che la rivoluzione pu\u00f2 attendere, ma soprattutto il talento di fare rete. L&#8217;oro di Napolitano viene da qui. Oro come patrimonio umano, culturale e politico. Nessuno come lui. Nessuno come Re Giorgio. E&#8217; uno straordinario superstite della storia. Ha detto s\u00ec a Togliatti, seppellito i morti di Budapest, cavalcato il miracolo economico, scavallato il primo centrosinistra di Fanfani, sopportato il &#8217;68, sorriso a Berlinguer, dialogato con Moro, strtappato con Mosca sull&#8217;eurocomunismo, stretto la mano a Kissinger, parlottato con Craxi, fare un passo pi\u00f9 in l\u00e0 quando \u00e8 caduto il muro a Berlino, regalato una pacca sulla spalla di Occhetto, si \u00e8 indignato in silenzio per tangentopoli, accompagnato la crescita di D&#8217;Alema e Veltroni, parlottato anche con Berlusconi, poi ha atteso con calma che si aprisse un varco per il Quirinale e una volta entrato ha disegnato la sua ragnatela, per poi dettare i tempi della politica, fino a dire s\u00ec sommessamente per amor di patria a un bis unico e imprevisto. La longevit\u00e0 di Napolitano, la sua capacit\u00e0 di resistere e sopravvivere, non \u00e8 un regalo divino.\u00a0 E&#8217; il senso della sua carriera. Il vecchio Nap incarna i destini e le metamorfosi della sinistra italiana. E&#8217; ci\u00f2 che rimane dopo la selezione della specie. E&#8217; il gene non recessivo, quello che la natura ha scelto di conservare sacrificando il bene e il male del Pci e dei suoi cespugli. Non \u00e8 la perfezione. E&#8217; l&#8217;adattamento della specie. Non sorprendetevi se\u00a0 in Renzi, innesto coraggioso tra Botteghe Oscure e Piazza del Ges\u00f9, troverete, insieme ad altre cose, anche aspetti napoletaniani. Il salto genetico e culturale \u00e8 avvenuto anche grazie alla resistenza dei miglioristi. Senza l&#8217;ultimo di loro non ci sarebbe stato il passaggio.<\/p>\n<p>Tracce interessanti di questo percorso li trovate in un&#8221; saggio inchiesta&#8221; di due giornalisti con l&#8217;istinto da cani randagi, cani sciolti, con le loro idee e forse i sogni di una sinistra meno ipocrita, che non verranno mai invitati a partecipare a una messa solenne di qualche quotidiano santuario. Si chiamano Francesco Pinotti e Stefano Santachiara. Tutti e due molto bravi a smascherare interessi e clientele di chi vive di res publica. <strong>I panni sporchi della sinistra <\/strong>(Chiare lettere, pagg. 382, euro 13,90)<strong>.<\/strong> Ecco il titolo del libro. Sfogliate. Il primo protagonista, il patriarca, \u00e8 proprio lui, il due volte presidente delle repubblica, il Quirinale al quadrato. La corazza di Napolitano \u00e8 una &#8220;tela di rapporti avvolgenti&#8221;. La Mosca di Gorbaciov, per esempio. L&#8217;ex deputato parmigiano, Gianni Cervetti (molto vicino a Giorgio), fautore dell&#8217;alleanza coi craxiani nel laboratorio di Milano, ha ricordato in un suo libro l&#8217;esistenza di &#8220;una sorta di patrimonio di riserva costituito da investimenti in titoli e preziosi. In vari ambienti circolava la voce secondo la quale un consistente accordo commerciale di gas nell&#8217;Unione sovietica avrebbe garantito negli anni a venire a diversi partiti, tra cui il nostro, una percentuale sulla quantit\u00e0 effettivamente importata, grazie ai buoni uffici per firmare l&#8217;accordo alle migliori condizioni&#8221;. La tesi di Pinotti e Santachiara \u00e8 che Napolitano si trova negli incroci pi\u00f9 importanti della politica italiana e straniera. E&#8217; l&#8217;americano del Pci e sar\u00e0 l&#8217;americano anche dopo. Piace a Washington e rassicura l&#8217;Europa. E&#8217; nelle trattative che contano e si muove per affinita e &#8220;fratellanza&#8221;. Non chiude la porta a Berlusconi e cerca sempre il dialogo e la strada pi\u00f9 tranquilla anche quando c&#8217;\u00e8 da sporcarsi le mani con la real politik. Non ci sono reati e non ci sono neppure giudizi morali. C&#8217;\u00e8 per\u00f2 il segreto della resistenza e della grande abilit\u00e0 politica di Napolitano. Nel suo carattere si riconosce il lavoro e la tessitura di quest&#8217;uomo della prima repubblica a cui il destino ha affidato il difficile compito di disegnare la terza. E&#8217; il segno di una continuit\u00e0 che segna il futuro dell&#8217;Italia. Se si vuole \u00e8 anche interessante la storia pubblica del libro di Pinotti e Santachiara, perch\u00e9 la sinistra che conta continua a leggerlo con fastidio, quando non riesce o non pu\u00f2 ignorarlo. E&#8217; la costante di una cultura che non ha mai amato fare i conti con la propria storia, preferendo rifugiarsi nella fede della questione morale e nell&#8217;orgoglio di una diversit\u00e0 antropologica che negli anni lascia il segno indelebile di una benda sugli occhi. Pu\u00f2 capitare cos\u00ec che il <strong>Venerd\u00ec di Repubblica<\/strong> dedichi un lungo servizio ai rapporti tra Napolitano e i poteri forti britannici senza citare il saggio di Pinotti e Santachiara, almeno per fare il paragone con l&#8217;ingresso trionfale di Napolitano nelle stanze che contano a Washington. Poco male. <strong>I panni sporchi della sinistra <\/strong>\u00e8 un libro eretico. Non solo per Napolitano, ma per tutti i protagonisti che incontra e racconta. E&#8217; il silenzio come maledizione, come dannazione della memoria. Di ci\u00f2 che va dimenticato non si deve parlare. Non tanto. Non troppo. Soprattutto senza scandalo. Eppure \u00e8 in questi panni sporchi che ristagna il nostro futuro. E&#8217; da l\u00ec che ripartiremo. Non c&#8217;\u00e8 che rassegnarsi. <em>Moriremo napodemocristiani.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nel 1953 non c&#8217;era neppure la Rai, ma l&#8217;onorevole Giorgio Napolitano s\u00ec. 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