{"id":423,"date":"2014-04-27T20:25:53","date_gmt":"2014-04-27T18:25:53","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=423"},"modified":"2014-04-27T20:25:53","modified_gmt":"2014-04-27T18:25:53","slug":"per-favore-non-raccontatemi-tutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2014\/04\/27\/per-favore-non-raccontatemi-tutto\/","title":{"rendered":"Per favore non raccontatemi tutto"},"content":{"rendered":"<p>Sono passati troppi anni e una mezza dozzina di mesi. L\u2019Einaudi aveva scelto Parigi per presentare un progetto piuttosto ambizioso: raccontare in cinque volumi <em>Il romanzo<\/em>. Era ottobre, c\u2019era un albergo sulla rive gauche dove <strong>Mario Vargas Llosa<\/strong> parlava di questo contenitore letterario, il romanzo appunto, come se fosse un personaggio delle sue storie, un signore di mezza et\u00e0, di origine borghese, con qualche antenato tra i coloni della Magna Grecia. Un tipo sospetto, poco amato dalle autorit\u00e0, che si porta dietro un\u2019insoddisfazione cronica e una strana malattia che fa dire spesso ai suoi dottori: sta per morire, \u00e8 morto, \u00e8 morto da tempo, seppellito e in cenere un giorno, risorto il giorno dopo. Vargas Llosa, da vecchio libertario, si divertiva a sottolineare che la buona letteratura \u00e8 sempre, anche quando non se ne accorge, sediziosa, non sottomessa, in rivolta, una sfida a ci\u00f2 che esiste. E allora questi cinque tomi, pagina dopo pagina, potranno un giorno essere letti anche cos\u00ec, come un lungo romanzo sul romanzo, come se i personaggi di tutte le storie e di tutte le epoche si fossero dati appuntamento qui, con tipi umani che sono lo specchio della realt\u00e0, anzi sono la realt\u00e0, ostinatamente vivi e affascinanti, anche quando sono mediocri o senza qualit\u00e0, avidi o avari, vigliacchi, maniaci o folli. Come se questi individui di carta fossero, alla fine dei conti, pi\u00f9 umani degli umani, raffigurazioni ideali di ci\u00f2 che vorremmo essere e, nel bene o nel male, non saremo mai. Vargas Llosa, in quei giorni d\u2019autunno, ne parlava cos\u00ec: \u201cVivere insoddisfatti, in lotta contro l\u2019esistenza, significa ostinarsi, come don Chisciotte, a combattere contro i mulini a vento, condannarsi in un certo senso, a ingaggiare quelle battaglie che ingaggiava il colonnello <strong>Aureliano Buend\u00eca<\/strong> di <em>Cent\u2019anni di solitudine<\/em>, sapendo che le avrebbe perse tutte. Senza l\u2019insoddisfazione e la ribellione contro la mediocrit\u00e0 e lo squallore della vita, noi esseri umani vivremmo ancora in condizioni primitive, la storia si sarebbe fermata, non sarebbe nato l\u2019individuo, scienza e tecnologia non si sarebbero sviluppate, la libert\u00e0 non esisterebbe, perch\u00e9 tutte queste creature nate partendo da azioni di rivolta contro una vita percepita come insufficiente e intollerabile\u201d.<\/p>\n<p>Sono passati gli anni e via via sono arrivati nelle librerie tutti i volumi: La cultura del romanzo, Le forme, Storia e geografia, Temi, luoghi, eroi, fino al quinto, Le lezioni, leggendo si percepiva una sorta di angoscia, qualcosa di simile ad una nostalgia indefinita. C\u2019\u00e8 voluto tempo, e troppe pagine, per capirlo: qui, oggi, nel presente se c\u2019\u00e8 una qualit\u00e0 che non manca \u00e8 l\u2019informazione, basta prenderle, anzi basta non interrompere il flusso di ricezione che fa parte della nostra vita. Siamo la generazione meno ignorante e pi\u00f9 informata che ci sia. La notizia, come frammento, \u00e8 diventata la nostra forma letteraria quotidiana. Il nostro cervello si \u00e8 ormai abituato a ricevere il frammento e ad archiviarlo. E se la memoria diventa troppo pesante basta gettare un po\u2019 di bit nel cestino, fare un \u201cdefrag\u201d ogni tanto e assorbire gli spazi vuoti. Quello che manca \u00e8 altro: non sappiamo pi\u00f9 narrare. Il racconto, che ha bisogno di spazi vuoti, \u00e8 stato ucciso dal frammento, che tende invece a ridurre gli spazi, compattandosi. Quegli spazi vuoti erano la materia prima di aedi e romanzieri, era la culla della cultura orale, fiabesca, narrativa. Era il non detto che generava mondi.<strong> Baricco, nella lezione dedicata a Marquez, ricorda l\u2019incontro con uno scrittore colombiano, che gli spieg\u00f2 il segreto del \u201crealismo magico\u201d<\/strong>: la lontananza. Disse che la terra, dalle sue parti, era disegnata in modo bizzarro e duro, per cui paesi che destavano dieci chilometri non potevano comunicare mai. E questo vale anche per terre fredde come il Canada o la Scandinavia. In quell\u2019occasione gli raccont\u00f2 una storia: \u201cC\u2019\u00e8 un paese in riva al mare, che per la festa del santo patrono, invita dalla capitale un circo. Quelli del circo accettano, salgono su una nave e si dirigono verso il paese. A met\u00e0 del viaggio una burrasca spezza in due la nave e tutti finiscono in fondo al mare. Al paese vengono a sapere del naufragio e si mettono l\u2019anima in pace. Sarebbe finita l\u00ec, ma qualche giorno dopo i pescatori di un paese vicino tirano su le reti e ci trovano dentro un leone. Morto, ma proprio un leone. Tornano a casa e dicono che hanno pescato un leone. Dato che il paese \u00e8 vicino ma in realt\u00e0 lontanissimo per via di qualche indigenza comunicativa, nessuno l\u00ec sa niente del circo. Quel che succede \u00e8 che, molto semplicemente, torna a casa lo zio dal lavoro e ti dice: oggi ho pescato un leone. Se sei normale ci ridi su. Se sei Garc\u00eca Marquez hai una pagina in pi\u00f9 per il tuo capolavoro\u201d.<\/p>\n<p>Forse il merito di<strong> Franco Moretti<\/strong>, che ha curato <strong>\u201cIl romanzo\u201d<\/strong>, \u00e8 di aver lasciato intuire questa assenza. Moretti \u00e8 uno studioso delle forme, e tende a mettere in evidenza come la forma romanzo cambi al mutare dello spirito del tempo, di quella che possiamo chiamare visione del mondo. Questo non significa che il romanzo sia morto o stia per morire. Ma solo che il romanzo ha una capacit\u00e0, multiforme, di adattamento straordinaria. Da qui il suo successo e la sua tenuta. Lo capisci leggendo l\u2019ultima generazione di grandi romanzieri. Sono tutti ossessionati dalla grande narrazione, dalla storia che torna indietro alle proprie radici, l\u2019esigenza di riallacciare il dialogo con il proprio passato. Al centro del romanzo, in questo momento, c\u2019\u00e8 l\u2019identit\u00e0: culturale, sociale, razziale, sessuale, individuale. <strong>L\u2019obiettivo \u00e8 guardare i frammenti lasciati per terra e ricostruire, con pazienza, ci\u00f2 che un tempo era un mosaico. L\u2019unico problema, semmai, \u00e8 che si ha solo un\u2019idea vaga e intuitiva di ci\u00f2 che il mosaico dovrebbe rappresentare. Siamo orfani di un&#8217;idea, ma questo \u00e8 un affare che spetta, si suppone, ai filosofi.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Sono passati troppi anni e una mezza dozzina di mesi. L\u2019Einaudi aveva scelto Parigi per presentare un progetto piuttosto ambizioso: raccontare in cinque volumi Il romanzo. Era ottobre, c\u2019era un albergo sulla rive gauche dove Mario Vargas Llosa parlava di questo contenitore letterario, il romanzo appunto, come se fosse un personaggio delle sue storie, un signore di mezza et\u00e0, di origine borghese, con qualche antenato tra i coloni della Magna Grecia. Un tipo sospetto, poco amato dalle autorit\u00e0, che si porta dietro un\u2019insoddisfazione cronica e una strana malattia che fa dire spesso ai suoi dottori: sta per morire, \u00e8 morto, [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2014\/04\/27\/per-favore-non-raccontatemi-tutto\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":997,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[7518],"tags":[7556,43721,38622,48293,48289,13,48294,48292,48291,10757],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/423"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/users\/997"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=423"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/423\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":424,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/423\/revisions\/424"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=423"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=423"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=423"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}