{"id":429,"date":"2014-05-03T18:53:13","date_gmt":"2014-05-03T16:53:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=429"},"modified":"2014-05-03T18:55:17","modified_gmt":"2014-05-03T16:55:17","slug":"non-fate-sparire-lisola-della-medicina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2014\/05\/03\/non-fate-sparire-lisola-della-medicina\/","title":{"rendered":"Non fate sparire l&#8217;isola della medicina (Fatebenefratelli)"},"content":{"rendered":"<p>A Roma ogni tanto ci sono spazi che scompaiono. Si fanno trasparenti, bianchi, vuoti, rarefatti, come se il presente li avvolgesse e li lasciasse sprofondare in un limbo che sa di oblio. Eri convinto che fossero l\u00ec e invece, puf, spariti. Sono fuori dalla toponomastica, sono fantasmi con il profilo incerto di certi pomeriggi dove il cielo e l&#8217;orizzonte sono pi\u00f9 rarefatti. Non solo spazi, edifici, luoghi, ma con loro storie, ricordi, simboli, parole.<\/p>\n<p>Ti ritrovi quasi per caso sull&#8217;isola<strong> Tiberina<\/strong>. E&#8217; istinto. Non solo voglia di correre o passeggiare. Qui c&#8217;\u00e8 qualcosa di magico, che ha a che fare con le origini di Roma, con la lupa, con Romolo e Remo e poi ti piace il Tevere. Ti piace perch\u00e9 a suo modo \u00e8 un Dio e non sai perch\u00e9 i romani non lo vivono con la stessa quotidianit\u00e0 di chi sta sul Tamigi, sulla Senna, sul Reno o sul Danubio. L\u00ec il rapporto con il giume \u00e8 fisico. Qui \u00e8 uno spartiacque antipatico tra il nord e il sud della citt\u00e0. Chiss\u00e0 se camminando sull&#8217;isolotto qualcuno ti sussurra il nome segreto di Roma. Lo sapete, no? Roma ha un nome pubblico. Roma, appunto. Roma come ruma. Roma che sa di mammelle gonfie. Roma che cura. Roma che allatta. Poi c&#8217;\u00e8, ci sarebbe, c&#8217;era, il nome religioso. Dicono Flora o Florens. E infine quello che non si conosce, che non si sa, che non si pu\u00f2 dire, che \u00e8 delitto mortale solo nominare. Poliziano dice Amarillis. Altri il polindromo amor. E&#8217; curioso che i serbi la chiamano Rim e letta allo specchio \u00e8 Mir, pace. Qualcuno ha suggerito Petra. La realt\u00e0 \u00e8 che nessuno lo sa pi\u00f9. E&#8217; uno dei segreti meglio custoditi della storia. Il motivo \u00e8 religioso e magico. Tenere celato il vero nome di Roma serviva a evitare che i nemici evocassero i suoi d\u00e8i, gli d\u00e8i della citt\u00e0, per farseli amici e avere cos\u00ec una letale quinta colonna all&#8217;interno dell&#8217;urbe eterna. Un antico commentatore di Virgilio, tale Servius, scrisse in una nota all&#8217;<em>Eneide<\/em>: \u00abNessuno, nemmeno nei sacrifici, ripete il vero nome della citt\u00e0. Ch\u00e9, anzi, un tribuno della plebe, Valerio Sorano (come lasci\u00f2 scritto Varrone), fu messo in croce per aver ardito pronunciare quel nome\u00bb.\u00a0 Ah, questi sorani.<\/p>\n<p>Ti piace quest&#8217;isola perch\u00e9 \u00e8 un tempio della cura, un pezzo di storia della medicina. Eccolo, l&#8217;ospedale, il Fatebenefratelli.\u00a0 E&#8217; qui ed \u00e8 avvolto da una strana nebbiolina. Ti dicono che anche lui sta sparendo. E&#8217; a un passo dal crack. I ragionieri, non i medici, dicono che tanto vale staccare la spina. L&#8217;ospedale malato \u00e8 terminale, moribondo. I medici e gli infermieri resistono disperati come sacerdoti di un qualche Dio senza fortuna, come i gringo ad Alamo, sotto un&#8217;assedio postmoderno senza cannoni ma con conti in rosso, debiti, tagli e un disavanzo, scrivono, di 270 milioni di euro. Le sale operatorie sono in gran parte ferme perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 acqua, con le autobotti che arrivano dal Lungotevere a scaricare litri di speranza. Che fare? Il <strong>Fatebenefratelli<\/strong> ha presentato un&#8217;istanza di pre fallmento. Obiettivo: prendere tempo, in attesa di un miracolo. La realt\u00e0 \u00e8 dura.<strong> Serve un mecenate, serve qualcuno che ci creda davvero, serve una cordata di imprenditori, oppure l&#8217;alternativa \u00e8 mandare a casa 200 persone.<\/strong> E forse neppure servirebbe.<\/p>\n<p>Trovare aiuto. L&#8217;ospedale \u00e8 di un ordine mendicante. E&#8217; dei frati di San Giovanni di Dio. Li hanno sempre chiamati cos\u00ec, fatebenefratelli. E&#8217; dal 1572 che vanno in giro per l&#8217;Europa e poi per il mondo a curare i malati. Chiedevano, viaggiando di terra in terra, ai cittadini di dare un mano: \u00abFate del bene a voi stessi, fratelli, per amore di Dio\u00bb. Perch\u00e8 curare i malati, i disperati, ridare dignit\u00e0 ai lebbrosi, soccorere le prostitute non \u00e8 affare di Stato e neppure di pochi. Serve l&#8217;aiuto di ogni cittadino della polis. Se aiuti gli altri, fai del bene anche a te stesso. Il motivo \u00e8 semplice. Oggi tocca all&#8217;altro, domani potrebbe toccare a te. E&#8217; un&#8217;assicurazione sul futuro. E&#8217; una forma di welfare che parte dal basso. Adesso i frati sono stati traditi dalla Regione. Lo Stato non paga pi\u00f9, non aiuta, non ha i soldi. La sanit\u00e0 \u00e8 in crisi ovunque. Troppi soldi per troppi decenni sono stati spesi in fretta e male. E&#8217; il fallimento del welfare italiano, che ha distribuito privilegi, che ha fatto ricchi i furbi, gli amici degli amici, e non ha visto i deboli.<\/p>\n<p><strong>Il miracolo non arriver\u00e0 dalla burocrazia pubblica. Non arriver\u00e0 dai signori del Lazio. La verit\u00e0 \u00e8 che solo i privati possono salvare l&#8217;ospedale dell&#8217;isola tiberina.<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9? Perch\u00e9 salvare un ospedale che sta nel cuore del cuore di Roma, l\u00ec dove il Tevere si sbraccia. I frati non sanno fare i manager? Si arrangino. Solo che non tutto \u00e8 cos\u00ec semplice. Questo ospedale \u00e8 un pezzo di Roma. E&#8217; sull&#8217;isola del Tiber che \u00e8 stato forse scritto e cancellato il vero nome della citt\u00e0 eterna. E&#8217; qui che nel 289 avanti Cristo viene costruito il tempio di Esculapio. Esculapio o Asclepio, il semidio della medicina, il figlio di Apollo, l&#8217;uomo che va in giro con il suo bastone, sul quale si snoda il corpo di un serpente, a curare i mortali. L&#8217;isola Tiberina \u00e8 un luogo sacro per tutti i medici del mondo. E&#8217; qui che nel 1583 muro su muro viene costruito l&#8217;ospedale Fatebenefratelli. I frati mendicanti erano grandi medici. Capirono che per combattere peste, colera e altre epidemie serviva l&#8217;isolamento. Davano un letto a ogni malato. Banale? Certo. Solo che allora i moribondi li ammassavano dove capitava. Quando i bersaglieri arrivano a Porta Pia l&#8217;ospedale viene dato allo Stato italiano. Chiude. Viene messo in vendita e lo acquistano tre personaggi misteriosi per \u201cprivata industria ed interesse\u201d. Sono tre frati mendicanti, tre fatebenefratelli.<\/p>\n<p>Roma non pu\u00f2 lasciare l&#8217;isola di Esculapio senza medici. Non pu\u00f2 non solo per storia, per tradizione, per scaramanzia, perch\u00e9 gli dei sono vendicativi. Non pu\u00f2 non solo per fede, per comodit\u00e0, per prestigio, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 un pezzo di storia della medicina che se ne va a puttane. Non solo per questo. Ma perch\u00e9 \u00e8 da stupidi. E&#8217; da incoscienti e ottusi buttare via un patrimonio di questo tipo. L&#8217;ospedale sull&#8217;isola Tiberina \u00e8 qualcosa di unico. E&#8217; un&#8217;altre delle immense meraviglie italiane. E&#8217; una meraviglia che \u00e8 a misura d&#8217;uomo. Non \u00e8 solo bellezza. E&#8217; carit\u00e0. E&#8217; solidariet\u00e0. E&#8217; scienza. E&#8217; cura. E&#8217; l&#8217;altro. E&#8217; umana. Questo ospedale non \u00e8 solo un ospedale. E&#8217; l&#8217;idea di ospedale. E&#8217; il suo noumeno. E&#8217; la storia della medicina occidentale.\u00a0 E&#8217; quella linea sacra che da Galeno arriva fino a noi. Ed \u00e8 l\u00ec tra i ponte Fabricio e il ponte Cestio c&#8217;\u00e8 la nostra anima. <strong>Davvero volete far sparire tutto questo?<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>A Roma ogni tanto ci sono spazi che scompaiono. Si fanno trasparenti, bianchi, vuoti, rarefatti, come se il presente li avvolgesse e li lasciasse sprofondare in un limbo che sa di oblio. Eri convinto che fossero l\u00ec e invece, puf, spariti. Sono fuori dalla toponomastica, sono fantasmi con il profilo incerto di certi pomeriggi dove il cielo e l&#8217;orizzonte sono pi\u00f9 rarefatti. Non solo spazi, edifici, luoghi, ma con loro storie, ricordi, simboli, parole. Ti ritrovi quasi per caso sull&#8217;isola Tiberina. E&#8217; istinto. Non solo voglia di correre o passeggiare. 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