{"id":44,"date":"2011-12-29T20:39:47","date_gmt":"2011-12-29T18:39:47","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=44"},"modified":"2011-12-29T20:39:47","modified_gmt":"2011-12-29T18:39:47","slug":"ecco-a-voi-la-radio-dal-vivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2011\/12\/29\/ecco-a-voi-la-radio-dal-vivo\/","title":{"rendered":"Ecco a voi la radio dal vivo"},"content":{"rendered":"<p>La storia della play list all\u2019inizio un po\u2019 li spiazza, ma poi si mettono l\u00ec, qualche volta nervosi, altre con la smania di raccontarsi, in fin dei conti quasi tutti gli scrittori sono inguaribili egocentrici e allora l\u2019idea di stare al centro della scena con le note che girano intorno li fa sentire dei veri demiurghi. Un romanziere \u00e8 un uomo che ti racconta una storia, ma il passo da narratore a Dio \u00e8 pi\u00f9 breve di quanto si pensi. Lo dice anche Giovanni, l\u2019apostolo del quarto vangelo, il veggente dell\u2019apocalisse: in principio era il verbo.<\/p>\n<p>Come dite? Non \u00e8 il caso di tirare in ballo il testamento del figlio dell\u2019uomo per parlare di uno spettacolo dal vivo? Vero. Era solo per far capire che se a uno scrittore gli regali una colonna sonora, soprattutto se \u00e8 quella della sua vita e delle sue storie, riesci a farlo contento con poco. E\u2019 un trucco da illusionisti di provincia o da psicanalisti della domenica. Ma \u00e8 quello che Edoardo Inglese ed io facciamo, o almeno ci proviamo. Poi mica riesce sempre bene. Comunque funziona cos\u00ec. Radio Livres \u00e8 un format per parlare di libri, di storie, di romanzi, di filosofie, di fisica, di atomi, stelle, neutrini, di sogni, di uomini, di leggende, qualche volta perfino di politica. Ogni volta chiediamo al nostro paziente, ops, meglio dire ospite, di regalarci le nove canzoni hanno segnato la sua vita e le sue storie. Quasi tutti prima o poi inciampano nella nostalgia, ci si ritrova a parlare del primo bacio adolescenziale, c\u2019\u00e8 chi svela quello che non ha confessato neppure al suo migliore amico, c\u2019\u00e8 chi guarda la moglie e diventa rosso, c\u2019\u00e8 chi si commuove per un unicorno azzurro fuggito via.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0 I libri spesso hanno una colonna sonora segreta. E\u2019 quella che gli autori ascoltano o immaginano mentre fanno vivere, parlare, morire, amare, esistere i propri personaggi. Sono anche le note che rimbombano in testa agli scrittori nel ricordare pezzi della propria vita. E\u2019 per questo che Radio Livres chiede ai suoi ospiti una play list di nove canzoni per raccontare il romanzo e la propria vita. Quei nove pezzi diventano la colonna sonora e il filo rosso dell\u2019incontro letterario. La prima domanda \u00e8 facile, qualcuno dir\u00e0 banale: perch\u00e9 hai scelto questa canzone? E da l\u00ec si apre un mondo. Le storie saltano fuori come impazzite. In un paio d\u2019anni ne abbiamo sentite tante. Ci siamo ritrovati nella Spagna franchista di Ramon Chau, che trad\u00ec il suo talento per una raccomandazione e un senso di colpa che non vuole andare pi\u00f9 viva. Abbiamo guardato negli occhi Melissa P. per ritrovare la sua adolescenza smarrita. Ci siamo persi nella Racalbuto di Sciascia inseguendo il passo lento e strascicato del suo migliore allievo, Gaetano Savatteri. Ecco i sassi di Mariolina Venezia o le minne siciliane di Giuseppina Torregrossa,la Granadadi Jos\u00e8 Manuel Fajardo, il volto malandrino di Roberto Diso, il disegnatore di Mister No, l\u2019eroe bonelliano che sogna l\u2019Amazzonia su un Piper o la luna lontana con la telecronaca di Tito Stagno, i pugni spesi male di Tiberio Mitri raccontati da Andrea Caterini, i profondi abissi di Gianfranco Caligarich, il mare d\u2019inverno di Chiara Valerio e la titanica resistenza di Aurelio Picca a questo tempo infame.<\/p>\n<p>Radio Livres questa volta incrocia il jazz. Ed \u00e8 un po\u2019 come tornare a casa, nelle strade dove ci si muove \u201call\u2019antrasatta\u201d, cio\u00e8 all\u2019improvviso, cercando di dialogare senza rete, inseguendo qualche straccio di note raccattate per caso. La letteratura che ci piace in fondo \u00e8 questa, nuda, senza conferenzieri che gettano sulle storie una patina insopportabile di accademia e austerit\u00e0, senza giacche e cravatte, senza il parlarsi addosso di chi cita i soliti quattro libri per darsi un\u2019aria da intellettuale. Radio Livres \u00e8 roba da gatti randagi, da uomini e donne che si incontrano solo per raccontarsi una storia e non importa chi sia il narratore, l\u2019importante \u00e8 che sappia narrare. Ci verranno a trovare tre ospiti speciali. Uno che con il jazz ci campa, uno che con la tromba ha girato i vicoli del mondo. Si chiama, e lo conoscete, Enrico Rava e ci racconta gli \u201cIncontri con musicisti straordinari\u201d. Il secondo lo conosco da quando si annoiava in una banca dell\u2019estremo Friuli, dove si azzeccagarbugliava come legale di fiducia. Poi \u00e8 arrivato \u201cL\u2019elenco telefonico di Atlantide\u201d o \u201cLa ragazza del Vajont\u201d e tanti altri romanzi, fino a quello scritto a quattro mani con Davide Boosta Di Leo, il tastierista e fondatore dei Subsonica, un trhiller fanta-tutto con un titolo che appaga: \u201cUn buon posto per morire. Il terzo \u00e8 Maurizio De Giovanni, il padre del commissario Ricciardi, uomo che calpesta le strade della Napoli anni \u201930, fascista e indolenti, dove anche i morti hanno la faccia di raccontarti una storia. Ricciardi \u00e8 uno che sopravvive \u201ccamminando su una linea di confine tra due mondi coesistenti e mai in contatto tra loro, quello dei vivi e quello dei morti; e non pu\u00f2 interagire n\u00e9 con gli uni n\u00e9 con gli altri\u201d. Ha tanti Natali, tanti inverni, qualche scorcio di primavera o di lento autunno e nessuna estate da ricordare.<\/p>\n<p>\u00a0E\u2019 con questi tre signori che ascolteremo pezzi di canzoni e frammenti di storie, con i loro personaggi, con le vite che hanno incontrato, con le note e le parole che hanno avuto la fortuna di scambiare con quella parte di universo che continuiamo a chiamare umanit\u00e0. In principio era il verbo, poi venne una domanda: perch\u00e9 ha scelto questa canzone?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La storia della play list all\u2019inizio un po\u2019 li spiazza, ma poi si mettono l\u00ec, qualche volta nervosi, altre con la smania di raccontarsi, in fin dei conti quasi tutti gli scrittori sono inguaribili egocentrici e allora l\u2019idea di stare al centro della scena con le note che girano intorno li fa sentire dei veri demiurghi. 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