{"id":456,"date":"2014-09-12T15:41:15","date_gmt":"2014-09-12T13:41:15","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=456"},"modified":"2014-09-12T15:46:50","modified_gmt":"2014-09-12T13:46:50","slug":"parlare-di-romanzi-a-parigi-una-vecchia-intervista-a-vargas-llosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2014\/09\/12\/parlare-di-romanzi-a-parigi-una-vecchia-intervista-a-vargas-llosa\/","title":{"rendered":"Parlare di romanzi a Parigi. Una vecchia intervista a Vargas Llosa"},"content":{"rendered":"<div>\n<div><strong>Mario Vargas Llosa<\/strong> conosce quasi ogni angolo di Parigi. \u00a0Aveva vent\u2019anni\u00a0 quando si trasfer\u00ec qui, dal Per\u00f9, con la prima moglie. \u00a0Lavorava per la\u00a0 France Press e arrotondava lo stipendio con le traduzioni. \u00a0Qui\u00a0 scrisse il suo primo romanzo La citt\u00e0 e i cani. \u00a0Incontr\u00f2 Gabriel Garc\u00eda M\u00e1rquez,\u00a0 divorzi\u00f2, per risposarsi con la cugina Patricia Llosa de Varga, poi\u00a0 and\u00f2 via, viaggi\u00f2 a lungo, ritrov\u00f2 i legami della sua terra e soprattutto\u00a0 scrisse altri romanzi: <em>La casa verde<\/em>, C<em>onversazione nella cattedrale<\/em>,\u00a0 <em>Pantaleon e le visitatrici<\/em>, <em>La zia Julia e lo scribacchino<\/em>, <em>Chi ha ucciso Palomino\u00a0 Molero<\/em>. E altri, come quel capolavoro erotico che \u00e8 <em>Elogio della matrigna<\/em>.<\/div>\n<div>\u00ab\u00c8 il frutto &#8211; racconta &#8211; della mia amicizia con un pittore peruviano\u00a0 bravissimo, Fernando de Sislo. \u00a0Anch\u2019io amo la pittura. \u00a0Decidemmo di\u00a0 fare un\u00a0 libro che io avrei inventato e scritto, e lui avrebbe dipinto. \u00a0L\u2019idea non\u00a0 era che io scrivessi una storia e che lui la illustrasse, ma che fin\u00a0 dall\u2019inizio lavorassimo insieme, in modo da stimolare reciprocamente\u00a0 la\u00a0 nostra creativit\u00e0. \u00a0Avevamo deciso che il tema della storia sarebbe\u00a0 stato\u00a0 erotico e che in tale erotismo avrebbero dovuto esserci dei rituali. \u00a0 Rituali\u00a0 ed erotismo\u00bb.<\/div>\n<div>\u00c8 una sera mite, questa, a Parigi. \u00a0Si passeggia per le strade strette del Marais, dove c\u2019\u00e8 il vecchio ghetto ebraico, quartiere che vive di\u00a0 notte, in fermento per la festa dello Yom Kippur, dove si incontrano gli ultimi\u00a0 artisti di strada, ora che il \u00abQuartier Latin\u00bb \u00e8 una cartolina per\u00a0 turisti. \u00a0 Bella la storia del Marais, che prima ancora di essere ghetto\u00a0 ospitava gli\u00a0 aristocratici di Francia. \u00a0Allora si era nel \u2019600, quando Cyrano\u00a0 cantava,\u00a0 osservando Roxanne: \u00abEd il vecchio Marais si risveglia\u00bb.<\/div>\n<div>Vargas Llosa, 65 anni, rigido nel suo gessato d\u2019altri tempi, con\u00a0 l\u2019andatura<\/div>\n<div>da vecchio colonnello sudamericano &#8211; proprio lui cos\u00ec ostile a tutte\u00a0 le\u00a0 dittature &#8211; indica, con il suo ombrello inglese, ora un palazzo, ora\u00a0 un\u00a0 altro e parla, racconta il suo amore per Egon Schiele,\u00a0 l\u2019espressionista\u00a0 austriaco che in qualche modo ha ispirato I quaderni di don\u00a0 Rigoberto. \u00a0Parla\u00a0 di libri, dei suoi, come La festa del caprone, di democrazia e di\u00a0 mercati, e\u00a0 soprattutto del romanzo, di tutti i romanzi, non solo i suoi. \u00a0In\u00a0 fondo si \u00e8\u00a0 qui per questo.<\/div>\n<div>Ecco finalmente un taxi. \u00a0Si sale. \u00a0Destinazione VII arrondissement.<\/div>\n<div>Nella\u00a0 vecchia villa del marchese di Talleyrand. \u00a0Qui l\u2019Einaudi presenta il<\/div>\n<div>primo\u00a0 dei sei volumi della sua ultima \u00abgrande opera\u00bb Il romanzo, un lungo, eroico, coinvolgente, interminabile viaggio\u00a0 nella\u00a0 narrativa di ogni tempo e di ogni luogo. \u00a0Sei tomi, ognuno dei quali\u00a0 di quasi\u00a0 mille pagine, migliaia di saggi. \u00a0Il capitano dell\u2019impresa \u00e8 Franco\u00a0 Moretti,\u00a0 sostenuto da un quintetto di consulenti: Ernesto Franco, Fredric\u00a0 Jameson,\u00a0 Abdelfattha Kilito, Pier Vincenzo Mengaldo e, appunto, Mario Vargas\u00a0 Llosa.<\/div>\n<div>\u00c8 bello ascoltare lo scrittore di Arequipa parlare di romanzi,\u00a0 dell\u2019idea di<\/div>\n<div>romanzo. \u00c8 vero: li ama. \u00a0Li ama tutti, certo quelli belli, i\u00a0 classici, i\u00a0 capolavori, ma anche quelli commerciali, quelli da niente, s\u00ec anche\u00a0 quelli\u00a0 brutti. \u00abCosa sarebbe il mondo senza romanzi\u00bb, chiede, si chiede. \u00abSarebbe\u00a0 un mondo pi\u00f9 conformista\u00bb, \u00e8 la sua risposta. \u00a0Ed \u00e8 meno banale di quanto in\u00a0 apparenza possa sembrare. \u00a0Perch\u00e9 la forza di questo genere letterario \u00e8 lo\u00a0 spirito eretico. \u00abLa buona letteratura &#8211; sussurra convinto &#8211; \u00e8 quella che\u00a0 mette radicalmente in discussione il mondo in cui viviamo. \u00a0In ogni grande\u00a0 testo di finzione, e spesso anche senza che gli autori se lo siano proposto,\u00a0 aleggia una predisposizione sediziosa\u00bb.<\/div>\n<div>Vargas Llosa parla come un tribuno del popolo dei lettori: \u00abI romanzi non<\/div>\n<div>dicono nulla agli uomini soddisfatti del proprio destino, quelli\u00a0 appagati\u00a0\u00a0 della propria vita. \u00a0Alimenta invece gli animi indocili, propaga\u00a0 disaccordo,\u00a0 \u00e8 un rifugio per chi ha troppo o troppo poco nella vita, per chi si\u00a0 sente\u00a0 incompleto, irrealizzato nelle proprie aspirazioni\u00bb. \u00a0Il romanzo \u00e8 la\u00a0 terra\u00a0 di nessuno di chi non pu\u00f2 fare a meno di \u00abcavalcare insieme allo smorto\u00a0 Ronzinante e al suo scapestrato cavaliere tra le zolle della Mancia, percorrere i mari alla ricerca della Balena Bianca con il capitano Achab,\u00a0 prendere l\u2019arsenico con Emma Bovary o trasformarsi in insetto con Gregor\u00a0 Samsa\u00bb.<\/div>\n<div>Questa sera a Parigi Vargas Llosa non \u00e8 lo scrittore peruviano, con\u00a0 un\u2019infanzia in Bolivia, in odore di Nobel. \u00a0Non \u00e8 neppure l\u2019ex\u00a0 intellettuale\u00a0 engag\u00e9 che in un tempo lontano sub\u00ec il fascino di Sartre e della\u00a0 r\u00e9volucion\u00a0 cubana. \u00a0Non \u00e8 il maturo alfiere della libert\u00e0 di mercato, convinto\u00a0 che non\u00a0 c\u2019\u00e8 libert\u00e0 senza propriet\u00e0 privata o che l\u2019unico neo della\u00a0 globalizzazione\u00a0 \u00e8 non aver reso universali i diritti umani. \u00a0Non \u00e8 nulla di queste\u00a0 cose.<\/div>\n<div>Appare, o forse \u00e8, solo il personaggio di un romanzo ancora da scrivere,\u00a0 quello di un elegante rappresentante di libri di un futuro prossimo o lontano che cerca di vendere i suoi volumi di carta, rilegati magari ancora\u00a0 con una certa cura, in un mondo dominato dall\u2019immagine, dove i romanzi non\u00a0 ci sono pi\u00f9 o si perdono nella memoria fragile di qualche cd-rom usa\u00a0 e\u00a0 getta. \u00abUn giorno a Madrid il signor Bill Gates disse che il suo sogno era farla\u00a0 finita con la carta. \u00a0Io spero quel giorno di non esserci. \u00a0Sono un\u00a0 vecchio bibliofilo che sa usare Internet, trova la rete utile per le sue ricerche e\u00a0 i suoi studi, ma teme che il video possa cancellare le parole. Rendere muti\u00a0 i miei Karamazov, i miei Aureliano Buendia, i miei Stephen Dedalus. \u00a0 Leggete,\u00a0 per favore, solo cos\u00ec si pu\u00f2 esorcizzare una societ\u00e0 affollata da\u00a0 computer,\u00a0 schermi e altoparlanti, e senza libri, o precisamente, in cui i libri &#8211; la\u00a0 letteratura &#8211; \u00e8 diventata come l\u2019alchimia nell\u2019era della fisica: una cosa anacronistica, praticata nelle catacombe della civilt\u00e0 mediatica da\u00a0 esigue minoranze nevrotiche\u00bb.<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Mario Vargas Llosa conosce quasi ogni angolo di Parigi. \u00a0Aveva vent\u2019anni\u00a0 quando si trasfer\u00ec qui, dal Per\u00f9, con la prima moglie. \u00a0Lavorava per la\u00a0 France Press e arrotondava lo stipendio con le traduzioni. \u00a0Qui\u00a0 scrisse il suo primo romanzo La citt\u00e0 e i cani. \u00a0Incontr\u00f2 Gabriel Garc\u00eda M\u00e1rquez,\u00a0 divorzi\u00f2, per risposarsi con la cugina Patricia Llosa de Varga, poi\u00a0 and\u00f2 via, viaggi\u00f2 a lungo, ritrov\u00f2 i legami della sua terra e soprattutto\u00a0 scrisse altri romanzi: La casa verde, Conversazione nella cattedrale,\u00a0 Pantaleon e le visitatrici, La zia Julia e lo scribacchino, Chi ha ucciso Palomino\u00a0 Molero. 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