{"id":533,"date":"2015-11-01T19:56:30","date_gmt":"2015-11-01T18:56:30","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=533"},"modified":"2015-11-01T19:56:30","modified_gmt":"2015-11-01T18:56:30","slug":"city-on-fire-lepopea-punk-di-new-york","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2015\/11\/01\/city-on-fire-lepopea-punk-di-new-york\/","title":{"rendered":"City on fire: l&#8217;epopea punk di New York"},"content":{"rendered":"<p>Era la notte del 13 luglio 1977 e New York sprofond\u00f2 nell\u2019oscurit\u00e0. Black Out. Due lunghi giorni senza luce, come una follia, come una coperta di paura o come un carnevale. A Brooklyn, Harlem e nelle strade del South Bronx non c\u2019era pi\u00f9 legge. Rapine, saccheggi, automobili che cambiavano padrone e poi 3776 arresti, 1037 incendi e cene a lume di candela. Nel Greenwich Village invece la notte fu bianca, come l\u2019esplosione di un sogno, si cant\u00f2 e ball\u00f2 senza sosta, sotto incantesimo. Qualcuno pens\u00f2 che quel black out fosse la fine, l\u2019apocalisse, altri ci videro l\u2019inizio, una ventata di anarchia a disarticolare il mondo. C\u2019\u00e8 chi pens\u00f2 che la Grande Mela semplicemente fosse in bolletta. Fallita. Ma il buio mischia le carte. \u00c8 una scommessa, un confine, un\u2019avventura, un modo per perdersi e ritrovarsi. Il buio sospende le cose, riannoda i fili, recupera il tempo perduto. Il buio scova nuove energie che si muovono dalla periferia e conquistano il centro. Ecco, \u00e8 intorno a questo cratere temporale di materia oscura che converge <em>City on fire<\/em>. Benvenuti a New York, anno di grazia 1977. \u00c8 l\u2019America di Jimmy Carter, il presidente che vendeva noccioline, Mario Cuomo si prepara a fare il sindaco, e il primo <em>Guerre Stellari<\/em> arriva in sala. C\u2019\u00e8 un serial killer che va in giro ad ammazzare ragazze bionde. Si chiama David Berkowitz, detto \u00abSam\u00bb. La chiameranno cos\u00ec: l\u2019estate di Sam. \u00c8 prima dell\u2019Aids e di Reagan e Manhattan si trova in una bolla di decadenza in stile Weimar: droghe, alcol, sesso sfacciato e poliformo. Ma in questa citt\u00e0 in bancarotta artisti e musicisti si ritrovano a vivere sregolati nell\u2019epicentro del collasso. La musica esplode, come un rumore bianco. \u00c8 punk. \u00c8 No Wave. \u00c8 hip hop. \u00c8 uno strano nichilismo che in realt\u00e0 sta fuggendo dalla morte. Cerchi di sopravvivere anche se galleggi nella disillusione. Come dice Lydia Lunch, all\u2019epoca nei Teenage jesus and the jerks: \u00abLe scorie di Taxi Driver, Times Square, il figlio di Sam, il black out del \u201977, la corruzione politica dilagante, la povert\u00e0 crescente, il fallimento dell&#8217;Estate dell&#8217;Amore, la fregatura di Charles Manson, e un bisogno disperato di ribellione violenta contro sitcom e disco music\u00bb.<\/p>\n<p>Il circo di voci e personaggi di <em>City on fire<\/em> si muove su questo palcoscenico. \u00c8 da due anni che se ne parla, quando ancora in bozze portava l\u2019etichetta di \u00abnuovo grande romanzo americano\u00bb. C\u2019\u00e8 un\u2019agente letterario che lancia un\u2019asta, un editore, Knopf, che acquista i diritti mettendo sul piatto due milioni di dollari e un nome su cui puntare tutto: <strong>Garth Risk Hallberg<\/strong>. \u00c8 lui l\u2019autore, uno che va per i trentacinque anni e collabora con un po\u2019 di giornali. Non \u00e8 esattamente un esordiente. Ha pubblicato uno strambo libro illustrato, <em>A Field Guide to the North American Family<\/em>. \u00c8 cresciuto ai margini di Greenville, una cittadina della Carolina del Nord. Si sente decisamente un outsiders, un provinciale, sempre alla ricerca di un posto fuori dal mondo. \u00abNarnia, la Terra di Mezzo e New York sono stati i miei universi di fantasia\u00bb. Nelle istruzioni per diventare uno scrittore da due milioni di dollari non c\u2019\u00e8 scritto di leggere sei volte <em>Harry Potter e l\u2019ordine della fenice<\/em>, ma lui lo ha fatto. Magari serve davvero. Nella sua play list trovi pezzi dei Dirty Mind, Fugazi, Darkness On The Edge of Town, Transformer, The Clash, Talking Heads, ma su tutto questo c\u2019\u00e8, come una divinit\u00e0 dell\u2019Olimpo, Patti Smith. \u00abSe crediamo nella notte ci fidiamo\/perch\u00e9 stanotte ci sono due amanti\u00bb.<br \/>\nAdesso che il romanzo c\u2019\u00e8, e a gennaio arriva anche per Mondadori l\u2019edizione italiana, <em>City on fire<\/em> non \u00e8 pi\u00f9 soltanto un caso da due milioni di dollari. Se vi dicono che ha a che fare con <em>Le Correzioni <\/em>di Franzen, diffidate. Piuttosto c\u2019\u00e8 qualcosa di Michael Chabon. Se vi nominano Dickens \u00e8 solo per quell\u2019odore di sporco e di miseria che ogni tanto sale da appartamenti troppo affollati, ma non \u00e8 fame. \u00c8 puzza d\u2019artista. Magari c\u2019\u00e8 qualcosa del <em>Fal\u00f2 delle vanit\u00e0 <\/em>di Tom Wolfe, non di certo <em>Underwold<\/em> di Don De Lillo e neppure Bolano. No, non \u00e8 postmoderno. Avete invece presente quelle lunghe scene dove sembra non accadere nulla ma se le salti perdi tutto? E poi tagli e accelerazioni che all\u2019improvviso ti tengono incollato alla storia e ti lasciano sveglio tutta la notte. Ecco allora cosa \u00e8 davvero City on fire. \u00c8 l\u2019inizio di un nuovo genere HBO, s\u00ec esattamente come le grandi fiction americane, con la stessa forza creativa e narrativa e in pi\u00f9 una lingua e una scrittura da grande romanzo americano. Si comincia. \u00abA New York puoi farti consegnare a domicilio qualsiasi cosa\u00bb. \u00c8 l\u2019ultimo giorno dell\u2019anno. A Central Park si cammina nella neve. Uno sparo, una ragazza che cade, qualcuno ha colpito proprio lei, non \u00e8 morta ma \u00e8 in coma. Quello che state leggendo potrebbe essere un giallo e invece no. \u00c8 un tuffo. \u00c8 vedere cosa accade quando il potere si oscura. \u00c8 sfogliare le 944 pagine, sentirne l\u2019odore, seguire le voci che vanno su e gi\u00f9 lungo la mappa della citt\u00e0, capire infine dove tutto questo rumore si spegne. Queste voci sono storie e non la smettono mai di pensare, raccontarsi, respirare, elucubrare, citando in ogni istante teorie, cospirazioni, citazioni di Hegel, Nietzsche, Gramsci, e poi testi di canzoni, autori e libri pi\u00f9 o meno dimenticati, e tutte finiscono per schiantarsi sulle rocce del proprio destino. Sono frammenti di umanit\u00e0 e insieme tracciano il profilo di New York. E Hallberg sostiene: \u00abTutti i personaggi sono me\u00bb.<br \/>\nHallberg sicuramente \u00e8 Samanta Cicciaro, il corpo, figlia di italiani, anarchica, punk, che frequenta il gruppo di un tal Nicky Chaos. Non tutto per\u00f2 \u00e8 cos\u00ec lineare. Samanta \u00e8 punk ma \u00e8 anche l\u2019amante di un finanziere di Wall Street, sposato con una ricca ereditiera. E qui entra in ballo la famiglia Hamilton-Sweeney, una di quelle casate che ha fatto la storia di New York. L\u2019ultimo figlio chiaramente \u00e8 un pittore radical, gay e alla ricerca di una Bohemian Rhapsody. \u00abIs this the real life? Is this just fantasy?\u00bb. Il suo compagno \u00e8 uno scrittore arrivato a New York per scrivere il Grande Romanzo Americano. I personaggi di City on fire subiscono lo stesso dilemma di Tristram Shandy: \u00abNella testa del romanziere, il libro continuava a crescere in lunghezza e complessit\u00e0, quasi si fosse assunto l\u2019onere di soppiantare la vita reale\u00bb. Ma come pu\u00f2 un romanzo essere reale come la vita? La risposta \u00e8 nel prologo, che si chiude con un appello ai sognatori di New York. Chi di noi, se questo significa lasciare la follia, il mistero e la bellezza di tutte le milioni di possibili New York sparse nel tempo, \u00e8 pronto anche adesso a rinunciare alla speranza?. Chi di noi sogna un ancora un mondo diverso? Non si fugge da New York anche se sei nato per correre, anche se resti al buio o soprattutto se stai al buio, anche se un 11 settembre ti spezza la facolt\u00e0 di coniugare i tempi al futuro, perch\u00e9 New York \u00e8 per illusionisti e prestigiatori. \u00c8 per chi disegna fuochi d\u2019artificio e se la perdi ti viene nostalgia. Ma per sognarla devi spegnerne le luci. Come canta Bruce Springsteen. \u00abLa citt\u00e0 ti spezza la schiena. Noi siamo nati per correre. Fammi entrare piccola, voglio essere tuo amico. Voglio proteggere i tuoi sogni e le tue visioni\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Era la notte del 13 luglio 1977 e New York sprofond\u00f2 nell\u2019oscurit\u00e0. Black Out. Due lunghi giorni senza luce, come una follia, come una coperta di paura o come un carnevale. A Brooklyn, Harlem e nelle strade del South Bronx non c\u2019era pi\u00f9 legge. Rapine, saccheggi, automobili che cambiavano padrone e poi 3776 arresti, 1037 incendi e cene a lume di candela. Nel Greenwich Village invece la notte fu bianca, come l\u2019esplosione di un sogno, si cant\u00f2 e ball\u00f2 senza sosta, sotto incantesimo. 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