{"id":563,"date":"2016-05-20T12:28:08","date_gmt":"2016-05-20T10:28:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=563"},"modified":"2016-05-20T12:28:08","modified_gmt":"2016-05-20T10:28:08","slug":"pannella-il-veggente-strabordante-che-ci-lascia-tutti-piu-miopi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2016\/05\/20\/pannella-il-veggente-strabordante-che-ci-lascia-tutti-piu-miopi\/","title":{"rendered":"Pannella, il veggente strabordante che ci lascia tutti pi\u00f9 miopi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/files\/2016\/05\/pannella-1000x500.jpg\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/files\/2016\/05\/pannella-1000x500-300x150.jpg\" alt=\"pannella-1000x500\" width=\"300\" height=\"150\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-565\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/files\/2016\/05\/pannella-1000x500-300x150.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/files\/2016\/05\/pannella-1000x500.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00abQuando ero ragazzo a Teramo mi atteggiavo a poeta. Mi sentivo Rimbaud, scamiciato, con le suole di vento, con la voglia di vivere la mia stagione all\u2019inferno, facendo deragliare tutti i sensi. Ti ricordi i colori delle vocali? A nera, E bianca, I rossa, U verde, e la O non ricordo mai se blu o viola. Tutte e due, mi sa. Un tempo la recitavo in francese\u00bb.<br \/>\n\u00abMarco in fondo poeta lo sei stato. Veggente, proprio come Rimbaud\u00bb.<br \/>\n\u00abMi avranno ascoltato?\u00bb.<br \/>\n\u00abQualche volta s\u00ec. Magari non sempre capito\u00bb.<br \/>\n\u00abMi hanno amato, gli italiani?\u00bb.<br \/>\n\u00abTi faranno santo\u00bb.<br \/>\nEra una domenica d\u2019ottobre, l\u2019ultima volta che ci siamo presi il tempo di chiacchierare senza fretta, nel bar di casa sua, con quelli che lo indicavano passando, e lui che salutava felice tutti. Un pomeriggio di flashback, divagazioni, reminiscenze a parlare di Montanelli e Malagodi, di Craxi e Martin Luther King, di Berlusconi e Papa Francesco, del Vangelo di Giovanni e del Giorno della civetta di Sciascia. Tutti abbiamo paura di morire, ma tu la anneghi nella tua ingorda curiosit\u00e0. E chiss\u00e0 cosa daresti adesso per sbirciare quello che dicono di te. Sei stato un padre senza figli. Troppo egocentrico per non divorarli tutti, ma il vuoto politico, umano e culturale che lasci ha gli stessi colori dell\u2019esplosione di una supernova. Come scriveva Rimbaud? \u00abO l\u2019Omega, raggio viola dei suoi occhi\u00bb. Addio Marco.<br \/>\nEccola \u00e8 arrivata e come sospettavi ha davvero i tuoi occhi. Quegli occhi azzurri e viola, infiniti, destinati a guardare sempre al futuro, con la cocciutaggine abruzzese di chi si ritrova sempre fuori sincrono con il tempo degli altri. Qualche volta ti voltavi indietro, spiluccando da solo in qualche ristorante, come oasi dei tuoi incorruttibili scioperi della fame. Spesso su questa storia ti prendevano in giro. Non ti credevano. Non ti capivano. \u00abQuello mangia di nascosto. Quello \u00e8 un furbone. Quel vecchio sono anni che campa di politica e non crepa mai\u00bb. Meschinit\u00e0. Non \u00e8 mai stato facile guardare la vita con i tuoi occhi. Non mangiare e non bere. Non era solo una protesta non violenta. Era illuminare. Era dire, far vedere, indicare. Ogni volta una croce, un diritto violato, una libert\u00e0 stuprata, una costituzione tradita. Allora adesso andate indietro e ripercorrete quel percorso senza pane e senz\u2019acqua e troverete il viale delle ingiustizie, una via dell\u2019inferno che lui, come Gandalf, ha attraversato per ognuno di noi. Magari molti saranno contenti che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 quel rompiscatole con la coda bianca da stregone a frantumarci l\u2019anima con i suoi monologhi senza tempo, solo che adesso quella strada \u00e8 buia e all\u2019improvviso siamo tutti pi\u00f9 miopi.<br \/>\nJe ne regrette rien. La voce \u00e8 sempre di Edith Piaf, l&#8217;anima \u00e8 ancora la sua. Giacinto Pannella detto Marco non ha mai rinnegato nulla. Era la sua forza, la sua storia, la sua biografia. Non c&#8217;\u00e8 perdono. Non c&#8217;\u00e8 peccato. Non c&#8217;\u00e8 redenzione. Quest&#8217;uomo potevi prenderlo solo cos\u00ec, come un gigante imperfetto, scomodo, qualche volta irritante, come un perdente che non \u00e8 mai stato sconfitto, come un maestro che si ribella ai suoi discepoli.<br \/>\nPannella che non \u00e8 di destra n\u00e9 di sinistra. Pannella liberale, liberista e libertario, pasoliniano, Sciascia e Cicciolina, Tortora e Toni Negri, craxiano e degasperiano, con Wojtyla e contro la Chiesa, berlusconiano e piddino, qualche volta perfino andreottiano. Pannella che \u00e8 sempre e solo Pannella. Fin dall&#8217;inizio. Ti ricordi il primo sciopero della fame? \u00abLo ricordo bene. Inizio Anni sessanta. Lavoravo a Parigi per Il Giorno. E avevo ottimi rapporti con la resistenza algerina. C&#8217;era un vecchio anarchico francese, Louis Lecoin, uno che contro la tradizione anarchica aveva chiesto addirittura al Papa di intervenire per salvare Sacco e Vanzetti, convertito alla non violenza, con un certo prestigio nel mondo intellettuale. E a lui mi aggregai. Dopo quattro-cinque giorni smise lui e smisi io\u00bb. Il motivo? L&#8217;appoggio alla resistenza algerina. Tutto comincia e finisce con i diritti umani.<br \/>\n\u00abAmo gli obiettori, i fuorilegge del matrimonio, i capelloni sottoproletari anfetaminizzati, i cecoslovacchi della primavera, i non violenti, i libertari, i veri credenti, le femministe, gli omosessuali, i borghesi come me, la gente con il suo intelligente qualunquismo e la sua triste disperazione\u00bb. Pannella era una vecchia zitella che ha avuto tanti amanti. Li ricordava tutti e non scomunicava nessuno. Craxi gli diceva: \u00abNon posso starti sempre a sentire, questi ci linciano\u00bb. Marco ne parlava cos\u00ec: \u00abQuando salvammo D&#8217;Urso, prigioniero delle Br, fin\u00ec a champagne con lui. Sorrideva. E siccome non aveva ancora aggiustato i denti aveva davanti una fessura, di quelle in cui ci puoi fare i tuffi. Non era bello, ma quel sorriso aveva un suo fascino\u00bb. Di Andreotti sosteneva: \u00abDevo dargli atto che con il passare degli anni il suo cinismo cattolico romano si \u00e8 trasformato in alto cinismo greco. Ha saputo crescere invecchiando\u00bb.<br \/>\nQuelli del Pci non lo hanno mai sopportato. I radicali erano i borghesi, quelli con troppi vizi, una compagnia girovaga di buffoni e viandanti. Li chiamavano \u00abfroci e drogati\u00bb. \u00abHanno sempre cercato di esorcizzarmi. Ci hanno vissuto un po&#8217; come i comunisti storici avevano vissuto i trotzkisti. E mi dispiace che questo atteggiamento lo sento ancora nel Pd\u00bb. \u00c8 stato sempre cos\u00ec. La sinistra ha sempre cercato di tenere Pannella fuori dalla porta. E lo sopportavano solo per amore della Bonino. \u00c8 difficile collocarlo. La politica \u00e8 meraviglia: \u00abHo difeso l&#8217;Msi dal fascismo degli antifascisti\u00bb. Uno dei suoi teoremi: \u00abIl dialogo \u00e8 tra persone che non condividono tutto. La sintesi \u00e8 una profonda trattativa\u00bb. Sembra che Papa Wojtyla ascoltasse le sue interviste: \u00abLo ha raccontato lui stesso. Quando arriv\u00f2 a Roma, appena eletto cardinale, gli parlarono di questo politico strano che faceva scioperi della fame. Volle vedermi. Di quel dialogo ci rimase una visione non distante sull&#8217;idea di religiosit\u00e0\u00bb.<br \/>\nPannella non sar\u00e0 mai un \u00abpadre della patria\u00bb. Niente monumenti. \u00abMi offenderebbero un po&#8217;\u00bb. Un giorno gli chiesero: che fai se gli italiani ti eleggono presidente? \u00abMi dimetto. Significa che l&#8217;Italia non ha pi\u00f9 bisogno di me\u00bb. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abQuando ero ragazzo a Teramo mi atteggiavo a poeta. Mi sentivo Rimbaud, scamiciato, con le suole di vento, con la voglia di vivere la mia stagione all\u2019inferno, facendo deragliare tutti i sensi. Ti ricordi i colori delle vocali? A nera, E bianca, I rossa, U verde, e la O non ricordo mai se blu o viola. Tutte e due, mi sa. Un tempo la recitavo in francese\u00bb. \u00abMarco in fondo poeta lo sei stato. Veggente, proprio come Rimbaud\u00bb. \u00abMi avranno ascoltato?\u00bb. \u00abQualche volta s\u00ec. Magari non sempre capito\u00bb. \u00abMi hanno amato, gli italiani?\u00bb. \u00abTi faranno santo\u00bb. 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