{"id":577,"date":"2016-08-17T03:24:47","date_gmt":"2016-08-17T01:24:47","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=577"},"modified":"2016-08-17T03:24:47","modified_gmt":"2016-08-17T01:24:47","slug":"perche-bolt-ha-vinto-e-un-po-perso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2016\/08\/17\/perche-bolt-ha-vinto-e-un-po-perso\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 Bolt ha vinto (e un po&#8217; perso)"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una ruga sul suo viso, come una specie di sorriso. Il quarantunesimo passo sembra quasi al rallentatore, come se avesse voglia di sospendere il tempo, di fermarsi l\u00ec ancora un altro po\u2019, per godersi la scena, per non dover scappare via. \u00c8 l\u00ec che sorride, ma non \u00e8 allegria, \u00e8 come se si fosse sorpreso a ricordare con tenerezza quell\u2019attimo che sta vivendo in quell\u2019esatto momento. Usain Bolt sta sorridendo di nostalgia, in tempo reale.<br \/>\nSolo un passo dopo, oltre il terzo oro sui cento in tre olimpiadi, oltre la settima medaglia sacra e le altre due da prendersi, oltre la leggenda, comincia il suo show. Osanna dall\u2019alto dei cieli di Rio. \u00c8 come un Dio deve offrirsi ai suoi fedeli. Lo chiamano, lo invocano, lo pregano, con la speranza di poterlo solo toccare o addirittura di portarsi a casa l\u2019immagine in carne e pixel dell\u2019Orix\u00e0 giamaicano. \u00c8 il fulmine che si mostra al suo popolo con il passo leggero del giaguaro. \u00c8 la statua umana che scocca la freccia verso il cielo, con il bagliore di migliaia di flash che lo catturano in eterno. Solo che tutto questo presto finir\u00e0. Usain lo sa, lo ha sentito, nella tensione della solita partenza sgranata, nella schiena che al primo strappo scarica dolore, nel non poter pi\u00f9 inseguire la corsa del ragazzo di otto anni fa. Aveva promesso spavaldeggiando di chiudere la pratica in 9\u201960, due centesimi pi\u00f9 lento del record del mondo del 2009. Ha vinto in nove secondi e ottantuno centesimi. Chi se ne frega, certo. Ma nella corsa di Usain questa volta, in finale, c\u2019era qualcosa di strano, come un sortilegio, un incantesimo di difesa. Usain non ha vinto perch\u00e9 pi\u00f9 veloce, ma perch\u00e9 gli altri sono stati pi\u00f9 lenti. Sembra la stessa cosa ma non \u00e8 cos\u00ec. Bolt nei cento \u00e8 la velocit\u00e0 della luce, puoi andare svelto quanto vuoi ma non si pu\u00f2 superare. Bolt \u00e8 il limite assoluto. Non a Rio, per\u00f2. Qui si poteva battere. Solo che lui ha allargato le braccia e li ha annichiliti con la sua personalit\u00e0. Li ha rallentati. Come per magia, con l\u2019incanto del carisma. E questo \u00e8 il segno che Usain \u00e8 invecchiato.<br \/>\n&#8220;E&#8217; la mia ultima Olimpiade. Ora altre due medaglie e diventer\u00f2 immortale&#8221;. Ma cosa accade agli immortali quando invecchiano, quando non possono pi\u00f9 ingannare il tempo? Come si vive da leggenda vivente? Gli anni saranno lunghi e i giorni della gloria saranno sempre pi\u00f9 lontani. Il tuo nome sar\u00e0 ricordato come il pi\u00f9 grande, i padri lo racconteranno ai figli e i nonni ai nipoti, e tu starai l\u00ec a sentirti raccontare, fino a stancarti di te stesso. E ti verr\u00e0 voglia di sapere che sapore ha la sconfitta e di rinnegarti, di strapparti il passato dalla pelle, di sognare un passo falso, di assaporare la polvere, per tornare a essere mortale, per non dover scontare il tempo giocando a golf, come un ricco signore che ha tanto tempo da spendere e non prova pi\u00f9 alcun senso di colpa per una birra di troppo o un hamburger stracarico di salsa da strafogare con le patatine fritte. Oppure semplicemente tornare a Sherwood Content, scoprendo che quella che chiami casa ha posto per un altare ma non per te, in carne ossa, tutti i santi giorni. Perch\u00e9 che cosa te ne fai di un dio cos\u00ec immanente? \u201cCosa ti fa pi\u00f9 paura Usain? I giamaicani\u201d.<br \/>\n\u00c8 per questo che in questa notte di mezzo agosto qualcosa hai perso. Quella specie di sorriso \u00e8 un solco, un confine, una frontiera. Nessuno sar\u00e0 mai pi\u00f9 come Usain Bolt, neppure Bolt. Ogni vittoria \u00e8 un approdo e ti lascia la nostalgia del navigare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C\u2019\u00e8 una ruga sul suo viso, come una specie di sorriso. Il quarantunesimo passo sembra quasi al rallentatore, come se avesse voglia di sospendere il tempo, di fermarsi l\u00ec ancora un altro po\u2019, per godersi la scena, per non dover scappare via. \u00c8 l\u00ec che sorride, ma non \u00e8 allegria, \u00e8 come se si fosse sorpreso a ricordare con tenerezza quell\u2019attimo che sta vivendo in quell\u2019esatto momento. Usain Bolt sta sorridendo di nostalgia, in tempo reale. 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