{"id":593,"date":"2016-11-01T15:16:15","date_gmt":"2016-11-01T14:16:15","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=593"},"modified":"2016-11-01T15:17:05","modified_gmt":"2016-11-01T14:17:05","slug":"lo-spirito-di-norcia-come-i-benedettini-ricostruirono-loccidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2016\/11\/01\/lo-spirito-di-norcia-come-i-benedettini-ricostruirono-loccidente\/","title":{"rendered":"Lo spirito di Norcia. Come i benedettini ricostruirono l&#8217;Occidente"},"content":{"rendered":"<p>Pietra su pietra. Ancora una volta con le mani nelle macerie, con la fatica, con l\u2019ingegno, con la speranza, perch\u00e9 crollano i muri ma non le idee, non ci\u00f2 che sei, senza maledire il cielo, perch\u00e9 tanto \u00e8 inutile, ma come Giobbe resistere a ogni sventura e ricominciare. Si chiama fede o orgoglio o antica cocciutaggine di chi si porta nel dna mille e pi\u00f9 di mille anni di cadute e resurrezioni, come il pugile che sa che la sconfitta non \u00e8 cadere ma non rialzarsi mai. Quando padre Bruno Marin solleva la testa davanti alla basilica di San Benedetto a Norcia, a ci\u00f2 che resta, indica esattamente questo. I benedettini custodiscono lo spirito e il destino di queste terre, di una civilt\u00e0, di quella che in qualche modo possiamo chiamare Europa. Non come continente. Non come ultra Stato. Non come legge, potere, denaro o burocrazia. Neppure solamente come religione. \u00c8 qualcosa di pi\u00f9 intimo e umano. \u00c8 il nostro sguardo sul mondo.<br \/>\nNon \u00e8 un orizzonte sicuro quello dove si ritrova a vivere Benedetto da Norcia. Sono passati cinquecento anni dalla nascita di Cristo. Roma da tempo non \u00e8 pi\u00f9 un impero. Non c\u2019\u00e8 equilibrio. Non c\u2019\u00e8 legge. Non c\u2019\u00e8 una morale. Il futuro non \u00e8 di questo mondo e ci si affanna a sopravvivere, con questa penisola che \u00e8 un incrocio di genti che da ogni valico o porto passano e razziano perch\u00e9 cos\u00ec \u00e8 la vita. Non c\u2019\u00e8 un posto sicuro e dove un tempo c\u2019era il potere ora c\u2019\u00e8 solo deriva umana e corruzione. Quella di Benedetto \u00e8 una fuga, verso terre di frontiera, lontane, periferiche. Fuga da Roma per lo schifo che si respira. Fuga dal rifugio di Subiaco, per l\u2019invidia di qualche mediocre, fuga dal mondo. Ricostruire. Ricostruire un passato e un futuro. Dove? In alto. Sulla cima di un monte. Montecassino. L\u2019idea \u00e8 di mettere insieme una comunit\u00e0 di individui di buona volont\u00e0, dove si prega e si lavora e si ritrova se stessi. E qui arriviamo alla famosa Regola. Quello di Benedetto \u00e8 un progetto, una visione, un programma di vita. \u00c8 un consiglio per mettere un po\u2019 di ordine al caos. \u00c8 un modo per ricominciare. Sono parole su carta che fissano dei punti, scandiscono la giornata. La parte finale, una sorta di post scriptum, \u00e8 una confessione di umilt\u00e0 e saggezza. Non \u00e8 un\u2019utopia. \u00c8, scrive Benedetto, un punto di partenza. Quella Regola, vista con gli occhi del 2016, assomiglia a un <em>software open source<\/em>, un programma aperto, senza diritto d\u2019autore, che ognuno pu\u00f2 modificare e adattare alle proprie esigenze. Ed \u00e8 per questo che sar\u00e0 virale. Benedetto, che forse non era neppure prete, non crea un ordine rigido. Ogni comunit\u00e0 si organizza come meglio crede e non deve per forza fare capo all\u2019abazia madre.<br \/>\nLa Regola viene cos\u00ec riformata e ogni volta si adatta ai tempi e ai luoghi. I benedettini diventano una confederazione. Cluny, che anticipa la vocazione francese al centralismo, \u00e8 pi\u00f9 gerarchica e rigida. \u00c8 un centro di potere, magnificente e lussuoso. Ognuno comunque sceglie la propria strada. Austeri e spogli e tanto lavoro per i cistercensi. Solitudine per i camaldolesi e i silvestrini. Senso artistico per gli olivetani e i cassinesi. E poich\u00e9 S. Benedetto nella sua regola non determina di quale colore debba essere l&#8217;abito monastico, i monaci vestirono di bianco (camaldolesi e olivetani) o di bianco e nero (cistercensi), o adottarono un colore intermedio, che sub\u00ec varie sfumature (silvestrini) fino a divenire tutto nero (vallombrosani). \u00c8 un\u2019Europa che all\u2019interno della Regola si ritaglia un abito su misura.<br \/>\nI monasteri sono luoghi dello spirito, ma si incarnano nella storia come crocicchi di arti, mestieri, saperi e creativit\u00e0. Sono punti di partenza che si attraggono e generano ricchezza e futuro. Il lavoro degli amanuensi recupera la cultura classica e la mette in rete. \u00c8, anche qui, una sorta di Google. I benedettini inventano l\u2019orologio meccanico. Non \u00e8 solo una questione tecnologica. \u00c8 molto di pi\u00f9, perch\u00e9 cambia la percezione mentale. Sono loro a reintrodurre la concezione romana di \u00abora\u00bb. Ogni ora ha il suo dovere e ogni dovere scandisce la giornata. I monaci contano il rapporto con Dio, ma quando questo concetto finisce nella testa dei mercanti getta il seme del capitalismo. L\u2019ora circolare delle fede diventa ora lineare per chi fa impresa. Jacques Le Goff e Reinhard Bendix raccontano il monaco benedettino come il primo professionista della civilt\u00e0 occidentale. Le innovazioni idrauliche e la rotazione delle colture strappano la storia e valgono come le rivoluzioni industriali o il capitalismo 4.0. E in pi\u00f9 ci hanno regalato il pentagramma e lo champagne. Vi dice nulla il monaco Dom Perignon?<br \/>\nI benedettini ridisegnano la mappa del pensiero. E lo fanno con una fuga dal presente, con una mossa laterale, spiazzante, come chi intuisce un corridoio invisibile dove immaginare il futuro. Oltre le macerie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Pietra su pietra. Ancora una volta con le mani nelle macerie, con la fatica, con l\u2019ingegno, con la speranza, perch\u00e9 crollano i muri ma non le idee, non ci\u00f2 che sei, senza maledire il cielo, perch\u00e9 tanto \u00e8 inutile, ma come Giobbe resistere a ogni sventura e ricominciare. Si chiama fede o orgoglio o antica cocciutaggine di chi si porta nel dna mille e pi\u00f9 di mille anni di cadute e resurrezioni, come il pugile che sa che la sconfitta non \u00e8 cadere ma non rialzarsi mai. 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