{"id":596,"date":"2016-11-26T17:25:21","date_gmt":"2016-11-26T16:25:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=596"},"modified":"2016-11-26T17:25:21","modified_gmt":"2016-11-26T16:25:21","slug":"carlos-franqui-fidel-e-un-cuba-libre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2016\/11\/26\/carlos-franqui-fidel-e-un-cuba-libre\/","title":{"rendered":"Carlos Franqui, Fidel e un Cuba libre"},"content":{"rendered":"<p><strong>Carlos Franqui<\/strong> arriva vestito di lino bianco, cammina lento, con quello sguardo che percepisce in fretta tutto l\u2019orizzonte e i baffi bianchi da vecchio signore del popolo. \u00c8 arrivato a 86 anni con un grande vuoto nell\u2019anima, un pezzo di isola caraibica che lui continua a sognare da lontano, con un grammo di nostalgia e una montagna di sensi di colpa. Cuba \u00e8 una truffa, un cocktail sbagliato, che affoga la libert\u00e0 in pessimo rum e in qualche succedaneo della Coca-Cola.<br \/>\nFranqui non beve mai Cuba libre: \u00ab\u00c8 una menzogna\u00bb. Parla un italiano colto, lento, con un lieve accento ligure. \u00abEra il \u201963. Lascio Cuba con la mia famiglia. Pensavo di non tornare pi\u00f9 a casa. Passo quasi un anno ad Albissola Marina, vicino a Genova. Mi sentivo in paradiso. Mi viene a trovare il mio amico Valerio Riva, con lui c\u2019\u00e8 Feltrinelli. Mi dicono: Fidel vuole scrivere il diario della Rivoluzione. Rispondo: e io che c\u2019entro? Feltrinelli sorride e dice: devi scriverlo tu. Insomma, mi tocca fare il negro di Castro. L\u2019accordo \u00e8: il 66 per cento a Fidel, il 33 a me. Torno a Cuba. Per fortuna quel libro non lo scriver\u00f2 mai\u00bb.<br \/>\nFranqui \u00e8 il grande vecchio dei dissidenti cubani. L\u2019uomo che pi\u00f9 di tutti ha deluso il l\u00edder m\u00e1ximo. Era con Fidel sulla Sierra. Era il direttore della radio ribelle, il punto di riferimento dei giovani che sognavano una Cuba diversa, libera da Batista, dalla dittatura, dalle classe sociali rigide e dalla fame. \u00c8 lui che dirige, dopo la conquista de L\u2019Avana, il giornale della rivoluzione. \u00c8 un intellettuale con contatti in tutto il mondo: Sartre, Picasso, Garc\u00eda M\u00e1rquez. Ma ben presto si accorge che la rivoluzione \u00e8 una beffa. Fidel non \u00e8 diverso da Batista, anzi la sua dittatura \u00e8 ancora pi\u00f9 totalitaria. Cominciano i massacri senza processo dei vecchi nemici e poi di tutti quelli che non sono d\u2019accordo con il grande capo. La rivoluzione mangia i suoi figli.<br \/>\nFranqui vede sparire i suoi amici, muore Camilo, il volto coraggioso della guerriglia, un\u2019ombra troppo grande per Castro. Il Movimento 26 luglio, la resistenza cittadina, perde i suoi vertici. Huber Matos viene condannato a 20 anni di galera perch\u00e9 non condivide la svolta comunista. E anche Carlos capisce che \u00e8 il momento di andare via. Scappa come un ladro un giorno del 1968. Non vedr\u00e0 pi\u00f9 Cuba. \u00abSono stato un uomo fortunato. Sono partito da un paesino dell\u2019oriente cubano, tra galli, palme altissime, celibas gigantesche e riti santeri. Ho studiato e scritto libri. Ho una famiglia bellissima e sono invecchiato bene. Il mio dolore \u00e8 che sono uno di quelli che ha distrutto la sua patria. Non me lo perdoner\u00f2 mai\u00bb.<br \/>\n<strong>Castro ormai \u00e8 un ectoplasma. E dicono che Ra\u00f9l sar\u00e0 il Gorbaciov di Cuba. <\/strong><br \/>\n\u00abFesserie. Ra\u00f9l segue la lezione cinese. Semina qui e l\u00e0 qualche libert\u00e0 economica per sopravvivere. Ora a Cuba si pu\u00f2 possedere una casa, le auto, i telefonini, il computer. Peccato che nessuno abbia i soldi per acquistare tutte queste cose. Castro ha tolto il respiro a un popolo e a una terra. La Cuba di Fidel \u00e8 un bosco di marab\u00f9, un arbusto con radici profondissime, quasi impossibili da sradicare. I contadini ci combattono senza speranza. Perfino gli animali fuggono da questi boschi\u00bb.<br \/>\n<strong>Che tipo \u00e8 <strong>Ra\u00f9l Castro<\/strong>? <\/strong><br \/>\n\u00ab\u00c8 uno che ha studiato da sergente nelle caserme del vecchio regime. Sulla Sierra lo chiamavamo il casquito, recluta di Batista. Non \u00e8 mai cambiato\u00bb.<br \/>\n<strong>Perch\u00e9 lasci\u00f2 Cuba? <\/strong><br \/>\n\u00abAvevo fatto la rivoluzione per cambiare il mondo. Mi sono accorto di aver combattuto solo per soddisfare la megalomania di Castro. Nel \u201963 volevo gi\u00e0 andarmene. Fidel mi licenzi\u00f2 dal giornale. Ma la mia redazione era una grande famiglia. Scioperarono contro il dittatore e lui fu costretto a riprendermi\u00bb.<br \/>\n<strong>Qual \u00e8 l\u2019ultima cosa che le ha detto Castro? <\/strong><br \/>\n\u00abCarlos sei un uomo fortunato. Sei un uomo libero, non schiavo come me del potere. So che sarai sempre fedele alla rivoluzione. Non deludermi. Qui puoi scrivere. Fare tutto quello che vuoi\u00bb.<br \/>\n<strong>E lei? <\/strong><br \/>\n\u00abIl giorno dopo feci le valigie. Lui la prese male. Cancell\u00f2 il mio volto da tutte le foto ufficiali. Nessuno os\u00f2 pi\u00f9 pronunciare il mio nome in sua presenza. Distrusse il museo di arte moderna che avevo fondato. Cancell\u00f2 le mura della mia casa\u00bb.<br \/>\n<strong>Lei and\u00f2 via un anno dopo la morte di Che Guevara. Da quanto tempo non lo vedeva? <\/strong><br \/>\n\u00abL\u2019ultima volta ci siamo visti a Parigi. Era il 1965. Il Che era ormai un uomo solo. In guerra con il mondo. Era gi\u00e0 pronto per il suo ultimo azzardo in Bolivia. Castro lo lasci\u00f2 andare con quattro ragazzotti, mentre a Cuba c\u2019era il cuore dei rivoluzionari di professione. Voleva la sua morte. E l\u2019ha avuta. Ernesto mi mand\u00f2 a chiamare. Mi mise un braccio sulla spalla e sussurr\u00f2: \u201cCon Fidel n\u00e9 divorzio n\u00e9 matrimonio\u201d\u00bb.<br \/>\n<strong>Un consiglio che non ha ascoltato? <\/strong><br \/>\n\u00abNon fanno per me le mezze misure. Il rivoluzionario Guevara, spietato e fanatico, \u00e8 diventato un mito del consumismo, con il suo volto stampato sulle magliette. Una beffa\u00bb.<br \/>\n <strong>Le manca Castro? <\/strong><br \/>\n\u00abMi manca?\u00bb.<br \/>\n<strong>Eravate amici. <\/strong><br \/>\n\u00abCastro ha avuto un solo amico: Fidel. L\u2019unica cosa che gli auguro \u00e8 di smettere di soffrire. Presto\u00bb.<br \/>\n<strong>Torner\u00e0 mai a Cuba? <\/strong><br \/>\n\u00abFacciamo una scommessa. Tra un anno il regime cadr\u00e0. Ho 86 anni e non so quanto tempo mi resta da vivere. Ma io tra un anno torner\u00f2 a casa: vivo o morto\u00bb.<\/p>\n<p>Carlos Franqui non \u00e8 mai tornato a Cuba. E\u2019 morto a 89 anni a Porto Rico nel 2010. <strong>Fidel Castro<\/strong> sei anni dopo ha smesso di soffrire. E\u2019 rimasto solo Ra\u00f9l, l\u2019ultimo dei barbudos.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Carlos Franqui arriva vestito di lino bianco, cammina lento, con quello sguardo che percepisce in fretta tutto l\u2019orizzonte e i baffi bianchi da vecchio signore del popolo. \u00c8 arrivato a 86 anni con un grande vuoto nell\u2019anima, un pezzo di isola caraibica che lui continua a sognare da lontano, con un grammo di nostalgia e una montagna di sensi di colpa. Cuba \u00e8 una truffa, un cocktail sbagliato, che affoga la libert\u00e0 in pessimo rum e in qualche succedaneo della Coca-Cola. Franqui non beve mai Cuba libre: \u00ab\u00c8 una menzogna\u00bb. Parla un italiano colto, lento, con un lieve accento ligure. 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