{"id":608,"date":"2017-05-28T19:17:22","date_gmt":"2017-05-28T17:17:22","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=608"},"modified":"2017-05-28T19:17:22","modified_gmt":"2017-05-28T17:17:22","slug":"il-giornale-di-tutti-i-sognatori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2017\/05\/28\/il-giornale-di-tutti-i-sognatori\/","title":{"rendered":"Il giornale di tutti i sognatori"},"content":{"rendered":"<p>Raccontami una storia. Non una di quelle dove tutti parlano e si insultano e ripetono le stesse parole, codificate, protocollate, balbettate come una litania, un esorcismo, una canzonetta orecchiabile canticchiata a memoria, sempre ossessivi, sempre carichi di rabbia e frustrazione. No, non voglio una storia come si fa adesso. Raccontamela come se fosse una storia antica, lontana, con la distanza che sospende i rancori, oppure una storia che va oltre gli orizzonti, che sposta lo sguardo al futuro, gravida, di speranza, di opportunit\u00e0, di tutto quello che potrebbe accadere, di scelte coraggiose. Raccontami una storia vera, bella e che sa di buono.<br \/>\nQuesto vorrei sentire da un lettore che forse ancora non c&#8217;\u00e8. Mi piacerebbe invecchiare con lui. Uno pu\u00f2 sceglierseli i lettori? Forse sono loro che scegliono te, per\u00f2 puoi andare a cercarli, come quei viaggiatori raminghi e curiosi che non hanno paura di incontri occasionali, che sono aperti alla vita, all&#8217;uomo, ai destini che si incrociano agli angoli delle strade. Li trovi per affinit\u00e0, per contaminazione, senza pregiudizi e distintivi. non li vuoi per\u00f2 arroganti e chiusi nelle loro certezze. Non vuoi quelli che ti dettano le parole, quelli che vogliono scrivere al posto tuo, quelli che ti applaudono solo se suoni la loro musica. Niente esibizionisti, quelli che non sono lettori, ma opinionisti mancati. I lettori che cerchi ti scrivono per chiacchierare o per scambiarsi idee e curiosit\u00e0, magari perch\u00e9 non sono d&#8217;accordo, ma come compagni di viaggio in cerca di una rotta. Quelli che davvero non voglio sono la minoranza rumorosa di questi tempi, i meschini dittatori che sono diventati i padroni di giornali, televisioni e social network, quelli per cui i giornalisti, sottomessi sulla via dell&#8217;estinzione, continuano a scrivere, a coccolare, ad assecondare, con la disperazione di chi teme di scomparire e si aggrappa a questo popolo cieco e ossessivo che corre come una mandria verso il burrone della storia. Noi scriviamo per loro, ci specchiamo nelle loro urla, ripetiamo bestemmie e cori da stadio e nel frattempo perdiamo tutti gli altri. E&#8217; come finire in un frullatore di idee, che giorno dopo giorno perdono sostanza, fino a diventare una poltiglia indigesta. La maschera che incarna questo corpo sfatto e rancoroso sono gli &#8220;haters&#8221;, i professionisti dell&#8217;odio, che si muovono in branco e colpiscono la preda isolata o quella grossa, perch\u00e9 famosa, perch\u00e9 convinti che dietro il successo o la felicit\u00e0 degli altri ci sia per forza qualcosa di losco. Gli odiatori si spacciano per testimoni e paladini della giustizia, ma che giustizia pu\u00f2 esserci se nasce dall&#8217;odio? La grande paura \u00e8 che alla fine siano solo gli &#8220;<strong>haters<\/strong>&#8221; a sopravvivere nella citt\u00e0 dei lettori. E sopravvivono perch\u00e9 si nutrono e si abbeverano delle nostre stesse parole.<br \/>\nL&#8217;alternativa \u00e8 un&#8217;incognita. E&#8217; una scelta coraggiosa. E&#8217;rompere quel cerchio che da odio chiama odio. E&#8217; il sogno, e la speranza, come una sorta di utopia senza effetti collaterali, perch\u00e9 non promette la perfezione, di un uomo che danni studia il mondo della comunicazione. Si chiama <strong>Massimo Marzi<\/strong> e a questa strada alternativa ci crede davvero. E&#8217; l&#8217;autore di &#8220;<strong>BeneGiornale<\/strong>&#8221; (Armando editore), un saggio che \u00e8 di fatto un manifesto contro la schiavit\u00f9 che i mass media subiscono dai professionisti dell&#8217;odio. Marzi \u00e8 un manager che da trent&#8217;anni si muove nel mondo della comunicazione. Il suo progetto \u00e8 una rivoluzione copernicana, che va in profondit\u00e0 e si muove lungo una filiera economica e professionale. E&#8217; il tentativo di guardare il mondo con occhi diversi, con una rete dove non si gioca a chi \u00e8 pi\u00f9 cattivo, ma in cui l&#8217;obiettivo non \u00e8 il nichilismo ma il bene come valore, come investimento, come futuro.  La missione \u00e8 questa. &#8220;Tutto ci\u00f2 che accadr\u00e0 in Italia e nel mondo di buono, di bello, di giusto, di sano, di positivo, di esemplare&#8230; classificabile pi\u00f9 genericamente nel concetto di &#8220;bene&#8221; non dovr\u00e0 sfuggire alla rete attenta e qualificata di analisti\/giornalisti pronti a raccogliere tutti i segnali buoni dell\u2019umanit\u00e0 ed a metterli opportunamente in circolazione&#8221;. Non vuol dire &#8220;un giorno saremo tutti pi\u00f9 buoni&#8221;, ma ridisegnare una citt\u00e0 sfinita e disperata puntando su quello che un grande storico e intellettuale come Guglielmo Ferrero chiamava &#8220;lo spirito costruttivo&#8221;. E&#8217; la vittoria dei sognatori sui cinici, sui distruttori, sui mercanti di odio, contro tutti quelli che scommettono sulla sconfitta dell&#8217;uomo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Raccontami una storia. 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