{"id":611,"date":"2017-06-14T13:23:13","date_gmt":"2017-06-14T11:23:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=611"},"modified":"2017-06-14T19:01:40","modified_gmt":"2017-06-14T17:01:40","slug":"la-versione-di-eggers","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2017\/06\/14\/la-versione-di-eggers\/","title":{"rendered":"La versione di Eggers"},"content":{"rendered":"<p><em>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato su Il Giornale il 18 aprile 2001. Comincia cos\u00ec un viaggio per raccontare gli ultimi vent&#8217;anni di narrativa. Lo so. Come mappa uso i miei vecchi articoli. Ma \u00e8 meglio di niente.<\/em><br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/files\/2017\/06\/un-formdabile-genio.jpg\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/files\/2017\/06\/un-formdabile-genio-300x194.jpg\" alt=\"un-formdabile-genio\" width=\"300\" height=\"194\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-616\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/files\/2017\/06\/un-formdabile-genio-300x194.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/files\/2017\/06\/un-formdabile-genio.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il primo impatto con Dave Eggers avviene durante una conversazione con Zadie Smith, la venticinquenne scrittrice anglo-giamaicana. Lei \u00e8 in Italia a presentare il suo libro, <em>Denti bianchi<\/em> (Mondadori), una saga familiare ironica e irriverente sullo scenario di una Londra multirazziale. Si parla di lei, del suo romanzo, della sua generazione, di Margareth Thatcher, di editoria in genere e di come nel mondo dei libri ci siano troppi intermediari. Ci si sofferma sul poco coraggio degli scrittori, ormai dei metalmeccanici della penna o, meglio, di word. Poi, Zadie Smith, tira in ballo i suoi punti di riferimento ideali, gli autori che ama. E qui salta fuori Dave Eggers, un americano di 30 anni o gi\u00f9 di l\u00ec. Un fenomeno, dice lei. E per tutto il resto del tempo non fa altro che citarlo, nominarlo, presentarlo come esempio di una nuova stagione letteraria. Era autunno, passano un po&#8217; di mesi. Passa anche l&#8217;inverno e il romanzo di Dave Eggers arriva in Italia. Lo pubblica la Mondadori, collana Strade Blu. Il titolo non ha nulla di modesto, ma \u00e8 il suo biglietto da visita, auto-ironia senza frontiere. Eccolo: <em>L&#8217;opera struggente di un formidabile genio<\/em> (pagg. 408, lire 28.000). Negli Stati Uniti \u00e8 rimasto per una decina di settimane nelle classifiche del New York Times, che commentava: Se lo passano come una droga. Michiko Kakutani, donna dallo spirito critico affilatissimo, ha definito Eggers un sorprendente talento. Non ha tutti i torti. Il romanzo si presenta come una biografia, un libro di memorie, parecchio strappalacrime, quasi un caso da I fatti vostri, o roba simile. Oltretutto \u00e8 la storia, un po&#8217; romanzata, della sua vita. Eggers rimane orfano a 22 anni, entrambi i genitori muoiono di cancro nel giro di cinque mesi. Resta con una sorella di due anni pi\u00f9 grande, laureanda in legge a San Francisco, egoista, assente, cinica; un fratello trentenne che lavora all&#8217;Heritage Foundation, il pi\u00f9 noto think tank di destra, qualcosa che ha a che fare con l&#8217;economia dell&#8217;Europa orientale, privatizzazioni, riconversioni. E poi c&#8217;\u00e8 Toph, il fratellino di otto anni, la sua ombra e la sua coscienza. Sar\u00e0 Eggers a fare da padre e da madre a Toph (o forse \u00e8 il contrario). Insomma, l&#8217;impianto della storia potrebbe fare concorrenza alla Tamaro. Poi si comincia a leggere e gi\u00e0 dall&#8217;introduzione si capisce che \u00e8 tutta un&#8217;altra salsa. L&#8217;ironia e il disincanto avvolgono tutto, perfino il cinismo, che resta l&#8217;ingrediente di base. Basta vedere come affronta l&#8217;argomento cancro, che solo a scrivere la parola ci si sente male. E si diventa tutti ipocondriaci. Scrive: A mia madre hanno tolto lo stomaco circa sei mesi fa. A quel punto, a dire il vero non c&#8217;era rimasto granch\u00e9 da togliere, dato che circa un anno prima gliene avevano tolto (mi piacerebbe a questo punto impiegare la terminologia medica se la conoscessi) la gran parte. Poi avevano legato il (non so che) al (non so che)&#8230; Mia madre per un po&#8217; era stata bene, aveva fatto la chemio, aveva comprato le parrucche e le erano ricresciuti i capelli, pi\u00f9 scuri e pi\u00f9 crespi. Ma sei mesi dopo i dolori erano tornati. Che fosse indigestione? Magari era solo indigestione. Alla gente capita di fare indigestione e in questi casi prende un digestivo&#8230; Ma quando \u00e8 entrata in ospedale e l&#8217;hanno aperta &#8211; sono queste le parole che hanno usato &#8211; e l&#8217;hanno guardata, quella cosa li osservava, osservava i dottori, simile a migliaia di vermi che si contorcono sotto un sasso, brulicanti e lucidi, umidi e viscidi. Questo \u00e8 il cinismo. E lo \u00e8 ancora di pi\u00f9 se si pensa che davvero Eggers sta parlando di sua madre. Cos\u00ec, lui, lo esorcizza. Si potrebbe confrontare Eggers con il protagonista del romanzo di Mordecai Richler. Barney, quello della <em>Versione di Barney<\/em> (Adelphi), quello de Il Foglio, per capirsi. Barney piace ai cinquanta-sessantenni. Si riconoscono in lui, in quel cinismo di chi ha gi\u00e0 visto tutto. Si riconoscono nel passato delle sue illusioni, nell&#8217;ironia radical, nelle ingiustizie della vita e nella rabbia verso i maldicenti. Barney ha spazzato via tutto ci\u00f2 che gli apparteneva e tutto ci\u00f2 che non \u00e8 riuscito a possedere.<br \/>\n<em>La versione di Barney<\/em> \u00e8 ci\u00f2 che resta di un mondo di cristallo andato in frantumi. La versione di Eggers \u00e8 diversa. Non ci sono illusioni alle sue spalle. Non c&#8217;\u00e8 proprio nulla tranne la televisione. La differenza pu\u00f2 sembrare lieve, ma Barney \u00e8 un cinico disilluso, Eggers \u00e8 un cinico disincantato. La morte dei suoi genitori gli ha strappato l&#8217;unico presente che voleva vivere: la sua infanzia. E l&#8217; Eggers scrittore, non quello personaggio, non ha difficolt\u00e0 a dichiarare: A questo punto dalla vita pretendo tutto. Barney ha perso tutto, cio\u00e8 le sue illusioni e il suo buon nome, Eggers vuole tutto, sapendo per\u00f2 che il mondo in fin dei conti \u00e8 avaro e se ne lava le mani delle sue pretese. In comune, i due, hanno un ego strepitoso, parlano, parlano e parlando disegnano un mondo, con i suoi personaggi, che escono fuori poco alla volta, delineati dalle loro chiacchiere. Eggers \u00e8 un prodotto della sua generazione, quella con la X, indefinibile. \u00c8 gente che sembra non riconoscere pi\u00f9 il confine tra fiction e realt\u00e0. Anzi, l&#8217;unica realt\u00e0 \u00e8 quella televisiva. E si comportano come se stessero sempre dalla parte che conta del video, malati di egocentrismo o forse solo personaggi, scusate la citazione banale, in cerca d&#8217;autore: di un regista, di un format. Non abbiamo &#8211; dice l&#8217; Eggers scrittore &#8211; mai vissuto una realt\u00e0 fuori dalla televisione. L&#8217; Eggers personaggio prova anche a partecipare a The Real World, una sorta di Grande Fratello e nel colloquio con la psicologa che lo intervista (e da cui dipende il suo destino televisivo) dice: Ti assicuro che i candidati di The Real World come minimo saranno il segmento pi\u00f9 visibile della loro generazione. Perch\u00e9 noi siamo cresciuti all&#8217;interno delle nostre confortevoli case, pensandoci in costante relazione all&#8217;effimero mondo fatto di politica, media e intrattenimento, avendo tutto il tempo per pensare a come avremmo potuto far parte di quel gruppo musicale o di quel programma televisivo o di quel film, e a che figura vi avremmo fatto noi. Siamo gente per cui qualunque idea di anonimato \u00e8 esistenzialmente irrazionale. Ecco perch\u00e9 si fa e si far\u00e0 un gran parlare di tutto, interi film fatti di chiacchiere sulle chiacchiere, considerazioni sulle chiacchiere riguardo al posto in cui viviamo, sui nostri desideri e doveri. Le ciance di una belle \u00e9poque, insomma. Solipsismo rinforzato da fattori ambientali. \u00c8 gente che lavora &#8211; ricorda per\u00f2 Eggers &#8211; settanta ore a settimana. Forse anche cento. Non lo so. Tutti noi lavoriamo tanto. \u00c8 un modo per espiare la nostra infanzia senza privazioni. Gente vissuta con il mito di Wired, la rivista cult americana, bibbia del pensiero tecnologico. Eggers, quello vero e quello del libro, hanno fondato una rivista simile, anche se pi\u00f9 letteraria. Si chiama Might. E fino a quando non ha chiuso ha avuto un certo successo di nicchia. Ora Eggers ha fondato McSweeney&#8217;s, dove pubblicano i migliori scrittori emergenti anglosassoni: da David Foster Wallace (autore di Infinite Jest) a Zadie Smith, naturalmente. La rivista \u00e8 diventata anche casa editrice.<br \/>\nEggers ha lasciato la Simon&amp;Schuster per diventare &#8211; come sottolinea lui &#8211; scrittore-imprenditore. In pi\u00f9 ha ambizioni da talent scout. Prima dell&#8217;estate uscir\u00e0 il suo nuovo romanzo. Titolo ancora ignoto. Eggers conosce il marketing. Non concede interviste. Si nasconde e gioca un po&#8217; a fare il Salinger. Sul suo nuovo libro si \u00e8 lasciato scappare una sola frase: Ci sar\u00e0 un mucchio d&#8217;acqua.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato su Il Giornale il 18 aprile 2001. Comincia cos\u00ec un viaggio per raccontare gli ultimi vent&#8217;anni di narrativa. Lo so. Come mappa uso i miei vecchi articoli. Ma \u00e8 meglio di niente. Il primo impatto con Dave Eggers avviene durante una conversazione con Zadie Smith, la venticinquenne scrittrice anglo-giamaicana. 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