{"id":622,"date":"2018-04-06T16:03:45","date_gmt":"2018-04-06T14:03:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=622"},"modified":"2018-04-06T16:23:52","modified_gmt":"2018-04-06T14:23:52","slug":"nick-mason-il-mito-di-un-battito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2018\/04\/06\/nick-mason-il-mito-di-un-battito\/","title":{"rendered":"Nick Mason, il mito di un battito"},"content":{"rendered":"<p>\u201cRicorda un giorno prima di oggi, un giorno quando tu eri giovane. Eri libero di giocare insieme al tempo e la sera non arrivava\u201d. <strong>Nick Mason <\/strong>per un attimo si specchia nel suo passato, come faceva sul palco, con lo specchietto retrovisore sulla batteria, magari convinto di essere sul circuito di Goodwood, in realt\u00e0 per vedere quello che accadeva alle sue spalle e non perdere il contatto con i filmati proiettati dal quinto Floyd: lo schermo circolare. Nella foto sta suonando negli studi della Emi, quelli di Abbey Road. Ha ancora i baffi spioventi, per nascondere le sue origini di buona famiglia borghese. \u00c8 il novembre del 1967 e stanno registrando <em>A Saucerful of Secrets<\/em>. \u00c8 il secondo album, <strong>Syd Barret<\/strong> c\u2019\u00e8 e non c\u2019\u00e8.<strong> David Gilmour<\/strong> da buon amico d\u2019infanzia gli copre le spalle con affetto. La chitarra in realt\u00e0 \u00e8 la sua, le tastiere di <strong>Rick Wright<\/strong>, il basso, la voce e quasi tutti i testi di <strong>Roger Waters<\/strong>. Syd ha scritto e cantato solo <em>Jugband Blues<\/em>. Per il resto \u00e8 stato via. Una scodella, un piatto, un disco volante misterioso, una manciata di segreti. Saucerful \u00e8 un po\u2019 tutto questo. \u00c8 la linea d\u2019ombra dei Pink Floyd, diventano grandi, in qualche modo adulti, ma restano in quattro. Nick dice che quest\u2019anno torner\u00e0 a suonare nei piccoli club, con il repertorio delle origini, con i pezzi di Syd. \u201cPensavamo che fosse pazzo, perch\u00e9 non se la sentiva di stare in una rock band di successo. Adesso mi rendo conto che il suo punto di vista non era del tutto sbagliato\u201d. Nick ricorda quando era libero di giocare insieme al tempo. \u201c\u00c8 di Richard e nei concerti non l\u2019abbiamo praticamente mai suonata\u201d. Canta una canzone che non pu\u00f2 essere cantata e prova a prendere il sole. Rischi di farti male. Nick no, Nick non \u00e8 come gli altri. \u00c8 il cuoco di bordo di questa nave con troppi comandanti. \u00c8 quello che ha cercato di tenerli insieme, con il disincanto di chi non crede fino in fondo alle imprese leggendarie degli argonauti. Nick \u00e8 quello che aggiusta il motore ad orecchio, ci mette le mani, restaura, recupera. \u201cIn fondo una parte di me ha sempre sognato di fare il meccanico\u201d. Quale \u00e8 il segreto di un batterista? \u201cDeve saper trattenere il colpo. Tenere il tempo e trattenere il colpo\u201d. Qui \u00e8 buio e camminiamo lungo i corridoi del Macro. \u00c8 un labirinto che ti porta a spasso nella storia dei Pink Floyd. Il suono \u00e8 una macchina del tempo, le luci intermittenti ti indicano la strada. Laggi\u00f9 c\u2019\u00e8 la sua vecchia Premier, la prima, quella che usava quando c\u2019era ancora Syd. \u201cPoi mi sono innamorato di quella Ludwig luccicante color champagne. Andammo in tour negli Stati Uniti con gli Who e anche Keith Moon utilizzava una doppia cassa. I batteristi sono cos\u00ec, vogliono sempre qualcosa in pi\u00f9 cose con cui armeggiare. Pi\u00f9 tom, pi\u00f9 fill che si distribuiscono su pi\u00f9 toni, pi\u00f9 piatti. All\u2019inizio avevo solo un ride e un crash\u201d. C\u2019era un negozio in Denman Street a Londra, il Foote\u2019s e Nick ci passava per vedere gli strumenti musicali. \u201c\u00c8 l\u00ec che ho comprato la mia prima batteria, per sette sterline e cinquanta\u201d. Qualche anno fa il Foote\u2019s stava fallendo. Nick ci ha messo i soldi. \u201cMa non mi vedrete dietro il bancone\u201d. Estate del 1967. Il suono arriva da un vago oceano nell\u2019universo. Il basso di Roger Waters pulsa a intervalli regolari. \u00c8 l\u2019unica connessione radio con la terra. \u00c8 un sonar che sullo spettroscopio appare come una intensa luce verde. Si alza il canto solenne della chitarra di Syd Barrett. \u00c8 un lamento disperato che vaga in un cosmo senza orizzonte. Il drumming di Nick Mason \u00e8 forsennato, tragico. Le tastiere di Rick Wright tacciono. Non c\u2019\u00e8 speranza in questo naufragio. \u00abVischio e verde limpido. Le lotte tra l\u2019azzurro che un tempo conoscevi. Le stelle possono terrorizzare\u00bb, dice Barrett. \u00c8 <em>Astronomy Domine<\/em>, la prima traccia di <em>The Piper at the Gates of Dawn<\/em>. Avanti, senza girarvi indietro. Ascoltate. Ci sono queste note che arrivano da oriente e Nick ci si imbatte per spezzarle e poi assecondarle. I colpi della batteria viaggiano a ritroso rispetto al resto, ma sono loro a dare il senso. Poco a poco la notte si volta contando le foglie che tremano nell\u2019alba. \u201c<em>In A Saucerful of Secrets<\/em> c\u2019\u00e8 un pezzo di cui sono davvero orgoglioso. \u00c8 stata scritta da Roger, ma la batteria suona in modo diverso da qualsiasi brano rock\u201d. La conoscenza dell\u2019amore \u00e8 conoscenza dell\u2019ombra. L\u2019amore \u00e8 l\u2019ombra che fa maturare il vino. Regola i comandi per il cuore del sole. <em>Set the Controls for the Heart of the Sun<\/em>. \u00c8 questa la canzone. Drum, drum, dum, drum. Nick dice di non dare troppo peso alle parole. Bisogna ascoltare il cuore. \u201cVi \u00e8 capitato di perdere un battito? Un silenzio nel petto, un\u2019aritmia, che subito ti fa sudare freddo perch\u00e9 pensi a un infarto. \u00c8 un attimo, ma sembra durare una vita. \u00c8 un tempo sospeso, dove scorrono in fretta i suoni, le immagini, le voci, i ricordi, pezzi di passato che entrano e escono dalla tua mente, frattaglie di parole e frammenti di visi, di storie, che magari fatichi a ricomporre con un grammo di logica. Ecco. Qui dentro c\u2019\u00e8 il senso di quello che stiamo vivendo. Qui ci sono i nostri resti mortali\u201d. Come da titolo: <em>The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains<\/em>. Le rovine di Pompei e quattro persone che suonano. Non c\u2019\u00e8 pubblico. Solo note. \u00c8 l\u00ec, forse, che i Pink Floyd hanno davvero trovato se stessi. \u00c8 il senso della morte che piomba sull\u2019umanit\u00e0, l\u2019assenza siderale, la rinuncia all\u2019io per perdersi in un cosmo vuoto, l\u2019eterno tema dell\u2019incomunicabilit\u00e0. \u00c8 l\u00ec, nell\u2019anno di grazia 1971, la genesi di ci\u00f2 che torner\u00e0 con <em>The Dark Side Of The Moon<\/em> e con <em>The Wall<\/em>. Pompei \u00e8 la loro casa metafisica. I Pink Floyd sono quattro uomini e un\u2019assenza, un\u2019ombra. Syd Barrett si \u00e8 perso nei suoi troppi mondi ed \u00e8 rimasto a vagare senza rotta in un buco nero di acido lisergico. Syd \u00e8 l\u2019amico tradito, il capitano sepolto, il pezzo mancante, il vuoto che non si sa riempire, il volto dello spleen baudelairiano. \u00c8 Syd in ginocchio con gli occhi che guardano un cielo troppo pesante. \u00c8 Syd sulla scala antincendio con gli occhi spenti, indifferente agli equilibrismi da clown di Waters, in bilico sul passamano di ferro arrugginito. \u00abE ti hanno portato a barattare i tuoi eroi con dei fantasmi\u00bb, diranno i suoi compagni in Wish You Were Here. Se lo videro arrivare proprio quel giorno negli studi di Abbey Road, mentre registravano. \u00abNon ricordo quale pezzo stessimo registrando &#8211; raccont\u00f2 Gilmour &#8211; non ricordo neanche chi fu il primo a riconoscerlo n\u00e9 quello che ci siamo detti. Ma \u00e8 assolutamente vero: Syd comparve dal nulla proprio in quel momento\u00bb. Non si videro pi\u00f9. Nick ha visto e toccato le piaghe, come San Tommaso. Non \u00e8 uno che crede d\u2019istinto ai miracoli, ma se avvengono ne prende atto. \u201cHo sempre pensato che non si pu\u00f2 dare un nome a ogni cosa, ma questo non mi turba o sgomenta. Non ho l\u2019ansia di Roger di dover controllare tutto. Sono uno che fa pace con i propri fantasmi. Sono riuscito a sopravvivere ai Floyd perch\u00e9 ho considerato la nostra avventura una parte della mia vita quotidiana. C\u2019erano i Floyd e poi il resto. Quando rientravo a casa dalle prove o dai concerti tornavo ad essere Nicholas Berkeley, nato a Birmingham, 27 gennaio 1944. Ho imparato a convivere con due persone diverse. \u00c8 cos\u00ec che sono riuscito a non impazzire. Non mi sono perso, non sono affogato nel mio io, non ho inseguito la perfezione, non ho vissuto sotto il peso della leggenda. Ho fatto i conti con la mia faccia e ho scoperto che \u00e8 andata bene\u201d. Come Moby Dick. Syd \u00e8 Melville, il demiurgo di questa storia. Roger \u00e8 Achab, il capitano ossessionato. David \u00e8 Starbuck, il primo ufficiale che sa far suonare come pochi le vele. Rick \u00e8 Flask, il terzo ufficiale coraggioso che non ama il mare. Ismaele siamo noi, il pubblico. Il Pequod \u00e8 il palco dei Floyd. La balena bianca \u00e8 la musica. Manca uno, manca lui. Nick Mason \u00e8 Stubb. \u00c8 il secondo ufficiale del Pequod, che con il suo ghigno ironico corre ridendo verso l\u2019ignoto della vita. Stubb \u00e8 di Cape Cod e per questo l\u2019equipaggio lo chiama \u201cCapocodino\u201d. \u201cUno spensierato n\u00e9 codardo n\u00e9 intrepido, che prendi i pericoli come vengono, con un\u2019aria indifferente e che, quando \u00e8 occupato nella crisi pi\u00f9 minacciosa della caccia, sbriga il suo lavoro calmo e raccolto come un ebanista\u201d. Stubb ha un volto che fatichi a immaginare senza pipa. La faccia di Mason ci starebbe benissimo. Le certezze le trova nel collezionismo. C\u2019\u00e8 chi lucida macchinine in scala ridotta, Nick le parcheggia una accanto all\u2019altra in garage. \u201cMi piacciono le auto da competizione di qualsiasi tempo. Ho una Bugatti degli Anni \u201820, diverse Aston degli Anni \u201830, Maserati del \u201850, Ferrari degli Anni \u201860 e \u201870. Ho una Porsche 962 che ha corso a Le Mans nel 1990. \u00c8 l\u2019unica corsa che ha fatto. L\u2019ho comprata direttamente in fabbrica con una gara. E\u2019 un\u2019ottima auto per Le Mans, non troppo difficile da guidare, ma velocissima\u201d. La pi\u00f9 vecchia \u00e8 una Panhard del 1901 cinque litri, quella che ti viene da invidiare con tutta l\u2019anima \u00e8 la Ferrari rosso 27 di Gilles Villeneuve. Quella che lui ama di pi\u00f9 \u00e8 la Ferrari 250 GTO: \u201cMi fa correre, guidare, passeggiare, ma soprattutto ha accompagnato le mie figlie nel giorno delle nozze\u201d. Nick corre perch\u00e9 correva suo padre. Corre per non vedere la vita che passa. Corre perch\u00e9 sotto quella faccia da ragioniere c\u2019\u00e8 nonostante tutto il battito folle di un argonauta, comunque scettico. Un anno fa ha rischiato di morire, con la sua McLaren F1 GTR, sul circuito di Goodwood. \u201cHo visto the wall davvero da vicino\u201d. E sorride esattamente come Stubb. \u201cPerfino alla mia et\u00e0 si ha paura di morire\u201d. Nick Mason ha visto passare sul vascello dei Floyd lo spirito di tutti i capitani: Syd, Roger, David. E di ognuno conosce demoni e talenti. Solo lui \u00e8 rimasto a bordo per tutto il tempo dell\u2019avventura. \u00c8 la stella fissa dei Pink Floyd, quella che ti serve per ritrovare la rotta. Non ha mai rinnegato nulla, n\u00e9 l\u2019inizio n\u00e9 la fine. Non ha mai smesso di armeggiare per rimettere insieme i persi sparsi di questa storia. Se gli chiedi cosa avrebbe voluto fare nella vita, ti risponde, sornione: \u201cIl meccanico\u201d. Non ha rimpianti, tranne uno e lo svela ridendo. \u201cUna volta avevo pensato di prendere lezioni di batteria, ma alla fine non ne ho mai presa nemmeno una. Forse potrei iniziare adesso\u201d. Se gli chiedi di lasciarti una canzone per questo finale sceglie <em>High Hopes<\/em>, il pezzo finale di <em>The Division Bell<\/em>. Perch\u00e9 questa? \u201cFacile. Ci riporta all\u2019inizio di questa storia\u201d. E allora vai. Cammina oltre l\u2019orizzonte, nei sentieri delle grandi speranze, quando eravamo giovani in un mondo di magneti e miracoli, guardando oltre le braci dei ponti che bruciavano dietro di noi. Oppressi per sempre da desiderio e ambizione, con una fame ancora non consumata e i nostri occhi che ancora vagano, incerti, nonostante tutte le volte che siamo scesi per questa strada.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/files\/2018\/04\/Background-hd-1280x1024.png\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/files\/2018\/04\/Background-hd-1280x1024-300x238.png\" alt=\"Background-hd-1280x1024\" width=\"300\" height=\"238\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-623\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/files\/2018\/04\/Background-hd-1280x1024-300x238.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/files\/2018\/04\/Background-hd-1280x1024.png 809w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cRicorda un giorno prima di oggi, un giorno quando tu eri giovane. Eri libero di giocare insieme al tempo e la sera non arrivava\u201d. 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