{"id":643,"date":"2019-09-06T20:31:08","date_gmt":"2019-09-06T18:31:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=643"},"modified":"2019-09-08T17:10:43","modified_gmt":"2019-09-08T15:10:43","slug":"la-fisica-del-romanzo-tutti-gli-eroi-di-einstein","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2019\/09\/06\/la-fisica-del-romanzo-tutti-gli-eroi-di-einstein\/","title":{"rendered":"La fisica del romanzo: tutti gli eroi di Einstein"},"content":{"rendered":"<p>Non bisogna stupirsi se il cavaliere della Mancia amava perdersi <strong>nelle curvature dello \u00abspaziotempo\u00bb. Don Chisciotte in qualche modo deve aver avuto contezza della relativit\u00e0 di Einstein.<\/strong><br \/>\nNon per quell\u2019ossessione visionaria di scaraventarsi contro i mulini a vento barattandoli per armigeri. Quello \u00e8 sogno, o avventura o magari follia. No, non per quello, ma per quel suo modo di raccontare dove non si sa mai se il narratore, l\u2019osservatore, sia dentro o fuori, in un presente perennemente in sospensione. Non stupitevi neppure per i paradossi della probabilit\u00e0 di Rosencrantz e Guildenstern e per la sostanza dei sogni di Amleto, tantomeno per i viaggi dimensionali di Gulliver o per le peregrinazioni di Alice. Forse qualcuno avr\u00e0 preso per una beffa, qualche volta snervante, le infinite disgressioni di Tristram Shandy, ma non erano solo arguzie pressoch\u00e9 infinite. Erano un problema di orologio. Con che tempo sta chiacchierando? \u00c8 velocissimo se si sta narrando una vita con le inevitabili opinioni, ma a pensarci bene potrebbe essere accidentalmente lento visto che non supera le 24 ore. Il sospetto allora \u00e8 che i personaggi da romanzo, non solo questi, abbiano intuito l\u2019universo di Einstein. Erano gi\u00e0 l\u00ec, senza magari preoccuparsi pi\u00f9 di tanto dell\u2019equazione di campo o della costante cosmologica, quel trucchetto matematico per tenere in equilibrio tutto. Questo non significa che siano pi\u00f9 svegli di Albert, ma che la loro finzione era pi\u00f9 vera del reale. Cos\u00ec, a pelle, senza sapere di avere gli occhiali giusti. Come quello stesso sentimento del tempo si incarna in Swan, in Zeno Cosini, nell\u2019Ulrich senza qualit\u00e0 di Musil o in quel 16 giugno 1904 che \u00e8 il campo dove si svolge il flusso di coscienza di Leopold Bloom e Stephen Dedalus, l\u2019Ulisse di Joyce, insomma.Non bisogna neppure dimenticare i personaggi in cerca di autore. Pirandello ed Einstein si conoscevano. C\u2019\u00e8 una famosa foto nei giardini dell\u2019Universit\u00e0 di Princeton con Albert a petto nudo e Luigi in doppiopetto grigio, un po\u2019 imbarazzato. Era il 1935. \u00abMaestro \u2013 aveva chiesto un giornalista qualche anno prima -. Pensa di aver fatto nel teatro ci\u00f2 che Einstein ha fatto nella scienza?\u00bb. \u00abPerfettamente. \u00c8 venuto a trovarmi in teatro, nel mio camerino e appena entrato mi ha detto in italiano: noi siamo parenti\u00bb.Einstein cambia il paradigma. Il mondo non ha pi\u00f9 gli stessi occhi. Le certezze di Newton si sfumano. Non c\u2019\u00e8 una forza che tiene attaccata la luna al sole. Il nulla per fortuna non esiste e, come penale, scompare l\u2019idea di spazio e tempo assoluto. L\u2019uomo guarda in faccia l\u2019infinito e la relativit\u00e0. La grande paura \u00e8 che sia insignificante e senza Dio. Non \u00e8 per\u00f2 esattamente questo quello che Einstein e Pirandello e gli altri ci dicono. \u00c8 il contrario. La teoria della relativit\u00e0 rimette insieme i pezzi. \u00c8 una teoria generale raccontata con la lingua matematica, e quelle equazioni si specchiano con la realt\u00e0. L\u2019esperienza non falsifica i numeri. Non sbugiarda l\u2019idea. Non \u00e8 nichilismo, ma voglia di ritrovare un senso.Quando il romanzo vede il tutto con gli occhi di Einstein non si perde e non si dispera. Qfwfq, il protagonista palindromo delle Cosmicomiche e di Ti con zero di Italo Calvino, trova profondamente dolce naufragare in questo mare. \u00abIn Ti con zero cerco di vedere il tempo con la concretezza con cui si vede lo spazio. Nel racconto, ogni secondo, ogni frazione di tempo \u00e8 un universo. Ho abolito tutto il prima e il dopo fissandomi cos\u00ec su l&#8217;istante nel tentativo di scoprirne l\u2019infinita ricchezza\u00bb. \u00c8 Calvino che parla e il suo viaggio nel postmoderno \u00e8 una scommessa di leggerezza. Il romanzo come ricerca, come confini da superare e territori sconosciuti da esplorare. Mappe, frontiere, viaggi agli incroci dell\u2019infinito. Linee e muri. Sono lo \u00abspaziotempo\u00bb che Mason e Dixon tratteggiano, quasi come marionette inconsapevoli, nel romanzo di Thomas Pynchon o lo spaesamento di Billy Twillig in La stella di Ratner di Don DeLillo: \u00abDavanti c\u2019era per\u00f2 l\u2019orizzonte sonnolento, pulsante fra polvere e fumi, una finzione i cui limiti erano determinati dalla prospettiva individuale, un po\u2019 come quelle quantit\u00e0 immaginarie (la radice quadrata di meno uno, per esempio), che conducono a dimensioni nuove\u00bb. \u00c8 il tempo iperallentato, che tende a zero, di Infinite Jest di David Foster Wallace. \u00c8 quella voglia disperata di infinito che ci costringe ad aggrapparci alle nostre ossessioni, almeno fino a quando non verr\u00e0 risolta l\u2019equazione del tutto. La teoria di Einstein ha 100 anni ed \u00e8 la zattera migliore con cui navigare. \u00c8 la consolazione che ci accompagna dai tempi di Lucrezio: \u00abPoich\u00e9 l\u2019universo, oltre i limiti di questo nostro mondo, \u00e8 infinito, la mente vuole sapere che cosa vi sia al di l\u00e0, fin dove essa riesce a spingersi con la sua intelligenza\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non bisogna stupirsi se il cavaliere della Mancia amava perdersi nelle curvature dello \u00abspaziotempo\u00bb. Don Chisciotte in qualche modo deve aver avuto contezza della relativit\u00e0 di Einstein. Non per quell\u2019ossessione visionaria di scaraventarsi contro i mulini a vento barattandoli per armigeri. Quello \u00e8 sogno, o avventura o magari follia. No, non per quello, ma per quel suo modo di raccontare dove non si sa mai se il narratore, l\u2019osservatore, sia dentro o fuori, in un presente perennemente in sospensione. 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