{"id":670,"date":"2023-01-16T17:25:17","date_gmt":"2023-01-16T16:25:17","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=670"},"modified":"2023-01-16T17:26:34","modified_gmt":"2023-01-16T16:26:34","slug":"il-bordello-politico-di-dante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2023\/01\/16\/il-bordello-politico-di-dante\/","title":{"rendered":"Il bordello (politico) di Dante"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un personaggio che da anni mi appassiona. Si chiama Sordello da Goito. \u00c8 una stella della lirica provenzale. Non \u00e8 un trovatore come tanti. \u00c8 uno che gira l\u2019Europa e raccoglie successi. Sono l\u00ec le origini della letteratura europea e occidentale, quando le corti medievali mettono un vestito pop e la poesia abbandona il latino e sceglie il volgare, la lingua parlata e bastarda di un mondo in cerca di identit\u00e0, con le parole che cercano il ritmo nella musica e le storie sono lunghe canzoni dove si parla di amori, di seduzione, di gesta eroiche e satire politiche, di belle donne e cavalieri, di servi corrotti e sovrani meschini.<br \/>Le rime sono organizzate in stanze. In occitano si chiamano coblas e sono un po\u2019 come i flow del rap. Le coblas possono essere singularis quando ognuna presenta rime diverse, doblas quando le rime si presentano uguali ogni due strofe, ternas quando le stesse rime si presentano in tre strofe, capcaudadas quando la rima di ogni strofa \u00e8 anche la prima che apre quella successiva, retrogradadas quando la rima viene invertita in ogni stanza. Ci sono poi le coblas capfinidas, quelle strofe in cui una rima o una parola che chiude la stanza ricompare nel primo verso di quella successiva. I trovatori mettono in musica e parole la vita e ci\u00f2 che ci gira intorno. Quando non hanno altro da fare si sfidano tra di loro, con invettive e prese per i fondelli, scambi di strofe e insulti. Tenzoni. \u00c8 nota quella di Sordello con Aimeric de Pegulhan, figlio di un mercante di stoffe e famoso per le sue troppe amanti. Aimeric accusa Sordello di essere poco pi\u00f9 di un giullare e di non pagare i debiti di gioco. Non \u00e8 per questo, per\u00f2, che il buon Sordello si ritrova in purgatorio.<br \/>\u00c8 una domenica di Pasqua, qui il tempo ricomincia a scorrere, una decina di minuti dopo mezzogiorno. \u00c8 il 10 aprile del 1300. Questo viaggio nel mondo dei morti segna un nuovo approdo. Qui davanti c\u2019\u00e8 una cima che sale lunga e dritta e occupa buona parte di quella che sembra un\u2019isola. Dante e il suo duca, il maestro che lo accompagna, camminano lungo la spiaggia. Virgilio scantona la folla di anime che li circonda. Non hanno mai visto un vivente da queste parti e chiedono, si sbracciano, elemosinano preghiere, suffragi e sconti di pena. E\u2019 l\u2019Antipurgatorio. Dante si sente come il vincitore del gioco della zara, dei dadi, che si ritrova a fare i conti con i postulanti, mentre lo sconfitto se ne sta da solo a ragionare sul fato e sui propri errori. Deve essere pi\u00f9 o meno il sentimento che pesa sul cuore di questo personaggio burbero, altero e imbronciato, che se ne sta in disparte al confine di chi ha abbondonato la vita per morte violenta e la valletta dei principi negligenti. Quest\u2019uomo non appartiene n\u00e9 agli uni n\u00e9 agli altri. La sua sconfitta \u00e8 pi\u00f9 esistenziale che concreta. \u00c8 quel non aver mai fatto davvero pace con il mondo, quel senso di insoddisfazione perenne che nulla pu\u00f2 sanare. Neppure la morte. Dante \u00e8 incuriosito e con Virgilio sempre al fianco si avvicina. L\u2019uomo ha un suo fascino, da artista, si direbbe, da cane sciolto, uno pronto a difendere la nomea di nobilt\u00e0 d\u2019animo ma con i panni del ricco giullare o del menestrello. Nella sua vita deve aver avuto successo e soldi, un feudo da amministrare per la vecchiaia e un certo rancore per il potere che ha bazzicato, ma il vestito, per ragioni di scena, resta quello del giovanotto di strada delle origini. Quando si accorge che Virgilio parla il suo dialetto la sua faccia si apre e quasi si inginocchia. Non sa ancora che quello che ha davanti non solo \u00e8 un conterraneo, ma il pi\u00f9 grande di tutti i mantovani. L\u2019uomo in disparte \u00e8 appunto Sordello da Goito e per brevit\u00e0 potete chiamarlo artista.<br \/>\u00c8 proprio lui a imbeccare l\u2019invettiva di Dante: \u00abAhi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!\u00bb. \u00c8 il canto sesto del Purgatorio. Tutto comincia con una domanda, buttata l\u00ec quasi per caso. \u00c8 messer Alighieri che chiede a Sordello: \u00abErano migliori i potenti del tuo tempo o quelli del mio?\u00bb. Sordello sembra non avere dubbi: \u00abI miei erano pessimi, ma i tuoi di pi\u00f9\u00bb. Da l\u00ec Dante parte per maledire questa Italia fiacca e mercenaria, senza dignit\u00e0 e morale. \u00c8 lo sfogo di un uomo di mezz\u2019et\u00e0 che quasi non spera pi\u00f9. <br \/>Chiss\u00e0 se c\u2019\u00e8 un posto dove gli sfiniti trovano pace? Questa \u00e8 la domanda di Giobbe, ma la risposta \u00e8 rimasta indeterminata e non \u00e8 detto che sia un male. Se lo chiedeva anche Dante, con il passare degli anni sempre pi\u00f9 disincantato, con le cicatrici sul corpo e nel cuore da contare una a una, mentre consumava la sua vita da esule, amareggiato, rancoroso, invecchiato. Non ha mai smesso di interrogarsi sul senso della politica. Lo fa, a lungo, anche nella Commedia. Non solo nei sesti canti di Inferno, Purgatorio e Paradiso. Quell\u2019ansia riappare ogni volta che si ferma a considerare il potere, la comunit\u00e0, il bene universale. La politica dovrebbe essere un atto di fiducia verso l\u2019altro. Solo che spesso, troppo spesso, non \u00e8 cos\u00ec. \u00c8 diffidenza, conflitto, interesse di parte, ricerca ostinata di un nemico. Per sapere chi sei ti serve qualcuno da odiare. \u00c8 un istinto. Il nemico ti rassicura, ti fa sentire vivo. La fiducia invece \u00e8 innaturale. \u00c8 un salto etico. \u00c8 sovrumana. Non ha nulla di razionale. Per posarla a terra c\u2019\u00e8 bisogno di un passaggio, una stretta di mano, un patto, un contratto. Serve il sigillo di un garante. \u00c8 da qui che nasce la comunit\u00e0. \u00c8 la legge e qualcuno che la incarni. Dante nel suo viaggio si confronta con tre personaggi ed \u00e8 con loro che chiacchiera sulle miserie e le virt\u00f9 della politica. Sono Ciacco, Sordello e Giustiniano. Non \u00e8 solo un passaggio dal particolare all\u2019universale. Non \u00e8 solo Firenze, Italia e Occidente. \u00c8 la speranza di Dante di trovare una risposta alle promesse mancate della politica. Come si supera il conflitto? C\u2019\u00e8 un antidoto al decadimento morale? Non saranno i guelfi o i ghibellini a salvarti. Non saranno le loro bandiere, perch\u00e9 in nome del Papa o dell\u2019imperatore ognuno di loro far\u00e0 i propri interessi. Quei simboli verranno svenduti, sfregiati, svergognati. Non hanno nelle loro mani nulla di universale, ma servono solo la parte. Dante cerca rifugio in qualcosa di antico, di perduto e di pi\u00f9 grande. \u00c8 il simbolo dell\u2019Aquila e qui forse si illude. Sceglie come imperatore simbolo Giustiniano, saggio e misurato. \u00c8 l\u2019uomo della legge, che scrive il codice civile. \u00c8 l\u2019uomo che sbaglia, ma rinsavisce. \u00c8 il sovrano che getta le basi di uno Stato laico ma che riconosce i valori della fede cristiana. \u00c8 ragione e metafisica. L\u2019impero \u00e8 l\u2019istituzione che ti permette di andare oltre gli interessi miseri e meschini. L\u2019impero allarga gli orizzonti e garantisce a ogni individuo il rispetto dei propri diritti. L\u2019impero \u00e8 una visione del mondo. L\u2019impero non \u00e8 per\u00f2 il Leviatano. Non baratta la sicurezza con la libert\u00e0. Il monarca universale \u00e8 colui che permette agli uomini il conseguimento dei loro fini e il libero arbitrio. Dante sogna il diritto di cercare la propria felicit\u00e0. \u00c8 da quando ha lasciato Firenze che pensa di averne perso per sempre le tracce.<br \/>Non si conosce neppure il suo vero nome. Se ne sta nel fango, grasso e deforme, e fa fatica a sollevare il corpo. Dante lo incrocia nel terzo cerchio dell\u2019inferno, l\u00ec dove stanno i golosi, e non lo riconosce. \u00c8 lui che si presenta: voi cittadini mi chiamavate Ciacco. Ciacco come una bestemmia. Ciacco il porco. Ciacco che no, non gli bastava mai.<br \/> Dante ha solo sfiorato Ciacco. \u00c8 il passato. \u00c8 della generazione del padre e come amministratore della citt\u00e0 lo condanna. Non infierisce, per\u00f2. Ne parla quasi con misericordia. Se lo ritroviamo nel sesto canto dell\u2019Inferno, la prima apertura politica della Divina Commedia, \u00e8 per puntare l\u2019indice contro altro. C\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 insidioso che avvelena la vita pubblica di Firenze. \u00c8 qualcosa che ancora ci appartiene. \u00c8 il gioco binario delle due fazioni: guelfi e ghibellini e poi bianchi e neri. L\u2019uno o l\u2019altro, senza riconoscersi, e chi vince prende tutto e chi perde \u00e8 fuori. Non c\u2019\u00e8 diritto di cittadinanza per gli sconfitti. C\u2019\u00e8 solo l\u2019esilio o, se non ti affretti a lasciare i confini, la condanna a morte. L\u2019esilio che sembra un atto di piet\u00e0 e invece fa di te un ramingo, un senza patria, un miserabile senza pi\u00f9 orgoglio, costretto a vivere della benevolenza o del capriccio altrui. \u00c8 ci\u00f2 che Dante ha maledetto per tutti i suoi anni.<br \/>La sua Firenze \u00e8 in metamorfosi. \u00c8 ricca. \u00c8 dinamica. \u00c8 moderna. \u00c8 citt\u00e0 di banche e mercanti, che fanno base l\u00ec, ma si muovono in Europa e nel Mediterraneo, con filiali e alleanze che tracciano le strade del mondo. Il cuore di questo sistema \u00e8 il fiorino. \u00c8 la moneta di ventiquattro carati d\u2019oro che su una faccia riproduce il giglio e sull\u2019altra il volto di Giovanni Battista. Non \u00e8 pi\u00f9 la Firenze di cento anni prima, quello circoscritta dentro le mura antiche. Allora a contare erano solo i magnates, i \u201cgrandi\u201d, come venivano chiamati in volgare. Erano le famiglie importanti, quelli di cui conoscevi i nonni dei nonni. Abitavano i palazzi con torri, avevano terre e rendite, clientele e guardie private. In guerra potevano permettersi i cavalli e in pace si vestivano da cavalieri, rimarcando il loro stato sociale. Poi sono arrivati i nuovi ricchi, i nuovi potenti. I ghibellini, che tifano l\u2019imperatore, sono sconfitti. \u00c8 la prima diaspora. \u00c8 l\u2019accusa di eresia che colpisce Farinata degli Uberti. Ma cosa divide i vincitori? I guelfi sono bianchi e neri per un conflitto di aristocrazie, la nuova contro la vecchia. I Cerchi, famiglia emergente, sono bianchi. I Donati sono neri. I Cerchi si vestono da innovatori e rivendicano le ragioni del popolo. Il popolo, per\u00f2, non sono loro. I Donati sono prepotenti e disprezzano chiunque non sia alla loro altezza. Quasi nessuno. Gli Alighieri in questa storia cercano un posto dove non stare troppo scomodi. Sono conosciuti, bene o male rispettati, ma pesano fino a un certo punto. Dante si schiera con i bianchi. Non \u00e8 che ami particolarmente i Cerchi. Trova ancora pi\u00f9 irritanti i Donati. Non \u00e8 di certo un\u2019estremista, ma si assume le sue responsabilit\u00e0. Se sta l\u00ec \u00e8 per l\u2019affetto che lo lega a Guido Cavalcanti, ma finir\u00e0 per deludere perfino lui. Sar\u00e0 proprio Ciacco a profetizzare nella finzione letteraria la caduta dei bianchi e il suo esilio. \u00c8 di fatto la fine del Dante politico di professione. Non sar\u00e0 neppure pi\u00f9 un uomo di parte. Sar\u00e0 un guelfo senza Papa e un bianco senza famiglia. La sua vendetta in fondo \u00e8 proprio la Commedia. Tutti quelli che lo hanno deluso o tradito finiranno all\u2019Inferno e Bonifacio VIII, il Pontefice che cambia le sorti di Firenze, verr\u00e0 dannato per sempre nella memoria dei posteri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C\u2019\u00e8 un personaggio che da anni mi appassiona. Si chiama Sordello da Goito. \u00c8 una stella della lirica provenzale. Non \u00e8 un trovatore come tanti. \u00c8 uno che gira l\u2019Europa e raccoglie successi. 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