{"id":73,"date":"2012-01-02T22:43:41","date_gmt":"2012-01-02T20:43:41","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=73"},"modified":"2012-01-02T22:46:00","modified_gmt":"2012-01-02T20:46:00","slug":"david-leavitt-un-americano-in-maremma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2012\/01\/02\/david-leavitt-un-americano-in-maremma\/","title":{"rendered":"David Leavitt, un americano in Maremma"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0\u00c8 stato per anni nascosto su un colle della Maremma toscana, un borgo medioevale di mille persone, rimpolpato da un manipolo di inglesi e americani che come Machiavelli s&#8217;ingaglioffano con le carte e il vino. David Leavitt due anni fa viveva ancora a Semproniano, provincia di Grosseto, un piccolo pezzo di storia tra le colline e il mare. Se si viaggia per qualche chilometro, circa nove, verso sud s&#8217;incrociano le terme di Saturnia. Semproniano \u00e8 un buon rifugio dell&#8217;anima. \u00c8 qui che Mario Luzi passava le estati del primo Novecento,\u00a0 a casa dei nonni.<br \/>\nDavid Leavitt \u00e8 arrivato qui per amore del suo uomo e ci \u00e8 rimasto un paio di stagioni. Ora \u00e8 tornato a vivere in Florida. Anche lui \u00e8 finito a insegnare scrittura creativa.<\/p>\n<p>Ventun anni fa, era il 1984, un ragazzo di 23 anni viene scovato a Palo Alto da Stanley Flint, una superpotenza tra gli editor americani. Leavitt pubblica una raccolta di racconti:\u00a0 Ballo di famiglia. Lui \u00e8 ebreo, laureato a Yale e gay. E racconta vita, amori, estetica, passioni della comunit\u00e0 omosessuale yankee. Il primo racconto \u00e8 la storia del suo coming out, la rivelazione delle sue scelte sessuali a padre, madre, amici, famiglia. Per i critici \u00e8 una mezza rivoluzione, su cui cade in fretta un&#8217;etichetta, che diventa moda. In Italia Fernanda Pivano parla, in un articolo sul Corriere della Sera (5 febbraio 1986) di \u00abpostminimalismo\u00bb. Leavitt finisce nello stesso calderone di Jay McInerney (Le mille luci di New York), Bret Easton Ellis (Meno di zero), Tama Janowitz (Un padre americano). Non hanno tantissimo in comune, tranne l&#8217;et\u00e0. \u00abIl minimalismo &#8211; racconta ora Leavitt &#8211; \u00e8 un concetto che ognuno interpreta a modo suo. Non so se \u00e8 mai stata una corrente letteraria. Ma se lo \u00e8 stata io non ne faccio parte. Trovo incantevole la scrittura di Mary Robison. Qui da voi \u00e8 uscito un suo libro, Dimmi (Minimum fax), di cui ho scritto la prefazione. Bellissimo, ma io non scrivo come lei\u00bb.<br \/>\nIl successo, quello da copertina,\u00a0 \u00e8 durato un lustro. Poi Leavitt \u00e8 fuggito dal rumore americano, dalle riviste patinate, dai salotti televisivi e, soprattutto, da New York: \u00ab\u00c8 una citt\u00e0 che non amo. Ci sono tante, troppe voci. E io non riesco a sentire la mia\u00bb. La narrativa americana ha messo sul mercato nuovi astri, nuovi enfant prodige: \u00abSo che a Roma c&#8217;\u00e8 Jonathan Safran Foer, ma ancora non ho letto il suo secondo romanzo\u00bb. David ha continuato a scrivere, senza il clamore degli anni Ottanta: \u00abSono stato fortunato. Sono riuscito a sopravvivere al mio quarto d&#8217;ora di celebrit\u00e0.\u00a0 Ero molto giovane e non \u00e8 stato facile. Parlavano tutti di me. Avevo conosciuto Flint quando avevo 19 anni. Era stato appena licenziato dalla famosa rivista e non ancora assunto dal famoso editore. Viaggiava da un&#8217;universit\u00e0 all&#8217;altra con il suo celebre seminario di scrittura creativa, quattro ore, una sera a settimana. Su di lui circolavano varie leggende. Si narrava che chiedesse agli studenti se fossero pronti a dare un braccio o una gamba pur di scrivere una riga bella quanto quella d&#8217;apertura di Ritratto dell&#8217;artista da giovane.<\/p>\n<p>Si diceva che avesse con s\u00e9 una pistola e sparasse un colpo ogni volta che uno studente leggeva una frase che lui giudicava formidabile\u00bb.<\/p>\n<p>\u00a0L&#8217;incontro con il suo editor Leavitt l&#8217;ha raccontato in Martin Bauman. E qualcosa di Flint, forse, c&#8217;\u00e8 anche nel suo ultimo romanzo. Il corpo di Jonah Boyd \u00e8 la storia di una famiglia che nasconde i suoi dolori sotto un velo d&#8217;ipocrisia. La voce che racconta \u00e8 la segretaria-amante del capofamiglia. \u00c8 uno scrittore che perde il manoscritto della sua vita e di un ragazzo che scopre talento e fortuna proprio grazie a quel manoscritto.\u00a0 \u00abIl successo \u00e8 un mistero strano &#8211; sussurra Leavitt -. \u00c8 fatto di tre componenti: talento, volont\u00e0 e ambizione. Ho conosciuto allievi baciati dagli d\u00e8i, ma troppo pigri o poco ambiziosi. E hanno fallito. Ma continuo a credere che la beffa peggiore sia la volont\u00e0 senza il talento. Ne ho visti tanti, e ogni volta mi sono chiesto: perch\u00e9 gli d\u00e8i sono cos\u00ec duri di cuore\u00bb.<br \/>\nJudith, la segretaria, \u00e8 una donna giovane, ma sovrappeso e senza gusto. Eppure ogni sua parola, ogni suo gesto, \u00e8 sensualit\u00e0 e seduzione.\u00a0 \u00ab\u00c8 un personaggio nato in Italia. Alle terme di Saturnia incontravo spesso una coppia, lui di una certa et\u00e0, lei sui trent&#8217;anni, finlandese, credo. Non si truccava, aveva chili di troppo, eppure non ho mai visto una donna cos\u00ec&#8230; Non so come dire. Un concentrato di sesso, assoluto. Per uomini e per donne\u00bb. La famiglia \u00e8 un tema che torna sempre pi\u00f9 spesso nel romanzo americano post-Novecento. \u00c8 caro a Leavitt, dalle origini, da quando scriveva Ballo di famiglia e La lingua perduta delle gru. \u00abLa vita a Semproniano mi ha fatto capire cosa manca a noi americani.<\/p>\n<p>Non abbiamo una nostra Itaca dove tornare. Non c&#8217;\u00e8 un luogo che valga come rifugio. La nostra famiglia \u00e8 troppo allargata, sfibrata, dispersa. Siamo pieni di sorellastre e fratellastri con cui cerchiamo di fare, come si dice in Italia, bella figura. Nel mio ultimo romanzo la famiglia fa di tutto per non conservare la casa dove sono cresciuti. Diventa un&#8217;ossessione. \u00c8 la ricerca disperata di un luogo dell&#8217;anima che non avremo mai. In Toscana vedevo lo sguardo degli emigranti che tornavano in paese.\u00a0 Quelli di Semproniano vivevano tutti a Hershey, che in America \u00e8 la patria del cioccolato. \u00c8 la marca pi\u00f9 conosciuta, come da voi Perugina. Tornavano carichi di questi cioccolatini che distribuivano ovunque. Quelli che erano rimasti mostravano lo stesso sorriso che si concede ai vecchi zii un po&#8217; andati. Loro, gli emigranti, avevano gli occhi di Babbo Natale. Ecco, io un giorno vorrei avere quegli stessi occhi\u00bb.<br \/>\nLe storie di gay non sono pi\u00f9 al centro dei racconti di Leavitt. Non ne ha pi\u00f9 bisogno,\u00a0 forse. O, come dice lui, \u00e8 solo una questione di mercato: \u00abGli editori non pubblicano pi\u00f9 romanzi che parlano di omosessualit\u00e0. Non vendono. Anche perch\u00e9 tutto quello che c&#8217;era da raccontare l&#8217;abbiamo raccontato. Servono nuove strade\u00bb. Lo dice lui che nel mondo \u00e8 stato ci\u00f2 che Pier Vittorio Tondelli \u00e8 stato per l&#8217;Italia: \u00abEra un talento immenso. Ma \u00e8 morto troppo presto. I suoi romanzi sono belli, ma sono convinto che il suo capolavoro doveva ancora scriverlo\u00bb.<br \/>\nLeavitt ha 44 anni e appartiene alla generazione che ha visto morire buona parte dei suoi amici di Aids. \u00abQuando si \u00e8 cominciato a parlare del virus avevo 18 anni. Chi aveva dieci anni pi\u00f9 di me non ha avuto difese. Non sapeva nulla dell&#8217;Hiv ed \u00e8 stato spazzato via. Quelli della mia et\u00e0 sono stati attenti. Sapevano che il sesso era un rischio e, in gran parte, si sono salvati. Molti ragazzi ora pensano che l&#8217;Aids non sia pi\u00f9 un pericolo. Siamo tornati all&#8217;et\u00e0 dell&#8217;incoscienza\u00bb.<br \/>\nEra il 1997. David Leavitt viveva a Roma e il suo nome \u00e8 finito tra le pagine della cronaca nera. Uno dei suoi amici viene trovato morto nel suo appartemento.\u00a0 Il corpo viene scoperto otto ore dopo. Aveva invitato a casa un ragazzo extracomunitario per una notte. \u00abL\u00ec ho fatto amicizia con i vostri carabinieri. Mi hanno interrogato a lungo. Ed \u00e8 normale visto che conoscevo bene la vittima. Questa storia \u00e8 diventata uno dei racconti di La trapunta di marmo. E l\u00ec parlo molto di Aids\u00bb. Com&#8217;erano i carabinieri? \u00abSimpaticissimi\u00bb. Ma conoscevano David Leavitt? \u00abNon lo so. Ma dopo l&#8217;intervista mi hanno offerto un caff\u00e8\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00a0\u00c8 stato per anni nascosto su un colle della Maremma toscana, un borgo medioevale di mille persone, rimpolpato da un manipolo di inglesi e americani che come Machiavelli s&#8217;ingaglioffano con le carte e il vino. David Leavitt due anni fa viveva ancora a Semproniano, provincia di Grosseto, un piccolo pezzo di storia tra le colline e il mare. Se si viaggia per qualche chilometro, circa nove, verso sud s&#8217;incrociano le terme di Saturnia. Semproniano \u00e8 un buon rifugio dell&#8217;anima. \u00c8 qui che Mario Luzi passava le estati del primo Novecento,\u00a0 a casa dei nonni. David Leavitt \u00e8 arrivato qui per [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2012\/01\/02\/david-leavitt-un-americano-in-maremma\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":997,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[7576],"tags":[7579,7580,7581],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/73"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/users\/997"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=73"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/73\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":75,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/73\/revisions\/75"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=73"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=73"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=73"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}