{"id":82,"date":"2012-01-03T18:09:03","date_gmt":"2012-01-03T16:09:03","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=82"},"modified":"2012-01-03T18:09:03","modified_gmt":"2012-01-03T16:09:03","slug":"don-de-lillo-cera-una-volta-nel-bronx","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2012\/01\/03\/don-de-lillo-cera-una-volta-nel-bronx\/","title":{"rendered":"Don De Lillo, c&#8217;era una volta nel Bronx"},"content":{"rendered":"<p>Al confine del rumore, proprio all\u2019inizio della strada, c\u2019\u00e8 l\u2019hotel. Dentro aspetta Don DeLillo. Dicono, ed \u00e8 vero, che se vuoi ascoltare la voce del secolo americano devi leggere <em>Underworld<\/em>, o perlomeno <em>Rumore Bianco<\/em>, <em>Libbra<\/em> (ricostruzione tra storia e fantasia dell\u2019assassinio di Kennedy, visto dalla parte di Oswald), <em>Americana<\/em>. \u00c8 lui, l\u2019ultimo patriarca del grande romanzo americano, anche se ha il cognome abruzzese, se \u00e8 cresciuto nel Bronx di Jack La Motta, l\u00ec dove approdarono gli ultimi emigranti, dove ancora si parla italiano e le facce o i dialetti non hanno il tono da cartolina taroccata di Little Italy n\u00e9 la lingua bastarda e perduta di Broccolino. DeLillo \u00e8 il racconto dell\u2019America che ha paura della morte e crede nell\u2019immortalit\u00e0. \u00c8 quel paranoico senso di pericolo che non sai bene cosa sia o da dove arrivi. \u00c8 l\u2019identit\u00e0 americana narrata attraverso i suoi frammenti, le sue scorie, la spazzatura di oggetti consumati in fretta, come se il tempo e la storia della societ\u00e0 di massa fosse scandita solo dai suoi rifiuti. Ed \u00e8 l\u00ec che trovi il senso e l\u2019interpretazione di ci\u00f2 che siamo stati. \u00c8 la partita di baseball, con cui si apre Underworld, tra i Giants di New York e i Dodgers di Brooklyn, 3 ottobre 1951, nono inning, l\u2019home run di Bobby Thomson e la palla che vola in tribuna, \u00abNon \u00e8 un bel lancio da battere, alto e interno, ma Thomson ruota su se stesso e colpisce la palla con un colpo fortissimo dall\u2019alto in basso e tutti, tutti, stanno a guardare\u00bb. \u00c8 David Bell, il protagonista di <em>Americana<\/em>, che alla domanda: cosa pensi di fare ora nella vita? Risponde: uscirne vivo. \u00c8 il futuro che arriva ed \u00e8 gi\u00e0 vecchio, obsoleto. Quella sindrome di cui soffre Eric Packer, il giovane miliardario protagonista di <em>Cosmopolis<\/em>: \u00abLui \u00e8 sempre avanti, pensa oltre ogni novit\u00e0 \\ Le cose si logorano con impazienza fra le sue mani. Vuole essere in anticipo di una civilt\u00e0 rispetto a quella attuale\u00bb. Le parole di DeLillo sono il suono di una mazza di frassino che colpisce la pallina. Non ama parlare di s\u00e9, ma non ha neppure la faccia di quel burbero vecchio di cui si racconta. Lo scrittore che vive da qualche parte nel New Jersey, ma non si fa vedere: poca biografia, poche interviste, poche foto. Quello che per un po\u2019 di anni ha fatto un lavoro che non gli piaceva, copywriter in un\u2019agenzia pubblicitaria. \u00abPoi &#8211; dice &#8211; mi sono imbarcato nella mia vera vita\u00bb. Scrivere. Raccontare l\u2019America. Riconoscerla. Trovarla. Lui che per anni l\u2019aveva vista e sognata solo dal Bronx. North Bronx, dalle parti di Arthur Avenue, l\u00ec ci sono i mercati generali. Se stai a New York da qualche mese e passi da quelle parti senti nell\u2019aria una strana dissonanza, c\u2019\u00e8 qualcosa di familiare eppure di estraneo, fuori luogo. Passa qualche minuto, poi capisci. Tutti parlano italiano. L\u2019America si dissolve, diventa lontana&#8230;<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 l\u00ec che sono cresciuto. A due passi da quel mercato. \u00c8 il Bronx italiano. Ricordo le strade strette. Un quartiere rumoroso, affollato, meraviglioso, sempre in movimento. Tutti correvano, tutti avevano qualcosa da fare. Attivit\u00e0 di ogni sorta, c\u2019era chi vendeva, chi comprava, chi rubava. Ricordo il coraggio, il lavoro e la voglia d\u2019integrarsi di mia madre e di mio padre. Erano abruzzesi, di Montagono, vicino a Campobasso&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Molisani, allora.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCerto, certo. Ma allora il Molise non c\u2019era. Era tutto Abruzzo. Stiamo parlando degli anni \u201930. Io sono del 1936 e sono nato a New York\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ha mai visto Montagono?<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0\u00abCi sono stato 15 anni fa, con mio padre\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come mai non ha imparato l\u2019italiano? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon volevano i miei genitori. Dovevo crescere come un americano. Era meglio cos\u00ec, integrarsi e lasciare alle spalle il resto. Comunque, un po\u2019 lo parlo. E lo capisco. Ma non ho un talento per le lingue, a parte la mia, e faccio molti errori\u00bb.<\/p>\n<p>\u00a0<strong>Non si sente italo-americano? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abNel Bronx era una domanda che non ti facevi. Non ci pensavi. Diventavi italiano solo quando ti capitava di fare a botte con altre bande, magari gli irlandesi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Come in tanti film, il Bronx violento&#8230; <\/strong><\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, da adolescente avevo a che fare con la violenza tutti i giorni. Fatti di sangue e vere e proprie esecuzioni. Era la mafia. \u00c8 strano, poco tempo fa ho rivisto i miei amici di un tempo. Tutti avevamo gli stessi ricordi e tutti legati a fatti di violenza. A quel tempo non sapevo neppure cosa fosse la letteratura. Ho cominciato a leggere a 16-17 anni. Capii che era la strada per uscire dal Bronx\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In Underworld narra per un\u2019ottantina di pagine l\u2019incontro tra i Giants di New York e i Dodgers di Brooklyn. Per chi tifava? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abPer gli Yankees, naturalmente. Sono nati al Bronx\u00bb. Anni \u201950, quali erano i miti di un ragazzo di origine italiana del Bronx? \u00abL\u2019America\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Cio\u00e8? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl mito che ci fosse un\u2019America al di l\u00e0 di quelle stradine strette e affollate. Un\u2019America che io un giorno avrei scoperto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ha trovata? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abQuando sono uscito dal Bronx. Ci ho messo tempo. E anche i miei primi racconti parlavano ancora di quelle strade. Poi, con Americana, ho voltato pagina. Era il 1971\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00a0E DeLillo \u00e8 diventato la voce dell\u2019America. Questa voce rauca e profonda. Con i suoi cori polifonici, frammenti di suono e di rumore che arrivano dalla mischia, dalla folla, segmentati, catturati e poi lasciati andare. E arrivi all\u2019incipit di Underworld: \u00abParla la tua lingua, americano, e c\u2019\u00e8 una luce nel suo sguardo che \u00e8 una mezza speranza&#8230;\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0\u00ab\u00c8 vero, per me \u00e8 importante tutto questo, raccontare la voce dell\u2019America, anche le note che \u00e8 difficile prendere, anche ci\u00f2 che non vorresti raccontare. Per questo ho pensato che i miei romanzi fossero intraducibili. E mi sono stupito quando qualcuno ha deciso di farlo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00a0<strong>La sua America \u00e8 ossessionata dal futuro. I suoi personaggi smaniano per arrivarci il pi\u00f9 presto possibile. E poi si accorgono che gi\u00e0 ieri \u00e8 terribilmente vecchio&#8230; <\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 una condanna. Gli americani sono convinti di averlo inventato loro il futuro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Americana, Rumore Bianco, Libra, Underworld, fino a Cosmopolis: c\u2019\u00e8 sempre una minaccia sottile e inquietante che d\u00e0 ritmo al romanzo. C\u2019\u00e8 qualcosa all\u2019orizzonte che prima o poi ti cadr\u00e0 addosso. Cos\u2019\u00e8?<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0\u00ab\u00c8 difficile anche per me capire cosa sia. Ho sempre associato il romanzo alla morte. E quando scrivevo avevo sempre paura di morire prima di completare il romanzo. Poi, questi timori, sono scomparsi. D\u2019altra parte mi \u00e8 passata anche la paura di volare, di prendere l\u2019aereo. Non c\u2019\u00e8 un motivo. Forse s\u2019invecchia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Altro mito, il denaro. In Cosmopolis si parla soprattutto di soldi&#8230; <\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl romanzo si svolge tutto in una giornata. C\u2019\u00e8 un miliardario che viaggia, a caso, per le strade di New York. \u00c8 ossessionato da una scommessa finanziaria sullo yen. E sa che c\u2019\u00e8 qualcuno che vuole ucciderlo. Ma questa non \u00e8 una giornata qualsiasi. \u00c8, per me, l\u2019ultimo giorno di un\u2019era: la fine della guerra fredda, l\u2019inizio di un\u2019epoca segnata dal terrorismo. Praticamente sono gli anni \u201990. Solo che nel romanzo si concentrano tutti in un giorno. Qui il tempo scorre molto pi\u00f9 velocemente. Lo vediamo accelerato. Il tema di questo decennio \u00e8 appunto il denaro, l\u2019arte di far soldi. I greci avevano una parola per definirla. Chrimatistik\u00f3s. Ma come dice un mio personaggio dobbiamo renderla pi\u00f9 flessibile. La ricchezza \u00e8 diventata fine a se stessa. Ha perso la sua qualit\u00e0 narrativa, come \u00e8 accaduto alla pittura tanto tempo fa. Il denaro parla a se stesso. La corsa tra denaro e tecnologia ci ha fatto credere che tutti stessimo vivendo nel futuro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E invece?<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0\u00abLa prima cosa che \u00e8 successa, nella primavera del 2000, \u00e8 che i mercati sono crollati. E il resto poi lo sappiamo. Le torri, lo scontro con l\u2019altro da noi. Il futuro ci ha riportato indietro. I potenti, purtroppo, pianificano la loro distruzione, soffrono del complesso di Icaro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Quando si cita Don DeLillo spesso si aggiunge: padre della letteratura post-moderna. Visto che le attribuiscono la paternit\u00e0, confessi, almeno lei sa cos\u2019\u00e8 il post-moderno?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 una definizione che mi spaventa. Io sono solo un romanziere, uno che aspetta la prossima frase\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Al confine del rumore, proprio all\u2019inizio della strada, c\u2019\u00e8 l\u2019hotel. Dentro aspetta Don DeLillo. 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