{"id":92,"date":"2012-01-04T21:09:29","date_gmt":"2012-01-04T19:09:29","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=92"},"modified":"2012-01-05T20:58:47","modified_gmt":"2012-01-05T18:58:47","slug":"lungheria-e-il-sintomo-la-malattia-e-la-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2012\/01\/04\/lungheria-e-il-sintomo-la-malattia-e-la-ue\/","title":{"rendered":"L&#8217;Ungheria \u00e8 il sintomo, la malattia \u00e8 la Ue"},"content":{"rendered":"<p>La prima volta che sono stato a Budapest era il 1987. Avevo vent&#8217;anni ed era il mio primo viaggio al di l\u00e0 del Muro. Non ero mai stato a Est. Tutto quello che sapevo sul comunismo lo avevo letto. Vederlo mi ha cambiato il mondo. L&#8217;Ungheria era quanto di pi\u00f9 occidentale si potesse trovare al di l\u00e0 della cortina di ferro. A suo modo era ricca. C&#8217;era un negozio Benetton che aveva aperto da poco e le ragazze facevano la fila per andarlo a vedere. Rispetto alla Polonia o alla Germania Est credo che l&#8217;Ungheria fosse carica di speranze e ottimismo. E&#8217; qui per\u00f2 che ho visto per la prima volta un ragazzo che cambiava fiorini\u00a0in nero circondato da militari, portato in un autobus e picchiato a sangue. L&#8217;Ungheria non era un paese di libert\u00e0.<\/p>\n<p>Sono tornato in Ungheria nel &#8217;90. Prima a Budapest, poi sul Balaton. Era un&#8217;estate magica. Sul Danubio si respirava tutta l&#8217;allegria di chi era pronta ad allungare una mano e acchiappare il futuro. Le terme del Gellert, sull collina dove nel &#8217;56 gli ultimi studenti resistevano ai carri sovietici, erano un&#8217;approdo internazionale. Il Balaton attirava tedeschi e per dormire bisognava adattarsi in stanze prese in affitto da vedove micragnose. Quanto tempo ci avrebbe messo l&#8217;Ungheria a entrare in Occidente?<\/p>\n<p>La scommessa\u00a0era che sarebbe stata la prima. Invece non \u00e8 andata cos\u00ec. Ci sono tornato altre volte negli anni, l&#8217;ultima nel 2007. Era un paese triste. Perfino il Gellert sembrava ammuffitto, vecchio, trasandato. Non c&#8217;era lavoro. Le stazioni della metropolitana assomigliavano a suk di sfaccendati e malavita. Poche speranze, neppure quella di emigrare. Le banche straniere stavano lasciando il Paese. I laureati si ritrovavano con debiti, mutui troppo cari per comprare casa e occupazioni precarie. Molto peggio che in Italia. Quello che non mi aspettavo era il razzismo diffuso contro gli zingari. Anche quelli che ti parlavano per ore di libertarismo, o avevano sul comodino le traduzioni in magiaro di Primo Levi, quelli di sinistra che rimpiangevano il comuinismo continuavano a dire che tu non capivi. &#8220;Gli zingari da noi sono davvero un problema&#8221;. Non ne ero convinto allora, non ne sono convinto adesso.<\/p>\n<p>Il problema degli ungheresi \u00e8 la frustrazione. Sono pi\u00f9 di vent&#8217;anni che vivono di promesse non mantenute, soffrono un futuro che non \u00e8 mai arrivato. La responsabilit\u00e0, come in Italia, \u00e8 delle classe dirigenti. Non solo politiche. Anche economiche e culturali. La politica \u00e8 stata un esempio di corruzione, clientele, mediocrit\u00e0, miopia. L&#8217;economia non \u00e8 mai riuscita davvero a scommettere sul privato. Quelli che si facevano chiamare imprenditori pensavano che gli affari si fanno solo all&#8217;ombra dello Stato, con le conoscenze e senza rischio. Gli intellettuali o si sono seduti al tavolo dei pochi nuovi ricchi, soprattutto banchieri e affaristi, oppure rimpiangevano il passato, nostalgici di una sicurezza perduta, quando il partito decideva le sorti di ognuno e bastava dire di s\u00ec per avere una corona di cartapesta da barone delle lettere o delle arti. Il partito liberale sosteneva solo le poche grandi imprese, detassare i super ricchi e tartassare artigiani,commercianti e piccola impresa. I socialisti hanno continuato a spremere lo Stato, fonte di privilegi e assistenzialismo.<\/p>\n<p>E&#8217; da qui, da questa situazione, che arriva al potere <strong>Vicktor Orban<\/strong>. Ci arriva con i due terzi dei consensi parlamentari, con la maggioranza assoluta dei voti, con il suo cinismo, con una campagna elettorale che strappa alla destra xenofoba i suoi cavalli di battaglia e li normalizza. Orban non mi piace. E&#8217; uno che chiede la licenza ai giornali e controlla le notizie con una commissione governativa. Ha trovato negli zingari un capro espiatorio perfetto. Ha messo le mani sulla banca centrale e non \u00e8 tenero con le opposizioni. Ma se sta l\u00ec lo deva alla mediocrit\u00e0 dei suoi avversari. Orban, da giovane, \u00e8 stato un dissidente del regime. Pi\u00f9 coraggioso di chi si \u00e8 riciclato all&#8217;ultimo momento dopo che per anni denunciava i nemici del comunismo.\u00a0 E&#8217; uno che ha rinnegato il suo passato e per il potere ha messo da parte un bel po&#8217; dei suoi vecchi valori. Il guaio \u00e8 che come lui la pensano molti ungheresi.<\/p>\n<p>Il suo successo si spiega in modo semplice. Sta facendo leva sull&#8217;orgoglio nazionale. Si batte in modo illiberale contro la corruzione. Le riforme costituzionali indeboliscono il Parlamento, ma quando la Ue, la Bce e il Fondo Monetario lo hanno messo alle strette, chiedendo condizioni draconiane per un nuovo prestito, con l&#8217;obiettivo di farlo cadere, lui ha scelto di non pagare.\u00a0<\/p>\n<p>Perfino l&#8217;Economist denuncia il pressing Ue: &#8220;La commissione europea vuole che l&#8217;Ungheria adotti adotti una politica economica che non faccia necessariamente (per utilizzare un eufemismo) gli interessi del popolo magiaro. Ma se la difesa delle istituzioni democratiche continuer\u00e0 a essere accompagnata dall&#8217;impoverimento del popolo ungherese non ci si deve stupire se questo non sia entusiasta dell&#8217;equazione Europa uguale miseria&#8221;.<\/p>\n<p>Il governo di Budapest risponde alla Ue: &#8220;Non vi rid\u00f2 i soldi che gi\u00e0 vi vedo&#8221;. Nel farlo\u00a0trova anche delle buone ragioni. Visto che l&#8217;Europa vuole decidere chi deve governare in Ungheria io non cedo al ricatto \u00a0e non pago i debiti. La scelta magari \u00e8 folle, ma denuncia un vizio che negli ultimi tempi il comitato d&#8217;affari della Ue non finge pi\u00f9 di nascondere. Questo signore in pratica ha smascherato un bluff. Cosa accade se non paghi e dici no all&#8217;europa? Le autorit\u00e0 di Bruxelles hanno scritto lettere, si sono infuriate, ma di fatto possono solo lasciare l&#8217;Ungheria al proprio destino. Di tutto questo il governo sta facendo una bandiera.<\/p>\n<p>Orban parla di grande Ungheria. Ha fatto approvare una legge sulla cittadinanza che riporta l&#8217;Europa indietro di secoli. Lo ha fatto nel giorno della commemorazioen dei moti antiasburgici del 1848. Parla di Risorgimento pi\u00f9 di Napolitano e di fatto considera ungheresi qualsiasi persona che abbia un origine magiara.<\/p>\n<p>Orban ha abbassato le tasse su lavoro e impresa al 16 per cento. La sua ricetta \u00e8 fregarsene del debito pubblico e delle agenzie di rating e scommettere su una ripresa economica grazie all&#8217;aumento dei salari reali. Questo spiega perch\u00e9 la sua politica antilibertaria sta avendo successo. Ma fa capire anche che l&#8217;Unione europea con la sua rigidit\u00e0 rischia di favorire un sentimento revanscista in molti Paesi.<\/p>\n<p>Orban \u00e8 un sintomo, ma la malattia dell&#8217;Europa \u00e8 la Ue.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La prima volta che sono stato a Budapest era il 1987. 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