{"id":97,"date":"2012-01-10T18:44:11","date_gmt":"2012-01-10T16:44:11","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/?p=97"},"modified":"2012-01-10T18:49:31","modified_gmt":"2012-01-10T16:49:31","slug":"aldous-huxley-e-i-suoi-fratelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/macioce\/2012\/01\/10\/aldous-huxley-e-i-suoi-fratelli\/","title":{"rendered":"Aldous Huxley e i suoi fratelli"},"content":{"rendered":"<p>Utopia o anti-utopia, ordine o libert\u00e0, sicurezza o rischio? Il Novecento doveva dare una risposta a queste domande. Ci ha provato, con le sue guerre mondiali, con le sue ideologie, con il pendolo della politica che oscillava tra Stato e individuo. Ci ha provato, portando i suoi sogni allo zenit, e massacrandoli. Ci ha provato, con le sue terze vie, che sono apparse poi alla fine troppo banali o poco affascinanti o incapaci di rispondere a quel bisogno di assoluto o di nulla che ancora ci perseguita. Ci ha provato il Novecento, senza riuscirci, accontentandosi di dire: comunque siamo sopravvissuti e non \u00e8 poco, ma lasciando la domanda, aperta, ai posteri, ancora ingabbiati nel dialogo tra il <strong>Grande Inquisitore<\/strong> e il Cristo, quella leggenda che F\u00ebdor Dostoevskij lascia raccontare a Ivan Karamazov.<\/p>\n<p>Ivan confessa al fratello Al\u00ebsa di aver scritto un poema. Siviglia, Sedicesimo secolo, Inquisizione, Cristo decide di tornare nel mondo per riportare la Chiesa all\u2019interno del Verbo. Ancora una volta servono i miracoli, qualcuno lo segue, qualcun altro lo crede un impostore, la legge decide la sua sorte. L\u2019inquisitore, che ne riconosce l\u2019origine divina, ordina comunque il suo arresto e lo condanna al rogo. Nella notte il gesuita si reca dal prigioniero e spiega i motivi della sentenza. Cristo &#8211; dice &#8211; non ha il diritto di interferire con le scelte della Chiesa, a cui ha trasmesso il suo potere e la sua autorit\u00e0. Cristo ha sbagliato, si \u00e8 illuso sul conto degli uomini. Ha concesso il libero arbitrio, la possibilit\u00e0 di scegliere. Ha proposto una religione adatta esclusivamente a individui superiori, capaci di addossarsi la fatica della libert\u00e0. \u00abNessuna scienza &#8211; argomenta il vecchio inquisitore &#8211; dar\u00e0 loro il pane finch\u00e9 resteranno liberi, e alla fine non potranno che deporre la loro libert\u00e0 ai nostri piedi e ci diranno: rendeteci pure schiavi, ma sfamateci. Finalmente capiranno da soli che libert\u00e0 e pane terreno a piacimento per tutti sono cose fra loro inconciliabili perch\u00e9 mai e poi mai sapranno dividerlo fra loro! (\u2026) Io ti dico che non vi \u00e8 per l\u2019uomo affanno pi\u00f9 grande che quello di trovare al pi\u00f9 presto qualcuno a cui rendere il dono della libert\u00e0 che quel infelice ha avuto nascendo. Ma si impossessa della libert\u00e0 degli uomini solo chi pacifica la loro coscienza. Con il pane ti si offriva una bandiera inattaccabile: dagli il pane e l\u2019uomo ti si inchiner\u00e0 poich\u00e9 non vi \u00e8 nulla di pi\u00f9 indiscutibile del pane&#8230; Anzich\u00e9 impossessarti della libert\u00e0 umana, tu l\u2019hai potenziata e hai oppresso per sempre con il fardello dei suoi tormenti il dominio spirituale degli uomini. Tu hai voluto il libero amore dell\u2019uomo affinch\u00e9 ti seguisse liberamente, ammaliato e conquistato da te\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>Felicit\u00e0 e libert\u00e0 per il Grande Inquisitore sono inconciliabili: l\u2019uomo deve decidere se percorrere la prima via segnata dalla pianificazione, dall\u2019ordine assoluto o la seconda che porta con s\u00e9 &#8211; sempre secondo il gesuita &#8211; dolore, imprevisti, caos. Non \u00e8 un dialogo. Ges\u00f9 non parla. Non interrompe. Non commenta. Non si ribella. La sua risposta \u00e8 un bacio. Solo un bacio. \u00c8 l\u00ec, nel 1879, che la letteratura ferma, fotografa, il dilemma umano con cui gli scrittori del Novecento dovranno fare i conti, rovesciando la fame di perfezione di Platone, Moro, Campanella, mostrando la caduta dei filosofi, le crepe di Utopia, i lati oscuri della Citt\u00e0 del sole, l\u2019inganno del Grande Inquisitore. In quei mondi che inseguivano la verit\u00e0, la pace, l\u2019eguaglianza, la felicit\u00e0 oggettiva di tutti i cittadini, al di l\u00e0 dei singoli desideri e delle opinioni, ci si era dimenticati di importare la libert\u00e0. O forse, di proposito, ci si era detti: meglio lasciarla dov\u2019\u00e8, negli angoli meno accessibili della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Nel 1932 Aldous Huxley, l\u2019autore del <em>Mondo nuovo<\/em>, romanzo di chiaro carattere anti-utopico, mette in bocca a Berdjaev questo discorso: \u00abLe utopie appaiono oggi assai pi\u00f9 realizzabili di quanto non si credesse un tempo. E noi ci troviamo attualmente di fronte a una questione ben pi\u00f9 angosciosa: come evitare la loro realizzazione definitiva? Le utopie sono realizzabili. La vita marcia verso le utopie. E forse un secolo nuovo comincia; un secolo nel quale gli intellettuali e la classe colta penseranno ai mezzi per evitare le utopie e di ritornare a una societ\u00e0 non utopistica, meno \u201cperfetta\u201d e pi\u00f9 libera\u00bb. Non sar\u00e0 cos\u00ec. Non del tutto, perlomeno, perch\u00e9 il Grande Inquisitore \u00e8 rimasto sulla scena abbastanza tempo per diffondere le sue paure e le sue verit\u00e0. E se per qualche tempo si \u00e8 addormentato o eclissato, non \u00e8 detto che non si svegli o ritorni. Le distopie del Ventesimo secolo svolgono un ruolo da sentinelle, provano a ricordare che l\u2019inquisitore pu\u00f2 essere smascherato e dicono: il sacrificio della libert\u00e0 &#8211; in nome della razza, della nazione, dello Stato, della classe, dell\u2019eguaglianza, di Dio o del paradiso, della patria o del denaro o della stessa libert\u00e0 &#8211; \u00e8 un inganno, perch\u00e9 in cambio non ottieni nulla di ci\u00f2 che ti \u00e8 stato promesso. Il teorema del poema di Ivan \u00e8 falso: rinunciare alla libert\u00e0 non porta alla felicit\u00e0. Ma alla consacrazione del potere per il potere.<\/p>\n<p>Quando Orwell fa incontrare Winston Smith con il suo carnefice nelle segrete del Ministero dell\u2019Amore si comprende come il \u00abbene comune\u00bb ha confini molto angusti: \u00ab\u201cTu ti rendi conto benissimo come il Partito mantiene se stesso al potere. Ora dimmi un po\u2019 perch\u00e9 ci teniamo cos\u00ec stretti al potere. Quale ne \u00e8 la ragione? Perch\u00e9 vogliamo il potere? Su, parla!\u201d aggiunse, mentre Winston rimaneva zitto. Ma Winston non disse niente ancora per un minuto o due. Una sensazione d\u2019immensa stanchezza l\u2019aveva invaso. Un debole e folle lampo d\u2019entusiasmo torn\u00f2 nello sguardo di O\u2019Brien. Winston sapeva gi\u00e0 quel che O\u2019Brien avrebbe detto. Avrebbe detto che il Partito non ricercava il potere per suoi propri fini, ma soltanto per il bene della maggioranza; che ricercava il potere perch\u00e9 gli uomini in massa sono deboli e vili creature che non sanno sopportare la libert\u00e0 o rendersi conto della verit\u00e0 e debbono essere governate e sistematicamente ingannate da altre persone che siano pi\u00f9 forti di esse; che per l\u2019uomo c\u2019\u00e8 una sola alternativa: di scegliere, cio\u00e8 tra la libert\u00e0 e la felicit\u00e0, e la maggior parte degli uomini tra le due sceglie la felicit\u00e0; che il Partito era una sorta di tutore permanente dei deboli, una setta che si dedicava a compiere il male in modo da preparare l\u2019avvento del bene, che sacrificava la propria felicit\u00e0 a beneficio di quella degli altri &#8230; \u201cVoi ci governate per il nostro bene\u201d disse Winston a voce bassa. \u201cVoi credete che gli uomini non sono capaci di governarsi da s\u00e9, e quindi&#8230;\u201d. \u201cQuesta risposta \u00e8 stupida, Winston, proprio stupida!\u201d disse. \u201cStupida e lo sai benissimo; m\u2019aspettavo di meglio da te\u201d. Lasci\u00f2 andare la leva e continu\u00f2: \u201cOra risponder\u00f2 io stesso alla mia domanda. Sta\u2019 a sentire. Il Partito ricerca il potere esclusivamente per i suoi propri fini. Il bene degli altri non ci interessa affatto; ci interessa soltanto il potere. N\u00e9 la ricchezza, n\u00e9 il lusso, n\u00e9 una vita lunga, n\u00e9 la felicit\u00e0 hanno un vero interesse per noi ; ci interessa soltanto il potere, il potere puro. Ti dico subito ci\u00f2 che significa potere puro. La differenza tra noi e le oligarchie del passato consiste in questo, che noi sappiamo quel che facciamo. Tutti gli altri, anche quelli che ci rassomigliano pi\u00f9 da vicino, erano tutti vili e ipocriti. I nazisti tedeschi e i comunisti russi si avvicinarono molto ai nostri metodi, ma non ebbero mai il coraggio di dichiarare apertamente i loro motivi, le loro ragioni. Essi pretesero, e forse perfino credettero, d\u2019essersi impadroniti del potere contro la propria elezione e iniziativa, e per un tempo limitato, e che all\u2019angolo della strada ci fosse un paradiso nel quale gli uomini potessero essere liberi e uguali. Noi siamo tutt\u2019altra cosa. Noi sappiamo benissimo che nessuno s\u2019impadronisce del potere con l\u2019intenzione di abbandonarlo in seguito. Il potere non \u00e8 un mezzo, \u00e8 un fine. Non si stabilisce una dittatura nell\u2019intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell\u2019intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione \u00e8 la persecuzione. Il fine della tortura \u00e8 la tortura. Il fine del potere \u00e8 il potere. Cominci a capirmi ora?\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 qui la differenza. L\u2019eroe dell\u2019anti-utopia \u00e8 l\u2019individuo. L\u2019eroe dell\u2019utopia \u00e8 lo Stato. L\u00ec, nel <em>1984<\/em> di Orwell o nel <em>Mondo nuovo<\/em> di Huxley, la realt\u00e0, paranoica e burocratica, si svela, lascia cadere la maschera. \u00c8 una rivelazione. Non ci arrivi, ci sei nato, appartieni a quel mondo, fino a quando ci\u00f2 che ti appare quotidiano diventa prima stupore, poi insofferenza, rabbia, ribellione desiderio di fuga, presa di coscienza che ci\u00f2 che stai vivendo \u00e8 assurdo. \u00c8, in qualche modo, un romanzo di formazione. L\u2019eroe, fino ad allora privo d\u2019identit\u00e0, va alla ricerca di se stesso. Non pensa di immaginare un mondo perfetto, ma si chiede: chi sono? \u00c8 per questo che la sua rivolta contro il potere non coinvolge mai gli altri, il mondo, la comunit\u00e0 o la massa, ma \u00e8 un\u2019azione individuale, anarchica. Il romanzo distopico ci racconta la crescita di un personaggio che cerca una via d\u2019uscita dalla sua prigione. Il suo obiettivo \u00e8 superare un muro, che di volta in volta pu\u00f2 essere politico, economico, tecnologico, virtuale, superumano o post-umano. Le et\u00e0 dell\u2019oro e le citt\u00e0 radiose sono un\u2019altra storia. Non c\u2019\u00e8 rivelazione, ma costruzione razionale. L\u2019eroe dell\u2019utopia \u00e8 un architetto, vede l\u2019isola, le alte muraglie, le torri e i bastioni. Vede il desiderio di chiudere lo spazio. Non supera muri, li edifica.<\/p>\n<p>Un tipo come <strong>D-503<\/strong>, il protagonista di <em>Noi<\/em>, il romanzo di <strong>Evgenij Zamjatin<\/strong>, pu\u00f2 solo sperare che la situazione cambi e scommettere sul futuro. L\u2019architetto utopico costruisce un mondo che pensa perfetto con il solo intento di rifugiarsi in un passato ideale, immaginato o riscritto. Non cresce, prova a rinascere. E nel farlo si attribuisce un ruolo da demiurgo. Non \u00e8 l\u2019uomo che cerca se stesso e per farlo deve riconquistare, prima di tutto, la propria libert\u00e0. \u00c8 l\u2019uomo che ha scoperto l\u2019ebrezza di Dio. Ed \u00e8 un Dio che non s\u2019incarna. Costruisce il mondo, ma non lo vive. Omero nell\u2019<em>Odissea<\/em> si limita a descrivere il giardino meraviglioso di Alcinoo, dove i fiori non appassiscono mai, ma poi torna alle peregrinazioni del suo eroe. Pindaro allude a una mitica isola degli uomini felici e beati, ma la lascia lontana, come un orizzonte che serve a non corrompere il nostro disincanto. E cos\u00ec fanno Evemero quando ci parla della sua Pancadia e Virgilio nelle sue nostalgie bucoliche o Agostino nella <em>Civitate Dei<\/em>. Il Rousseau della <em>Nouvelle Eloise<\/em>, dove descrive la comunit\u00e0 fantastica di Clarens, sulle rive del Lac Leman, ha la buona sorte di non incontrare il suo discepolo Robespierre. Lo incontrano invece i suoi lettori e anche quelli di un autore troppo letto prima della Rivoluzione e cancellato dopo. La sua utopia era diventata in fretta realt\u00e0.<\/p>\n<p>\u00a0\u00c8 la storia di Louis Sebastian Mercier e del suo romanzo Anno 2040. Mercier ha descritto la Parigi futura sui progetti di riforma urbanistica, fiscale, sanitaria che circolavano negli anni Sessanta del Settecento. Sogni condivisi da tutta l\u2019intellighenzia riformatrice. Ecco come Sergio Luzzatto spiega &#8211; in uno dei saggi raccolti nel primo volume della \u00abgrande opera\u00bb Einaudi dedicata al romanzo (<em>La cultura del romanzo<\/em>, pag. 880) &#8211; l\u2019eccezionale successo di Anno 2040 e la sua irreparabile sfortuna. \u00abAlla domanda di politica che saliva dal fondo della societ\u00e0 francese, la rivoluzione ha risposto con un eccesso di politica: via via che il giacobinismo si \u00e8 affermato come una sorta di roussianesimo reale anche le cose pi\u00f9 ordinarie &#8211; vestiti o cappelli, ricette di cucina o pi\u00e8ces di teatro &#8211; si sono caricate di implicazioni politiche. La fusione tra pubblico e privato si \u00e8 trasformata in delirante confusione, e i pi\u00f9 edificanti imperativi moralistici hanno dato luogo a innumerevoli abusi morali. Dove trovare la voglia di leggere Mercier dopo il terrore? A chiunque fosse sopravvissuto alla stagione pi\u00f9 radicale della rivoluzione, l\u2019immaginazione di un lontano futuro contenuta nell\u2019Anno 2040 poteva ben sembrare una descrizione del recente passato. La Francia prefigurata da Mercier ricordava anche troppo la Francia governata da Robespierre: una societ\u00e0 dei divieti, senza mendicanti n\u00e9 prostitute, senza monaci n\u00e9 preti, senza corporazioni di mestiere n\u00e9 commercio estero, senza chef di ristorante n\u00e9 maestri di danza\u00bb.<\/p>\n<p>\u00a0La fortuna dei personaggi utopici \u00e8 di non crescere in queste isola al di l\u00e0 degli oceani, dello spazio o del tempo. Ci si ritrovano. Sono dei turisti. E appena arrivati, di solito dopo un sogno o un viaggio straordinario, si mettono a descrivere tutto ci\u00f2 che li circonda, stupefatti. Tutto il loro lavoro \u00e8 raccattare cartoline. Quei posti, in fin dei conti, non li hanno mai vissuti. L\u2019eroe anti-utopico, invece, \u00e8 cresciuto l\u00ec. Riconosce lo sguardo dei vicini, s\u2019interroga se andranno o no a denunciarlo, osserva le divise e i volti senza luce di chi lo circonda. D-503 registra tutto ci\u00f2 che accade. Sa che nel Ventinovesimo secolo lo Stato Unico marcisce sotto il Benefattore. I cittadini non hanno nome, non hanno identit\u00e0 e la scienza sembra aver eliminato ogni differenza fisica. Gli uomini sono funzionali a un unico e grande ingranaggio: lo Stato mondiale. D-503 mangia, si veste, sopravvive, ma \u00e8 stato derubato, come tutti, di ogni gesto spontaneo. D-503 deve accettare il programma ogni giorno preordinato dalla tavola delle ore. C\u2019\u00e8 un tempo per il lavoro, per il riposo, per lo svago e per l\u2019amore. Il dubbio e la ricerca filosofica sono colpe gravi. Unica preoccupazione dell\u2019uomo-numero deve essere quella di svolgere i compiti che gli sono stati assegnati. \u00c8 un cittadino di quel mondo, non un turista.<\/p>\n<p>\u00a0Lo stesso si pu\u00f2 dire di John, uno dei protagonisti di <em>Mondo Nuovo<\/em>. Loro vedono lo Stato con gli occhi dell\u2019individuo. Il demiurgo no, vede tutto dall\u2019alto. Gli individui sono delle comparse, come i puntini lampeggianti che segnalano il traffico in Sim City. Sono, cio\u00e8 &#8211; come risponderebbe un qualsiasi giocatore di videogame &#8211; un problema da risolvere. Eppure i protagonisti dei romanzi distopici sembrano accontentarsi di poco. Basta una domanda per svelare l\u2019assurdit\u00e0 del potere, K. &#8211; nel Processo &#8211; chiede solo disperatamente di sapere di quale crimine viene accusato. L\u2019agrimensore vuole sapere perch\u00e9 dal castello hanno richiesto i suoi servigi, chi lo ha mandato a chiamare, cosa deve fare. Bussa per un appuntamento. Winston Smith, in <em>1984<\/em>, semplicemente s\u2019innamora e scopre l\u2019illegittimit\u00e0 dei tanti divieti con cui si era abituato a convivere. Messo in discussione il primo finisce per registrare l\u2019assurdit\u00e0 di tutto il sistema. John, uno dei protagonisti di Mondo Nuovo, sotto il governo Mustaf\u00e0 Mond ha passato gran parte della sua vita, ne conosce le regole, le ha assimilate, le ha subite. \u00c8 il frutto di quel \u00abprocesso Bokanofsky\u00bb, che seleziona gli individui in base alle mansioni sociali che dovranno svolgere. Fortuna che nel suo mondo c\u2019\u00e8 anche una riserva di \u00abmerci avariate\u00bb, quella comunit\u00e0 di reietti ritenuti indegni del \u00abprogresso\u00bb che difendono la propria libert\u00e0 insieme al diritto di essere infelice. L\u2019ideale dell\u2019eroe anti-utopico \u00e8 l\u2019esperienza, quello dell\u2019utopia \u00e8 la perfezione.<\/p>\n<p>Quando Frodo, nel <em>Signore degli anelli<\/em>, si mette in viaggio sa che comunque vada la sua missione non trover\u00e0 la contea come l\u2019ha lasciata. \u00c8 cambiato lui e il mondo che lo circonda. L\u2019oscurit\u00e0 non \u00e8 solo una parentesi, non permette il ritorno a ci\u00f2 che c\u2019era prima. L\u2019oscurit\u00e0 ruba ai sopravvissuti e ai posteri i loro sogni, strappa il velo di Maja, frantuma le illusioni, cancella i ricordi idilliaci che ogni civilt\u00e0 conserva in qualche cassetto della sua storia. Vedi svanire la vecchia campagna inglese e l\u2019America dei padri fondatori, la ville lumi\u00e8re dell\u2019Ottocento francese e le lucciole pasoliniane. Frodo non torner\u00e0 pi\u00f9 a fumare l\u2019erba pipa. Anche se continuer\u00e0 a pensarci, come nei giorni della sua avventura, quando il desiderio di tornare a casa era la spinta a compiere la sua missione: distruggere il male perch\u00e9 tutto torni come prima. Torner\u00e0 a pensarci senza illusioni, come un\u2019idea che ti fa compagnia e serve come una stella che indica la rotta. Frodo si sente, mentre i giorni passano, un conservatore che guarda al futuro. La contea, come l\u2019abbiamo sognata, non esiste pi\u00f9 e forse non \u00e8 mai esistita. Il signore oscuro \u00e8 stato sconfitto, magari non per sempre, e l\u2019unica cosa che puoi fare \u00e8 evitare di svegliarlo. E forse anche Gandalf e Aragorn se ne sono andati, perch\u00e9 questo tempo di mezzo non \u00e8 pi\u00f9 tempo di eroi. E Frodo ha ancora bisogno di tutto il suo coraggio per vivere al tramonto di un\u2019era che ha visto le utopie e le anti-utopie rincorrersi e cadere. Tutto questo con il sospetto che la distruzione dell\u2019anello non sia servita a sciogliere i vecchi nodi. Un po\u2019 perch\u00e9 qualcuno ha cominciato a rimpiangere l\u2019anello e chi ha combattuto contro di lui, forse, ne \u00e8 rimasto comunque contagiato. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia e la stiamo raccontando.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Utopia o anti-utopia, ordine o libert\u00e0, sicurezza o rischio? Il Novecento doveva dare una risposta a queste domande. Ci ha provato, con le sue guerre mondiali, con le sue ideologie, con il pendolo della politica che oscillava tra Stato e individuo. Ci ha provato, portando i suoi sogni allo zenit, e massacrandoli. Ci ha provato, con le sue terze vie, che sono apparse poi alla fine troppo banali o poco affascinanti o incapaci di rispondere a quel bisogno di assoluto o di nulla che ancora ci perseguita. 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