Abbiamo la tendenza ad associare la libertà a imprese rivoluzionarie, atti di eroismo e geni visionari del passato. Ma la libertà è anche – e soprattutto – quella che viviamo tutti i giorni e diamo per scontata, e che invece va difesa, come ci ha ricordato da ultimo la tragedia di Charlie Hebdo. Per questa ragione, credo sia importante celebrare una libertà per certi versi squallida e dimenticata dalla storia, ma fondamentale per il suo corso: quella di (poter) essere ignoranti.

Poiché credo solo alle parole dette in prima persona, voglio sventolare io per primo la mia personale bandiera bianca: sono incredibilmente ignorante e non ho la minima idea di come funzionino molte delle cose che compongono le mie giornate. Devo confessarvi anche un’altra cosa, però: non credo che molti di voi ne sappiano tanto più di me.

L’alta tecnologia è solo la punta dell’iceberg. Alzi la mano chi sa come si produce una matita, quali reazioni chimiche generano gli alimenti mentre vengono cucinati o perché una nave riesce a stare a galla. Certo, ci sono le eccezioni: c’è chi è specializzato in gastronomia molecolare e chi sa spiegare con precisione il principio di Archimede. Ma per prendere decisioni sulla stragrande maggioranza delle cose della vita ci affidiamo a due criteri ben diversi dalla conoscenza: esperienza e fiducia. Molto raramente la vita è un procedimento algoritmico, in cui si conosce a priori ogni passaggio e dove condurrà; normalmente, al contrario, le nostre piccole grandi sfide quotidiane sono contraddistinte da un procedimento necessariamente euristico, fatto di pregiudizi, bias cognitivi, false convinzioni e tentativi fallaci, che spesso appannano le nostre lenti sulla realtà e finiscono per farci sbandare (repetita iuvant: ci sono delle – straordinarie – eccezioni). Ed è a quel punto che ci vengono in aiuto l’esperienza e la fiducia negli altri: il successo dell’umanità su questo pianeta nasce soprattutto dalla cooperazione.

Bisognerebbe prestare sempre la massima attenzione, quando si pongono limiti agli scambi di idee, beni e servizi. Nessuno al mondo saprebbe creare una matita da solo partendo da zero: per farlo c’è bisogno di tantissime menti e mani diverse, ognuna con le sue qualità e specificità. In questo gli umani sono decisamente superiori agli altri animali: nella loro capacità di specializzarsi. Col risultato che oggi ciascuno di noi può usare una matita – e perfino un iPad – senza nemmeno porsi il problema di comprenderne il funzionamento. C’è qualcuno nel mondo che lo fa per noi, e con ogni probabilità saprà poco o niente di quella minuscola fetta di conoscenza di cui disponiamo noi, e di cui volendo, tuttavia, egli potrebbe usufruire a sua volta. Come singoli, sappiamo molte meno cose sugli oggetti che compongono la nostra quotidianità di quante ne sapessero i nostri nonni, eppure la società, nel suo complesso, raddoppia la propria conoscenza ogni dodici mesi.

Tornando ancora più indietro nel tempo, ci rendiamo conto che saper accendere un fuoco, cacciare o costruire una casa sono qualità che, in situazioni estreme, possono tornare certamente molto utili anche oggi. Ma la libertà di poterne fare a meno, cioè di poter essere ignoranti, è una conquista ancora più importante: il tempo sottratto a quella conoscenza potrà essere dedicato a quella di qualunque altra materia dello scibile umano, senza per questo privarsi della possibilità di riscaldarsi, nutrirsi o avere un tetto sotto cui riposare. È una cosa che dovremmo ricordare più spesso, quando sentiamo rievocare il presunto eden che avrebbe preceduto l’avvento del capitalismo. Un eden in cui, grazie all’assenza di alternative al chilometro zero, regnava la malnutrizione, mentre le donne erano soggiogate nelle case e private di qualunque autonomia, non solo economica.

La storia dimostra che il progresso scientifico ha fatto più di qualsiasi legge o rivoluzione per la nostra salute, per le pari opportunità e – più in generale – per migliorare le nostre vite. Godiamo a tal punto di questi benefici, che spesso ci dimentichiamo di ricordare cosa e quando ci ha permesso di goderne, e quanto prima si stesse peggio. Anche in questo caso, possiamo permetterci di non saperlo: che magnifica libertà, quella di poter essere ignoranti.

Twitter: @glmannheimer

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