Qualche settimana fa, il senatore Benedetto Della Vedova ha promosso la creazione di un intergruppo parlamentare con l’obiettivo di arrivare a una proposta di legge bipartisan che depenalizzi e legalizzi l’uso della marijuana. Pur nella sua (presunta) irrilevanza politica, il tema conduce innanzitutto a dati certi sull’esistenza di liberali in Parlamento e sulla loro appartenenza politica.

Dati, purtroppo, a dir poco sconfortanti: tra i sessanta parlamentari che hanno aderito sinora all’iniziativa, la stragrande maggioranza è rappresentata da esponenti del PD, più qualche nome di M5S, gruppi misti e autonomie. L’unico esponente di Forza Italia è Antonio Martino, mentre non figura nemmeno un nome di NCD e Lega Nord.

Per chi, come me, s’illude ancora che una destra degna di questo nome dovrebbe difendere le libertà individuali, la situazione è desolante. Non lo scopriamo certo oggi, ma vale sempre la pena ribadirlo. Eppure, l’antiproibizionismo è tutto fuorché un’idea “di sinistra”. A dire il vero, dati alla mano, è un’idea che non ha colore politico: è l’unica strada logica che possiamo percorrere per rendere l’Italia un paese più civile e un pochino più libero.

Inutile dire che in primo luogo si tratti di una questione di libertà. Il problema, in questo senso, non è se faccia male oppure no. L’abbiamo sentito dire centinaia di volte, ma tocca ripeterlo ancora: anche le sigarette e l’alcool fanno male. Anzi, mentre l’etanolo e numerosi farmaci possono portare a overdose fatali, il consumo di cannabinoidi non ne ha mai causati. In ogni caso, chi vuole drogarsi lo fa comunque, che sia legale o meno. Non sarebbe preferibile, a questo punto, fare in modo che chi vuole fumare uno spinello lo faccia con prodotti garantiti, invece che con pericolosi intrugli reperiti sul mercato nero?

C’è chi dice che le questioni non siano assimilabili, perché la legalizzazione delle droghe leggere rischierebbe di far aumentare la criminalità e gli incidenti stradali. Anche in questo caso, tuttavia, i dati dicono il contrario. Basti considerare quanto avvenuto nello Stato del Colorado da quando, nel gennaio 2014, ha dato il via alla legalizzazione: il tasso di criminalità è diminuito, mentre gli introiti fiscali generati dalla vendita di cannabis sono stati talmente elevati da indurre l’amministrazione del Colorado a restituirne una parte ai cittadini.

Dal punto di vista della sicurezza, poi, la legalizzazione stroncherebbe lo strapotere delle organizzazioni criminali (come ha ribadito, di recente, la Direzione Nazionale Antimafia), oltre a liberare energie preziose nel sistema-giustizia: i carceri verrebbero svuotati di tante persone la cui unica colpa è fumare qualche spinello, il lavoro dei tribunali si snellirebbe e le forze di polizia potrebbero occuparsi di perseguire più crimini di ben altra natura.

Come ho scritto altrove, infine, legalizzare la marijuana avrebbe effetti positivi anche dal punto di vista economico: la spesa pubblica stimata relativa alla politica di repressione della vendita e del consumo di droghe leggere – considerando operazioni investigative, denunce, processi e condanne – è superiore al miliardo di Euro all’anno. Se all’ipotetico risparmio (almeno parziale) di tale somma si aggiungesse una forma di tassazione calibrata in modo da “fare concorrenza” al mercato nero, l’indotto per le casse dello Stato potrebbe assestarsi tra i quattro e i sei miliardi annui. Somme di cui si potrebbe vincolare la destinazione, oltre che a politiche di prevenzione e informazione sugli effetti delle droghe leggere, a ridurre la tassazione sul lavoro, per esempio.

È arrivato il momento in cui, finalmente, anche a destra ci si liberi della furia ideologica che ha portato ai continui sprechi e fallimenti del proibizionismo, per portare avanti un’istanza che non è di destra né di sinistra, ma solamente di buon senso. Lasciare che a farlo siano altri è l’ennesimo atto di pavidità e di miopia politica di un’area moderata che ha completamente perso la sua vena liberale (sempre che l’abbia mai avuta). E non mi si venga a dire che il problema dell’Italia è ben altro: per chi ha a cuore la libertà, questa sì che potrebbe essere davvero #lavoltabuona.

Twitter: @glmannheimer

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