Oggi, dalle colonne di Repubblica, Luciano Gallino si è speso in un appassionato j’accuse nei confronti della sinistra che, a suo dire, non avrebbe opposto abbastanza resistenza alla cultura “neoliberale” dominante. Secondo Gallino, dalla fondazione della Mont Pélerin Society, nel 1947, le migliaia di saggi e di libri prodotti dai suoi soci avrebbero influenzato le università e i governi di tutto il mondo occidentale al punto di condurre a un vero e proprio dominio delle idee di libero mercato. Una teoria, quella del “pensiero unico” neoliberista, ripetuta fino alla noia nei mantra dei seguaci del gallinesimo, ma raramente con tanta chiarezza e semplicità.

Il “pensiero unico” non avrebbe avuto come destinatari soltanto i governi Thatcher e Reagan. No: il neoliberismo selvaggio avrebbe contagiato anche i vertici dell’industria francese e tedesca. Ciò avrebbe condotto alla sostanziale demolizione del keynesismo, che “sopravvive qui e là in qualche dipartimento universitario, ma nella politica economica UE conta zero” e della scuola, perfino in Italia.

L’egemonia neoliberale avrebbe saputo resistere alla bolla delle “imprese dot.com”, alla crisi dei mutui subprime (che, manco a dirlo, è stata generata deliberatamente “dalla finanza”) e infine, ovviamente, alle politiche di austerità “rivelatesi un fallimento totale a giudizio dei loro stessi promotori”.

Caro Gallino, a me non interessa discutere sul fondamento delle tua analisi: a me interessa sapere da che pianeta vieni, e quanto costa un biglietto di sola andata.

Twitter: @glmannheimer

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