Il caso Crocetta ha distratto l’opinione pubblica da quello che è l’unico, vero dramma della Sicilia. Un dramma che, purtroppo, è tutt’altro che politico. O meglio: che è stato generato dalla politica, e da quest’ultima potrà difficilmente essere risolto. La relazione della Corte dei Conti del 3 luglio scorso, analizzata da Wikispesa, non lascia infatti spazio a interpretazioni.

Nel 2014, è aumentato di 2 miliardi rispetto all’anno precedente il disavanzo complessivo, mentre le entrate, nello stesso periodo, sono scese della stessa cifra (da 19.7 a 17.6 miliardi: un calo corrispondente a circa il 10%). Della spesa totale, aumentata di 1.5 miliardi, l’82% è destinata alla spesa corrente. Da cui, comparando la cifra con quelle delle altre Regioni, emerge un dato molto semplice: la Sicilia spende da sola quasi un terzo della spesa per personale di tutta Italia.

Il che d’altronde non sorprende, se si considera che i dipendenti di ruolo dell’isola sono il 23% di tutti i dipendenti pubblici di tutte le Regioni italiane, e che i dirigenti sono uno ogni otto dipendenti, il doppio della media delle Regioni italiane a statuto ordinario. Il debito totale della Regione, accumulatosi a causa della stipula di mutui, prestiti obbligazionari e anticipazioni a lunga durata è cresciuto del 32%; quello a breve termine del 23%.

È evidente che questa situazione nasca (anche) da un uso a dir poco strumentale dello Statuto speciale da parte della Regione siciliana. Di fronte a questo scenario, se fosse un’azienda, la Regione Sicilia sarebbe a un passo dal fallimento. Di recente, la Corte Costituzionale ha dichiarato legittima la determinazione unilaterale da parte dello Stato degli obiettivi finanziari da perseguire, anche per le autonomie speciali, in assenza di criteri condivisi. Si tratta, a ben vedere, del consueto pasticcio del federalismo italiano, in cui da una parte ai poteri non corrispondono le dovute responsabilità, e dall’altra c’è bisogno dell’intervento della Consulta per dirimere le controversie tra Stato e autonomie.

A questo punto, l’unica cosa da fare sarebbe revocare lo Statuto speciale e commissariare la Regione Sicilia, procedendo a un massiccio piano di consolidamento fiscale. Per modernizzarla e aprire il varco a investimenti pubblici e privati, inibendo il pericolo che si consumi un dramma greco in miniatura, non c’è altra strada.

Twitter: @glmannheimer

Tag: , , , , , ,