Nell’infuocato dibattito sull’immigrazione, sembra arduo trovare punti di contatto tra le diverse parti politiche. Eppure, c’è un’idea su cui destra e sinistra, al netto delle ideologie e delle sfumature, sono sostanzialmente d’accordo: il problema degli immigrati può essere risolto (almeno parzialmente) con lo sviluppo economico dei paesi d’origine.

A destra, questo concetto viene tirato in ballo spesso e volentieri con una formula tanto efficace quanto repellente nel suo significato tra le righe: “aiutiamoli a casa loro”. Ovvero, prima gli italiani. E poco importa se il problema della forza-lavoro in Italia non è che è troppa, ma che è troppo poca rispetto alle nostre pensioni. Se l’alternativa per finanziare il nostro welfare è tra un immigrato oggi e un po’ di debito pubblico in più domani, meglio la seconda: qualcuno, prima o poi, pagherà. A sinistra, l’impostazione di fondo è diversa, ma il risultato non cambia. Certo: il velo della solidarietà copre, almeno a parole, l’impianto nazionalista e la xenofobia di fondo. Ma l’assunto che la cooperazione allo sviluppo sia decisiva a ridurre perlomeno i migranti economici completa spesso il ragionamento, specie considerando che l’Italia ha il minor tasso d’investimento d’Europa rispetto al Pil sulle missioni umanitarie all’estero.

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I dati della World Bank, tuttavia, ci dicono che le cose non stanno proprio così. Anzi. Prendendo in considerazione i paesi in cui il Pil pro capite è inferiore a 6.000 dollari statunitensi, si scopre che la variazione del tasso di emigrazione coincide con quello di ricchezza. Fino a una certa soglia, più i paesi si arricchiscono, più persone emigrano. Questa correlazione è vera non soltanto in relazione al numero di abitanti, ma anche per quanto riguarda l’emigrazione netta. E riguarda soprattutto i paesi da cui proviene il grosso dell’immigrazione che ora sta fronteggiando l’Europa, che si colloca proprio in quella fascia di reddito.

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La ragione è in effetti banale: il benessere genera mobilità. Se l’obiettivo della cooperazione internazionale è ridurre la pressione migratoria, chi la ipotizza come soluzione è fuori strada. La prossima volta che sentite proporre di “aiutarli a casa loro”, spiegate a chi l’ha detto che la sua idea geniale non farebbe altro che favorire l’immigrazione. L’alternativa fra aiutare i migranti nei loro paesi d’origine oppure accoglierli qui, semplicemente, non esiste.

Twitter: @glmannheimer

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