Ieri, Angus Deaton ha vinto il Premio Nobel per l’economia, assegnato tutti gli anni dalla Banca centrale svedese. Non è mia intenzione commentare il lavoro di Deaton né l’opportunità che il Nobel venisse assegnato a lui o a qualcun altro. Vorrei cogliere l’occasione, invece, per riportare le parole, attualissime e importanti, che utilizzò Friedrich von Hayek proprio durante la cerimonia di premiazione del Nobel, che gli fu assegnato nel 1974. Ricordate queste parole, tutte le volte che sentite dire che le teorie di tuttologi dalla penna facile, reperti archeologici o santoni da talk show – pur smentite dalla storia e dai fatti – sarebbero giustificate e avvalorate dal fatto di aver vinto una qualche onorificenza altisonante:

Ora che il Premio Nobel per l’economia è stato istituito, non posso che essere profondamente grato per esserne stato selezionato come vincitore, e gli economisti certamente hanno tutte le ragioni per essere grati alla Banca centrale svedese per aver ritenuto la loro materia di studio degna di questo grande onore. Ma devo confessare che – se fossi stato consultato sull’opportunità di istituire un Premio Nobel per l’economia – lo avrei decisamente sconsigliato.

L’avrei fatto, in primo luogo, perché temevo che il premio avrebbe finito per accentuare, per così dire, le “mode” economiche del momento. Questa mia preoccupazione, tuttavia, è stata smentita dai fatti, dato che è stato assegnato a uno le cui idee sono fuori moda come me. Tuttavia, c’è una seconda ragione per cui non l’avrei istituito, ed è questa: il Premio Nobel conferisce a un individuo una presunta autorevolezza che in economia non dovrebbe essere accordata a nessuno. È una cosa senza importanza nelle scienze naturali, dove l’influenza esercitata da uno studioso si ripercuote principalmente sui suoi colleghi, e può essere facilmente ridimensionata da studi successivi. Ma l’influenza degli economisti si riverbera soprattutto sui “profani”: politici, giornalisti, funzionari e persone comuni.

Non c’è alcun motivo per cui un uomo che ha fornito il suo contributo alla scienza economica dovrebbe essere competente su qualunque problema del mondo e della società, come spesso i media ci fanno credere, spesso fino a convincerci che sia vero. Questo, peraltro, finisce spesso per far credere a queste persone che sia loro dovere esprimersi su tutto, anche su problemi che non hanno mai approfondito davvero.

Personalmente, non credo sia auspicabile che questo premio finisca per rafforzare l’influenza di singoli economisti, tramite il riconoscimento cerimoniale e accattivante dei loro studi, magari perfino compiuti in tempi lontani. Ecco perché vorrei suggerire che ai vincitori del vostro premio venga richiesto un giuramento di umiltà, una sorta di giuramento di Ippocrate, nel non esprimersi, in dichiarazioni pubbliche, oltre il proprio campo di competenza. Oppure, quantomeno, quando conferite il premio, dovreste ricordare al vincitore il saggio consiglio di uno dei più illuminanti studiosi della nostra materia, Alfred Marshall, che scrisse:

“Coloro che studiano le scienze sociali devono temere l’approvazione popolare: il male è con loro quando tutti gli uomini diranno bene di loro”.

Twitter: @glmannheimer

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