Passare in rassegna l’incredibile mole di sprechi della spesa pubblica italiana, ormai, non fa nemmeno più notizia. Se volete farvi del male, Wikispesa è un ottimo punto di partenza per comprendere quanto poco ragionevole (o, nel migliore dei casi, quanto ingenuo) sia il punto di vista di chi vede nelle tasse (indipendentemente dalla loro misura) semplicemente uno strumento imprescindibile per assicurare la sanità pubblica o costruire strade. Bruxelles, però, non è da meno.

Altro che austerity. La presunta integrità morale che regnerebbe al di là delle alpi non sfiora il ruolo di assoluta preminenza che l’assurdo gioca nella politica economica europea. È un fenomeno, del resto, intimamente legato, direi quasi connaturato al fatto di spendere i soldi degli altri, di cui la spesa pubblica costituisce il caso più rilevante ed emblematico. Ecco perché, ancora una volta, è importante sottolineare come sia poco lungimirante puntare il dito contro il nome o la faccia di turno. Per un motivo semplice: a determinare la follia della spesa pubblica non è, nella maggior parte dei casi, la disonestà, ma al contrario le migliori intenzioni.

Come dicevo, Bruxelles, in questo, non è da meno. Martedì scorso, il Parlamento Europeo ha approvato il budget dell’Ue per il 2016. POLITICO.eu ha riportato alcuni fra gli emendamenti più clamorosi proposti dagli europarlamentari (trovate l’elenco completo qui). Si va dai 2 milioni di Euro proposti per “sviluppare una dimensione europea della sport” ai 150 milioni per “installare rubinetti di latte in tutte le scuole”, come proposto dall’europarlamentare Petri Sarvamaa; dalla creazione di “aree di parcheggio sicure e sorvegliate per i camionisti” (5 milioni) allo studio di nuove tecniche per estrarre prodotti ad alto valore aggiunto dal miliardo di tonnellate di letame prodotto ogni anno da maiali e mucche europee (1.5 milioni); dai 950.000 Euro che sarebbero dovuti essere investiti nello “sviluppo del potenziale della raccolta manuale di alghe” al milione da destinarsi a un premio per le “donne rurali” dell’anno, fino ai 150 milioni da spendere per un programma di sensibilizzazione al consumo di frutta all’interno delle scuole.

Fortunatamente, nessuno di questi progetti è stato approvato (ma lo stipendio di chi ci ha lavorato – e tra questi ci sono progetti da decine di pagine – lo avete pagato eccome). C’è però anche chi ce l’ha fatta: il sussidio da più di un miliardo all’industria del vino, per esempio, è passato. Con buona pace di chi produce qualcos’altro e di tutti noi che, quando compriamo del vino, lo paghiamo due volte. Sarà messo in piedi anche un “Centro Informativo sulla Regione Artica”, per la modesta cifra di 200.000 Euro. Ma il premio di spesa dell’anno lo vince senza dubbio il programma – approvato – per “far aumentare il prezzo dei pesci senza valore commerciale”. In pratica, alcuni pescatori portoghesi hanno lamentato il fatto che alcune delle specie che pescano non hanno valore commerciale e la loro vendita non permette di coprirne nemmeno i costi. Chi, se non la Commissione Europea, potrebbe aiutare i pescatori portoghesi a risolvere questo dramma? Ed ecco spiegati i 2 milioni dei contribuenti europei che saranno “investiti” in questo progetto. Che da noi, ne sono certo, non tarderemmo a definire “strategico”.

Twitter: @glmannheimer

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