Sballottati da un’emergenza all’altra, vittime di un bisogno indotto a perdere tempo dietro mucchi di escrementi mediatici, ci siamo abituati a pensare al mondo come a una gigantesca selva oscura dantesca, in cui il pericolo è l’unica costante e a variare sono solo le sue gradazioni: dallo smog all’Isis, dagli Ogm a Donald Trump, dall’olio di palma al global warming, in un vortice che non ammette riflessione, distinzioni e raziocinio, ma solo, appunto, emergenzialismo.

Ebbene: nonostante tutto questo – ma soprattutto nonostante i Leviatani di tutto il mondo – il 2015 è stato l’anno migliore di sempre. Non ci credete?

Pochi mesi fa, la Banca Mondiale ha dichiarato che la popolazione che vive in condizioni di povertà estrema (cioè con meno di 2 dollari al giorno a parità di prezzi), è scesa per la prima volta sotto la soglia del 10% e che, di questo passo, potrebbe raggiungere lo zero prima del 2030.

Anche la distribuzione della ricchezza a livello globale (quindi tra Paesi e quindi pur non necessariamente all’interno di ogni singolo Paese) è ogni giorno più equa. Nel 1988, il reddito medio pro-capite della stragrande maggioranza del mondo era in media attorno o sotto i 456 dollari all’anno (cioè la soglia di povertà a parità di prezzi), con una ridotta minoranza di Paesi sviluppati a contendersi una fetta oscillante tra i 2.000 e i 30.000 dollari all’anno. In sostanza, il mondo era profondamente diseguale.

Negli anni successivi, soprattutto grazie al progresso di Cina, India e Paesi del sud-est asiatico, il numero di persone che vivono in condizioni di povertà estrema è sceso di più di 700 milioni, mentre le persone sulla terra sono diventate due miliardi di più. Nello stesso periodo, il gap tra i redditi dei Paesi sviluppati e del resto del mondo ha iniziato a ridursi, dando luogo a una distribuzione più costante, culminata nella crisi del 2008 che, nel bene o nel male, ha sferrato un colpo formidabile alla diseguaglianza globale. Da allora, la diseguaglianza ha continuato ad attenuarsi: a questo ritmo, il reddito medio pro-capite della popolazione cinese (che, è bene ricordarlo, costituisce il 20% dell’intera popolazione mondiale) potrebbe raggiungere quello occidentale (che resta in crescita, nonostante la crisi) in meno di dieci anni.

Grazie all’arricchimento della popolazione mondiale, secondo dati della FAO, il consumo di calorie pro capite negli ultimi 40 anni è cresciuto ovunque nel mondo, eccetto in Europa e negli USA. Nello stesso arco di tempo siamo arrivati a produrre abbastanza cibo per sfamare 10 miliardi di persone, e il prezzo del cibo è calato drammaticamente. Non deve stupire, di conseguenza, che la percentuale di persone denutrite nel mondo non è mai stata ridotta come nel 2015.

Pur producendo molto più cibo di trent’anni fa, per farlo utilizziamo molto meno terreno: quasi il 70% in meno rispetto al 1961 per unità di prodotto. Non a caso, il tasso di deforestazione non è mai stato così basso dagli anni ’50 e riguarda oramai solo le foreste tropicali, a un livello pari a quello del ‘700 (e, pertanto, difficilmente attribuibile al capitalismo o alla tecnologia).

Sempre nel 2015, la percentuale della popolazione che ha accesso all’istruzione di base secondo i parametri dell’OCSE ha raggiunto l’84%, cioè la soglia più alta mai raggiunta. Nel 1950 era inferiore al 50%. Allo stesso modo, mai così tanti ragazzi sopra i 15 anni hanno frequentato una scuola come nell’anno passato. Non è un caso, di conseguenza, che il tasso di alfabetizzazione sia passato dal 20% all’86% nell’ultimo secolo e sia tutt’ora in costante crescita.

Anche il numero di persone decedute in guerra è il più basso di sempre, e il mondo – nonostante la maggiore esposizione mediatica – è più pacifico che mai. Pochi mesi fa, in Corea, quasi quattrocento persone appartenenti ad una novantina di famiglie frantumate dal conflitto scoppiato nel 1950 e rimaste separate per 60 anni tra Corea del Nord e Corea del Sud hanno ottenuto la possibilità di ricongiungersi per qualche ora.

L’aspettativa di vita a livello globale non è mai stata così elevata; contemporaneamente, il tasso di mortalità infantile non è mai stato così ridotto. In Guinea è stato testato un vaccino sperimentale contro Ebola rivelatosi efficace nel 100% dei casi, e il 2015 è stato l’anno con meno morti di parto, oltre che di malaria, poliomielite, dracunculiasi e decine di altre malattie da quando esistono dati al riguardo. Anche le infezioni e le morti per HIV sono in calo.

Infine, il numero di Stati democratici nel mondo non è mai stato così elevato. Tanto per citare qualche caso eclatante, lo scorso novembre la Lega nazionale per la democrazia (Lnd), guidata dal premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi del parlamento della Birmania alle elezioni legislative. In Nigeria, nonostante Boko Haram, si è tenuto il primo passaggio di potere democratico della storia del Paese. E a dicembre si sono tenute le prime elezioni aperte alle donne nella storia dell’Arabia Saudita: si sono candidate più di 900 donne in tutto il Paese, e più di 20 sono state elette.

Il Leviatano torna nel 2016, con la speranza che sia un anno ancora migliore di quello passato. Auguri a tutti!

Twitter: @glmannheimer

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