Domenica 17 aprile si terrà il referendum “sulle trivellazioni”. Ci sono ottime ragioni per considerarlo una presa in giro, un bluff ideologico cui nemmeno chi è convinto che la tutela dell’ambiente debba avere la meglio su crescita economica e occupazione dovrebbe prestarsi. Ma non è di queste ragioni che voglio parlarvi: quelle le trovate qui, spiegate da chi conosce la materia molto meglio di me.

Voglio darvi due cifre, invece, sull’ultimo grande referendum abrogativo che ha interessato il nostro paese, e che per molti versi ricorda molto da vicino la follia ideologica che accompagna quello sulle trivelle: sto parlando, ovviamente, del referendum sull’acqua #benecomune, che cinque anni fa ha scongiurato la fantomatica “privatizzazione” dei servizi idrici.

Ebbene, la gestione dell’acqua come #benecomune ha condotto a un aumento medio delle tariffe idriche del 25%, dal 2011 a oggi. Lo dice Cittadinanza Attiva, non proprio un covo di liberisti senza scrupoli. Non solo: la dispersione idrica è aumentata del 5% dall’anno del referendum al 2014 (ultimo dato disponibile), raggiungendo la percentuale monstre del 37% (con picchi del 50% al sud): significa che più di un terzo dell’acqua pubblica viene persa nelle tubature, e quindi sprecata. Alla faccia del bene comune! Si dirà: e allora si dovrebbe investire per migliorarle. Peccato che proprio il referendum del 2011 abbia proibito la «remunerazione del capitale investito dal gestore», così di fatto impedendo qualunque investimento, in nome del mantra per cui dall’acqua “non si fanno profitti”.

Ecco: io il 17 aprile a votare non ci andrò, perché vivo all’estero, né comunque ci andrei. Ho il massimo rispetto per chi, al contrario, lo farà. Ma si assuma le sue responsabilità: se tra cinque anni il prezzo del gas sarà aumentato, perché saremo costretti a importarlo dall’estero, sarà anche colpa sua. Se il referendum non inciderà minimamente sulle percentuali di utilizzo di energia da fonti rinnovabili, perché checché ne dicano i suoi sostenitori il quesito è molto preciso e nulla ha a che vedere con il passaggio alle rinnovabili, sarà anche colpa sua. Se le casse dello stato disporranno di un po’ meno risorse, perché le compagnie che operano nelle piattaforme smetteranno di pagare le royalties sulla coltivazione di idrocarburi, sarà anche colpa sua.

La democrazia è come i cessi pubblici: tutti li pretendono e poi tutti la fanno fuori, tanto qualcuno pulirà. Il 17 aprile fate una bella cosa: andatevene al mare. Le trivelle, ve lo garantisco, dalla spiaggia non le vedrete. Loro non vi rovineranno il weekend: non rovinatelo voi a loro.

Twitter: @glmannheimer

Tag: , , , , , , ,