Che gli stati abbiano la pessima abitudine di appropriarsi non solo dei profitti, ma perfino del merito dell’innovazione che viene prodotta sul loro territorio non è certo una novità: basti pensare alla Silicon Valley o alla Cina odierna. Nella Svezia della prima metà del novecento (ben diversa da quella di oggi), lo stato inventò perfino un termine (snilleindustrierna, letteralmente “imprese geniali”) per definire il suo armamentario di campioni tecnologici (Ericsson, SKF, AGA, Electrolux). Oggi, innovazione significa – anche e soprattutto – sharing economy. Nell’Italia di oggi, di piattaforme collaborative di successo – purtroppo – ce ne sono pochine, per ragioni […]