{"id":153,"date":"2014-04-30T16:52:17","date_gmt":"2014-04-30T16:52:17","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/?p=153"},"modified":"2014-04-30T18:14:24","modified_gmt":"2014-04-30T18:14:24","slug":"se-lassociazione-mafiosa-e-un-azzardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/2014\/04\/30\/se-lassociazione-mafiosa-e-un-azzardo\/","title":{"rendered":"Se l&#8217;associazione mafiosa \u00e8 un azzardo"},"content":{"rendered":"<p>Di solito, nei processi in cui sono coinvolti personaggi calabresi in odore di \u2019ndrangheta l\u2019associazione mafiosa non si nega a nessuno. E invece no. Siamo a Bologna, in un filone del processo nato nel 2010 dall\u2019inchiesta Black money condotta dalle Fiamme Gialle del Gico di Bologna sulle slot gestite dalla famiglia di Nicola Femia, manipolate ad arte per frodare il fisco anche grazie alla complicit\u00e0 di alcuni esponenti delle forze dell\u2019ordine che anzich\u00e9 controllare le macchinette sussurravano tutto a Femia, e a dei siti per il gioco d\u2019azzardo che bypassavano i controlli dei Monopoli.<\/p>\n<p>Ci furono 29 arresti, 150 indagati, 120 perquisizioni e sequestri per 90 milioni di euro. Qualche giornalista con il fiuto giusto aveva capito tutto, forse anche prima dei magistrati. Giovanni Tizian dell\u2019<em>Espresso<\/em>, non a caso parte civile al processo, era stato minacciato di morte da Femia e dai suoi sodali (\u00abGli sparo in bocca\u00bb). Che Femia sia un personaggio di spessore lo si cap\u00ec quando venne fuori la storia del 100mila euro consegnati (inutilmente) a due persone (un carabiniere e una dipendente del ministero di Giustizia presso la Cassazione) che con l\u2019aiuto di un intermediario finanziario avrebbero dovuto aggiustare una sentenza in Cassazione per annullare la condanna a 23 anni emessa dalla Corte d\u2019Appello di Catanzaro. L\u2019annullamento (ma con rinvio) fa infuriare Femia che, nel mirino del Gico, scoprir\u00e0 suo malgrado che quei 100mila euro erano rimasti in tasca ai tre, poi condannati per millantato credito.<\/p>\n<p>Ma per il Gup Andrea Scarpa (oggi sono state pubblicate le motivazioni) Femia \u00e8 s\u00ec un boss \u00abdall\u2019elevatissimo spessore delinquenziale\u00bb con \u00abqualificati contatti con soggetti intranei o direttamente collegati con la criminalit\u00e0 organizzata\u00bb sebbene l\u2019associazione al centro dell\u2019inchiesta non possa considerarsi di stampo \u2019ndranghetistico \u00abperch\u00e9 &#8211; scrive il Gup &#8211; non risulta che la caratura mafiosa di Femia sia stata trasmessa all\u2019intera struttura associativa, giungendo a compenetrarla e caratterizzarla\u00bb. Da qui la condanna per associazione a delinquere semplice, finalizzata alla frode informatica (mediante manomissione delle schede dei video poker) per gli indagati che hanno scelto il rito abbreviato, mentre in questi giorni \u00e8 in corso il processo per altre 22 persone, 13 delle quali sono accusate dal pm Francesco Caleca di associazione mafiosa. Un reato che, giova ricordarlo, costa caro in termini di condanne anche se gli imputati non hanno commesso alcun reato \u00abfine\u00bb come furto, omicidio eccetera.<\/p>\n<p>Dalle motivazioni della sentenza dell\u2019abbreviato si legge: \u00abLe acquisizioni investigative ottenute non hanno dimostrato che l\u2019organizzazione in s\u00e9 fosse caratterizzata da un alone permanente di intimidazione diffusa, tale da mantenersi viva anche a prescindere dai singoli atti vessatori e finalizzata alla realizzazione del programma del sodalizio\u00bb. Se venisse confermata nel suo impianto potrebbe incidere anche su altri processi in corso? \u00c8 possibile.<\/p>\n<p>Me ne viene in mente uno, quello al presunto boss Giulio Lampada, di cui ho parlato anche nel libro <em>O mia bella Madu&#8217;ndrina<\/em>, in cui si intreccia lo stesso cocktail micidiale: video poker, ndrangheta, servitori infedeli dello Stato. Ma con qualche differenza, ma non troppe.<\/p>\n<p>Esattamente il 6 febbraio dell&#8217;anno scorso si \u00e8 concluso il processo al cosiddetto clan Valle-Lampada, dove sono stati condannati l&#8217;ex presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, Vincenzo Giuseppe Giglio (accusato di corruzione, rivelazione di segreto d&#8217;ufficio e favoreggiamento aggravato e condannato a 4 anni e 7 mesi, il politico Francesco Morelli dell&#8217;allora Pdl, condannato in primo grado a per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e rivelazione di segreto d&#8217;ufficio a 8 anni e 4 mesi e a due anni di libert\u00e0 vigilata, e l&#8217;ex maresciallo della Gdf, Luigi Mongelli, accusato di aver preso mazzette per aver chiuso un occhio nei controlli alle macchinette videopoker e slot machine gestite da Lampada e condannato a 5 anni e 3 mesi. Un altro magistrato, l&#8217;ex gip del Tribunale di Palmi Giancarlo Giusti, fu condannato a 4 anni in abbreviato e nei giorni, ma ne parler\u00f2 nei prossimi giorni.<\/p>\n<p>Ma il problema, come denunciarono i legali di uno degli imputati, Giulio Lampada, fu \u00abla caccia allo &#8216;ndranghetista a tutti i costi\u00bb: a lui fu inflitta la pena pi\u00f9 alta, 16 anni come presunto boss dell&#8217;omonima cosca (\u00abChe non \u00e8 mai esistita negli atti\u00bb, dissero allora gli avvocati Ivano Chiesa e Manlio Morcella) per \u00abcolpa\u00bb di quella parentela con il boss Francesco Valle, (Lampada ha sposato la figlia) e con il cognato Francesco, entrambi condannati a 24 anni di carcere e alla misura di sicurezza della \u00abcasa lavoro\u00bb lontano dalla Masseria di Cisliano, bunker alle porte di Milano dove si decidevano affari, estorsioni e usura. Il collegamento tra la famiglie Valle e Lampada e tra l\u2019usura e le slot machine fu immediato, legittimo dal punto di vista investigativo ma forse un po\u2019 claudicante stando alle carte dell\u2019inchiesta e del processo.<\/p>\n<p>Il sostituto procuratore generale di Milano Laura Barbaini ha chiesto la conferma delle condanne di Giglio, Morelli e Lampada e una pena pi\u00f9 mite per Mongelli (da 5 anni e 3 mesi a 4 anni di reclusione), i difensori chiedono l\u2019assoluzione in appello perch\u00e9 \u00abnon emerge alcuna prova dell\u2019appartenenza a organizzazioni mafiose\u00bb.<\/p>\n<p>Se nel caso di Femia il suo \u00abspessore criminale\u00bb non \u00e8 stato sufficiente a coinvolgere incensurati in un\u2019azione criminosa ma non mafiosa, perch\u00e9 nel caso di Lampada, che non ha mai preso una pistola in mano e che, leggendo le carte, non ha mai direttamente partecipato alle attivit\u00e0 della famiglia Valle (con cui pare ci fosse pi\u00f9 di un disaccordo) lo \u00abspessore\u00bb del suocero deve coinvolgere anche il genero?<\/p>\n<p>Quando sento parlare (male) del concorso esterno in associazione mafiosa penso che sia un reato che a certi personaggi che gravitano a met\u00e0 tra lo Stato e i boss (uno su tutti, il commercialista Giovanni Zumbo) calza a perfezione. Ma a volta abusare del reato di associazione nei confronti di persone incensurate (e nel caso del processo Infinito ce n&#8217;\u00e8 pi\u00f9 di uno&#8230;) in una spiacevole pesca a strascico che mette insieme squali mafiosi e tonni calabresi, pi\u00f9 che giustizia a me pare un azzardo. E qualche giudice comincia a metterlo nero su bianco&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Di solito, nei processi in cui sono coinvolti personaggi calabresi in odore di \u2019ndrangheta l\u2019associazione mafiosa non si nega a nessuno. E invece no. 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