{"id":161,"date":"2014-05-07T16:50:58","date_gmt":"2014-05-07T16:50:58","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/?p=161"},"modified":"2014-05-07T17:04:41","modified_gmt":"2014-05-07T17:04:41","slug":"a-un-passo-dalla-meta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/2014\/05\/07\/a-un-passo-dalla-meta\/","title":{"rendered":"A un passo dalla Meta"},"content":{"rendered":"<p>Meta significa traguardo, obiettivo. Nel rugby \u00e8 sinonimo di goal. E un goal pesantissimo l&#8217;ha segnato la Procura di Reggio nel processo Meta, che ha messo alla sbarra il gotha della &#8216;ndrangheta reggina che ha deciso le sorti della citt\u00e0 dopo la fine della guerra di mafia degli anni Novanta.<\/p>\n<p>Il giovane Giuseppe De Stefano, considerato il capo dei capi, si \u00e8 beccato 27 anni; Pasquale Condello detto il Supremo e latitante fino al 2008 ha avuto 20 anni, come Pasquale Libri, e Giovanni Tegano, uno in pi\u00f9 Antonino Imerti, tre in pi\u00f9 Domenico Condello e Pasquale Bertuca. \u00abSolo\u00bb 17 anni e 9 mesi per Cosimo Alvaro.<\/p>\n<p>Nel 2010, appena prima delle inchieste gemelle Crimine e Infinito, i 42<br \/>\naffiliati alle pi\u00f9 importanti cosche ndranghetiste di Reggio e provincia erano finiti alla sbarra per \u00abassociazione mafiosa, procurata inosservanza della pena, favoreggiamento personale, turbata libert\u00e0\u00a0 degli incanti, trasferimento fraudolento di valori, estorsione ed altri delitti\u00bb, aggravati dalle modalit\u00e0 mafiose dopo le indagini di pm e carabinieri.<\/p>\n<p>Le pene sono proporzionate allo spessore del cognome, anzi\u00a0 dei cognomi che ai pi\u00f9 non dicono nulla ma che in riva allo Stretto tutti conoscono a memoria come la zona della citt\u00e0 che ognuno controllava, esattamente come un bambino conosce la formazione dell&#8217;Italia campione del mondo e un ottantenne quella del Grande Torino.<\/p>\n<p>Dei 400 anni chiesti dal pm Giuseppe Lombardo ne sono arrivati 262, ma certo per una volta c&#8217;\u00e8 di cui sorridere. Ovviamente l&#8217;innocenza fino al terzo grado di giudizio deve valere anche per loro ma la magistratura reggina non nasconde comunque una certa soddisfazione per essere riuscita a superare il primo scoglio giudiziario.<\/p>\n<p>Adesso l&#8217;attenzione si sposta su quei famosi Invisibili di cui abbiamo gi\u00e0 parlato in questo blog: quella borghesia mafiosa che naviga tra politica, Stato, servizi e professionisti al soldo delle cosche e che trova nel reato di concorso esterno una rappresentazione plastica molto vicina alla realt\u00e0. Secondo il pm Lombardo questi presunti boss mafiosi avevano la citt\u00e0 in mano ma erano solo pupi in mano a dei pupari ancora tutti (o quasi) da identificare. Sar\u00e0 vero? Vedremo.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 \u00e8 impossibile cantare vittoria e parlare di colpo decisivo alla &#8216;ndrangheta, la cui pervasivit\u00e0 non conosce confini. Neanche geografici: pare che persino dietro il ferimento a Nizza della ricca ereditiera H\u00e8lene Pastor, 77 anni, si allungherebbe l&#8217;0mbra delle cosche, almeno stando a quanto scrive <em>Le Figaro<\/em>: \u00abIl controspionaggio giudica la mafia calabrese una minaccia seria\u00bb. La donna, la cui dinastia di origine monegasca \u00e8 proprietaria di un impero immobiliare il cui valore \u00e8 tenuto segreto (il fratello Michel era stato presidente del Monaco calcio) \u00e8 stata presa di mira da un cecchino che la stava aspettando all\u2019uscita del parcheggio di un ospedale L\u2019Archet dove era andata a far visita al figlio ricoverato.<\/p>\n<p>Che a Nizza le cosche abbiano degli interessi nel settore immobiliare in quella terra di confine \u00e8 risaputo, basti pensare alla latitanza di Natale Rosmini, allora latitante numero due di &#8216;ndrangheta (il primo era Condello&#8230;) condannato all&#8217;ergastolo come esecutore dell&#8217;omicidio dell&#8217;ex presidente delle Ferrovie Ludovico Ligato e fermato in Francia dalla Dia nel 1997. Qualcuno lo aveva coperto, allora come oggi. I settori sono i soliti: le opere pubbliche, gli appalti eccetera. In una terra dove non c&#8217;\u00e8 una legislazione adeguata (come successe in Germania all&#8217;indomani della strage di Duisburg) \u00e8 pi\u00f9 facile fare affari, vista l&#8217;enorme quantit\u00e0 di contante di cui dispone, che arriva direttamente dal traffico di stupefacenti di cui la &#8216;ndrangheta \u00e8 sostanzialmente monopolista.<\/p>\n<p>Soldi che servono ad arrivare dappertutto. Persino al bar davanti a Palazzo Chigi, il caff\u00e8 Chigi, ieri definitivamente confiscato assieme ad altri beni per 20 milioni di euro alla cosca dei Gallico. Solo ieri su \u00e8 saputo che la Corte di Cassazione, rigettando l\u2019impugnazione contro la sentenza della Corte d\u2019Appello di Roma, ha definitivamente confermato il sequestro e la confisca dei beni perch\u00e9 frutto di illeciti guadagni. A differenza della Francia, noi le leggi buone a volte le abbiamo. Per esempio quella che prevede la confisca ex articolo 12 sexies della legge 356\/92 in cui si dimostri l\u2019esistenza di una \u00absproporzione\u00bb tra il reddito dichiarato dall\u2019imputato o i proventi della sua attivit\u00e0 economica e il valore dei beni da confiscare o non risulti una giustificazione credibile circa la loro provenienza. Un piccolo articolo che alle cosche d\u00e0 molto fastidio. Chiss\u00e0 se, nelle conversazioni tra politici sussurrate tra i banconi del caff\u00e8 Chigi, qualche colletto bianco non si sia offerto di cancellarlo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Meta significa traguardo, obiettivo. Nel rugby \u00e8 sinonimo di goal. E un goal pesantissimo l&#8217;ha segnato la Procura di Reggio nel processo Meta, che ha messo alla sbarra il gotha della &#8216;ndrangheta reggina che ha deciso le sorti della citt\u00e0 dopo la fine della guerra di mafia degli anni Novanta. 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