{"id":170,"date":"2014-05-11T14:29:32","date_gmt":"2014-05-11T14:29:32","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/?p=170"},"modified":"2014-05-11T14:29:32","modified_gmt":"2014-05-11T14:29:32","slug":"quel-sogno-scissionista-delle-cosche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/2014\/05\/11\/quel-sogno-scissionista-delle-cosche\/","title":{"rendered":"Quel sogno scissionista delle cosche"},"content":{"rendered":"<p>La stampa rossa salta sull&#8217;inchiesta che ha portato in cella l&#8217;ex ministro Claudio Scajola e scatta il fango: \u00abScajola reclutava i boss\u00bb, spara Repubblica, attribuendo la titolarit\u00e0 della congettura ai pm. Ma spulciando le carte sulla presunta cupola affaristico-mafiosa che avrebbe voluto garantire all&#8217;ex deputato Amedeo Matacena la latitanza dorata in Libano (\u00abMacch\u00e9, faccio il ma\u00eetre\u00bb, si lamenta su Repubblica l&#8217;ex azzurro), questa congettura non c&#8217;\u00e8. Anzi, accostare &#8216;ndrangheta e politica in questa vicenda \u00e8 ancora un azzardo. Il Gip di Reggio Olga Tarzia (ma la Dda far\u00e0 ricorso al Riesame) non crede n\u00e9 all&#8217;aggravante \u00abmafiosa\u00bb del sodalizio n\u00e9 a Scajola come \u00abl&#8217;interlocutore politico destinato a dialogare con la &#8216;ndrangheta\u00bb mentre Matacena aveva \u00abrapporti stabili tra l&#8217;ex armatore e la cosca Rosmini\u00bb, circostanza che ha fatto scattare la condanna definitiva in Cassazione a cinque anni per concorso esterno in associazione mafiosa. \u00ab\u00c8 un reato usato per colpire Forza Italia, che aveva una forza notevole\u00bb, dice Matacena, che ricorda l&#8217;elezione di Giuseppe Aquila con Forza Italia alla Provincia di Reggio negli anni Novanta: \u00abVicino ai boss? Peppe lavorava a bordo delle navi di mio padre da quando aveva 14 anni &#8211; aggiunge Matacena &#8211; suo padre era un poliziotto e per come lo conoscevo io era una persona perbene\u00bb. Quanto ai rapporti tra Scajola e la moglie Chiara Rizzo, ancora latitante nonostante la promessa di un veloce ritorno in Italia \u00abper chiarire tutto\u00bb, anche ieri si sono rincorse le voci di una possibile relazione sentimentale tra i due, che avrebbero avuto contatti via Skype e Viber \u00abper evitare eventuali intercettazioni\u00bb. Secondo i pm l&#8217;ex titolare al Viminale le avrebbe \u00abprestato\u00bb la scorta per alcune commissioni e &#8211; in caso di candidatura alle Europee &#8211; avrebbe impegnato una parte dello stipendio per affittare un appartamento a Montecarlo. Veleni a cui Matacena non crede, come Maria Teresa Scajola: \u00abMio marito \u00e8 un galantuomo, con una grande testa e un grande cuore\u00bb. Ma sulla scorta il questore di Imperia Pasquale Zazzaro vuole vederci chiaro: \u00abHo dato incarico al vicario di eseguire un&#8217;ispezione\u00bb. Gli inquirenti avrebbero anche in mano la prova regina sull&#8217;aiuto che Scajola avrebbe dato a Matacena: oltre alla lettera scritta al computer in francese a \u00abmio caro Claudio\u00bb firmata pare dall&#8217;ex presidente libanese Amin Gemayel (coinvolto nell&#8217;inchiesta ma non indagato) con le garanzie sulla latitanza a Dubai ci sarebbe un altro documento scritto a mano da Scajola su carta intestata della Camera dei deputati. Insomma, prove da portare a processo e ipotesi tutte da dimostrare, come in ogni inchiesta. Ma nessuno, prima di ieri, aveva mai azzardato la teoria che dietro la nascita di Forza Italia ci sarebbe la &#8216;ndrangheta. Cosa che neanche i pm di Reggio Calabria si sono mai sognati neanche lontanamente di ipotizzare. Lo ha detto ieri il pm Giuseppe Lombardo, sbugiardando in tempo reale le deliranti tesi di Repubblica: \u00abEsiste una struttura stabile che si occupa di proteggere i latitanti\u00bb, dice a Libero il magistrato che ha inchiodato il gotha delle famiglie di &#8216;ndrangheta e che ora cerca i padrini in quella zona grigia tra politica, massoneria e servizi segreti deviati. Ma, precisa Lombardo, \u00abnon si tratta di un soccorso azzurro perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 un colore politico predefinito\u00bb. La &#8216;ndrangheta \u00e8 troppo seria per stare dietro a un solo partito, va dove c&#8217;\u00e8 il potere e, come in Sicilia, \u00e8 dagli anni &#8217;70 &#8211; quando cavalc\u00f2 i moti di Reggio e i \u00abBoia chi molla\u00bb &#8211; che coltiva il sogno di una Calabria autonomista, per non dire scissionista, un po&#8217; come vorrebbe la Lega in Padania. Vincenzo Mandalari, presunto boss e organizzatore del summit di &#8216;ndrangheta del 31 ottobre 2009 al Centro Falcone e Borsellino di Paderno Dugnano (Milano) condannato a 14 anni in primo grado, al telefono con un ex assessore Sel (poi sospeso) di Bollate diceva: \u00abDestra o sinistra non \u00e8 importante\u00bb. Qualcuno lo dica a Repubblica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La stampa rossa salta sull&#8217;inchiesta che ha portato in cella l&#8217;ex ministro Claudio Scajola e scatta il fango: \u00abScajola reclutava i boss\u00bb, spara Repubblica, attribuendo la titolarit\u00e0 della congettura ai pm. Ma spulciando le carte sulla presunta cupola affaristico-mafiosa che avrebbe voluto garantire all&#8217;ex deputato Amedeo Matacena la latitanza dorata in Libano (\u00abMacch\u00e9, faccio il ma\u00eetre\u00bb, si lamenta su Repubblica l&#8217;ex azzurro), questa congettura non c&#8217;\u00e8. 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