{"id":286,"date":"2014-12-16T16:35:55","date_gmt":"2014-12-16T16:35:55","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/?p=286"},"modified":"2014-12-16T16:35:55","modified_gmt":"2014-12-16T16:35:55","slug":"ombre-a-san-siro-la-ndrangheta-ha-fame","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/2014\/12\/16\/ombre-a-san-siro-la-ndrangheta-ha-fame\/","title":{"rendered":"Ombre a San Siro, la &#8216;ndrangheta ha fame"},"content":{"rendered":"<p>Cambiano i nomi delle cosche ma il men\u00f9 \u00e8 sempre lo stesso: appalti, mazzette, droga e &#8216;ndrangheta con la complicit\u00e0 di pezzi dello Stato. Lo spaccato che emerge dall&#8217;ultima inchiesta della Procura antimafia di Milano, oltre al numero spropositato di arresti (quasi 60), \u00e8 desolante ma ahinoi altamente previsto. Chi aveva ingenuamente festeggiato le condanne seguite all&#8217;inchiesta Crimine-Infinito che avrebbero dovuto decapitare le cosche in Calabria oggi si ritrova una &#8216;ndrangheta pi\u00f9 viva che mai che ha allungato i tentacoli fino al tempio del calcio, lo stadio San Siro. E perch\u00e9? Perch\u00e9 la &#8216;ndrangheta funziona meglio dello Stato: gli imprenditori \u00abche nascono come vittime per l\u2019esistenza di crediti che non riescono a recuperare attraverso il tribunale civile\u00bb, scrive il Gip Gennaro Mastrangelo, si rivolgono all\u2019associazione mafiosa \u00abe finiscono inevitabilmente per esserne risucchiati\u00bb.<\/p>\n<p>Il clan, secondo le indagini, sarebbe capeggiato dai reggini Giulio e Vincenzo Martino, vecchie conoscenze della Procura perch\u00e9 gi\u00e0 condannati a met\u00e0 degli anni Novanta come affiliati alla cosca Libri di\u00a0 Milano come guardiaspalle del boss Domenico Branca, che appena usciti di galera &#8211; seppure in permesso &#8211; avevano ricominciato a fare il bello e il cattivo tempo tra piazza Prealpi e viale Certosa. Nell&#8217;ordinanza si legge che il sodalizio criminale sarebbe legato alle cosche Libri-De Stefano-Tegano. \u00abA distanza di vent\u2019anni si scopre che non \u00e8 cambiato nulla\u00bb, ha detto in conferenza stampa il pubblico ministero Marcello Tatangelo, e chiss\u00e0 che al suo \u00abcapo\u00bb Ilda Boccassini non siano fischiate le orecchie. Perch\u00e9 nelle 563 pagine di ordinanza ci sono tutti gli elementi dell&#8217;associazione mafiosa: intimidazioni, omert\u00e0, uso della violenza, droga, tangenti eccetera eccetera. Non cene al circolo culturale per conferire incarichi senza sparare un colpo ma appalti per la ristorazione che fanno gola, traffico di cocaina e hashish, usura, armi da guerra, estorsioni e imprenditori strangolati che diventano \u00abintranei\u00bb.<\/p>\n<p>Come Cristiano Sala, imprenditore milaneseattivo nel settore del catering, titolare fino al fallimento nel 2010 della holding \u00abIl maestro di casa\u00bb, capogruppo di una serie di societ\u00e0 chegestiva a San Siro la ristorazione per conto dell\u2019Inter. Travolto dai debiti dopo il fallimento, Sala finisce nelle mani delle cosche invocate da uno dei suoi principali creditori, Marco Santulli, che anzich\u00e9 a Equitalia ha bussato dalle cosche, ingenuamente forse.\u00a0 In poco tempo i crediti di Santulli sono diventati un assegno in mano alla &#8216;ndrangheta, che per riavere indietro i soldi si \u00e8 rivolta a un carabiniere che avrebbe inventato una relazione di servizio per denunciare la presenza di lavoratori stranieri clandestini presso il principale competitor dell&#8217;azienda ormai in mano ai clan, facendo scattare un blitz a San Siro del nucleo Ispettorato del lavoro dei carabinieri esattamente un anno fa, il 16 dicembre 2013, durante Milan-Roma. L\u2019appuntato, per una mazzetta di mille euro &#8211; stando alle indagini &#8211; avrebbe dovuto convincere il Milan a non rinnovare il contratto di appalto ai rivali per consentire a Sala di ottenere l&#8217;appalto. In mezzo finisce un ignaro giornalista che pubblica la polpetta avvelenata e scredita i rivali di Sala &amp; Co. Solo l&#8217;inchiesta della Dda ha evitato che il catering 2014 &#8211; 2015 del Milan finisse nella mani delle cosche.<\/p>\n<p>\u00c8 stato arrestato anche il reggino Michele Surace, titolare dell\u2019unica sala bingo di Reggio Calabria, ritenutodagli inquirenti vicino alla cosca Tegano, che si sarebbe rivolto ai fratelli Marino per avere la protezione di un&#8217;altra sala Bingo a Cernusco sul Naviglio. La sala viene aperta, non va bene e alla fine viene fatta bruciare dal sodalizio. Per gli inquirenti i fratelli Marino \u00absono portatori di una forza di intimidazione\u00bb tale da manipolare i testimoni (\u00abNon poteva capitare in mano peggiori, pi\u00f9 criminali&#8230;questo ve lo garantisco io al 100%\u00bb, dice uno degli indagati parlando dei Martino). L&#8217;idea era quella di infilarsi anche nell\u2019appaltoper la fornitura delle mense nelle carceri di Bollate e Opera. Chi si metteva contro finiva con una pistola puntata alla tempia, come l&#8217;imprenditore minacciato a Sedriano davanti alla scuola del figlio perch\u00e9 non aveva restituito i 35mila euro (pi\u00f9 il 10 per cento mensile) che Giulio Martino gli aveva prestato nel 2011 per aprire un concessionario. Alla sua Bmw era andata peggio: era stata crivellata con 5 colpi di pistola.<\/p>\n<p>Luci a San Siro, recitava una vecchia canzone ma tra le pieghe dell&#8217;inchiesta ci sono ancora molte ombre. A chi rispondevano a Milano i fratelli Martino? Ci sono legami tra questa indagine e il filone Crimine-Infinito? Ci sono rapporti tra i Martino e le altre famiglie di &#8216;ndrangheta coinvolte nelle ultime indagini sulle cosche calabresi? Se la &#8216;ndrangheta \u00e8 unitaria, come si conciliano queste scoperte con le sentenze passate in giudicato e i processi in corso? L&#8217;unica certenzza \u00e8 che la &#8216;ndrangheta ha fame e vuole mangiarsi la citt\u00e0. E non baster\u00e0 un&#8217;inchiesta a farle perdere l&#8217;appetito&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Cambiano i nomi delle cosche ma il men\u00f9 \u00e8 sempre lo stesso: appalti, mazzette, droga e &#8216;ndrangheta con la complicit\u00e0 di pezzi dello Stato. Lo spaccato che emerge dall&#8217;ultima inchiesta della Procura antimafia di Milano, oltre al numero spropositato di arresti (quasi 60), \u00e8 desolante ma ahinoi altamente previsto. Chi aveva ingenuamente festeggiato le condanne seguite all&#8217;inchiesta Crimine-Infinito che avrebbero dovuto decapitare le cosche in Calabria oggi si ritrova una &#8216;ndrangheta pi\u00f9 viva che mai che ha allungato i tentacoli fino al tempio del calcio, lo stadio San Siro. 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