{"id":456,"date":"2015-09-02T13:45:38","date_gmt":"2015-09-02T13:45:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/?p=456"},"modified":"2015-09-02T14:25:39","modified_gmt":"2015-09-02T14:25:39","slug":"muore-il-boss-incensurato-che-sparo-a-via-fani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/2015\/09\/02\/muore-il-boss-incensurato-che-sparo-a-via-fani\/","title":{"rendered":"Muore il boss incensurato che spar\u00f2 a via Fani"},"content":{"rendered":"<p>Niente succede per caso, in Calabria. Nel giorno della festa della Madonna di Polsi, il luogo simbolo dei summit di &#8216;ndrangheta nel cuore dell\u2019Aspromonte, viene a mancare uno dei boss storici della mafia calabrese. Antonio Nirta \u00e8 stato sepolto alle sei di mattina, in un funerale privato, per ordine della Questura, come era gi\u00e0 accaduto a giugno dopo la morte a Santo Stefano in Aspromonte del \u201cre della montagna\u201d Rocco Musolino. A 96 anni \u00abdue nasi\u00bb non avrebbe voluto le luci della ribalta, lui che l\u2019aveva sempre fatta franca in tribunale.<\/p>\n<p>Con i fratelli Giuseppe (ucciso il primo marzo del 1995 a Bianco) Francesco, Sebastiano e Domenico assieme a Francesco Codispoti (suo cognato), Nirta detto \u00abil diplomatico\u00bb per aver contribuito a fare da paciere nella guerra di mafia di Reggio Calabria (assieme a Giuseppe Pelle detto \u00abGambazza\u00bb) cos\u00ec come in altre faide come quella di San Luca, faceva parte della potentissima \u00abMaggiore\u00bb, forse la cosca pi\u00f9 potente nella storia della \u2019ndrangheta. Antonio Nirta \u00e8 morto nella sua casa di contrada Ricciolio Di Benestare a 96 anni. Ufficialmente era un caposquadra della forestale in pensione, sebbene qualche tempo grazie a un sequestro preventivo disposto dal Tribunale di Reggio Calabria si scopr\u00ec che aveva beni e terreni per oltre sei milioni di euro.<\/p>\n<p>C\u2019era anche lui nel 1969 al famigerato summit che il 29 ottobre del 1969 si tenne a Moltalto, anzich\u00e9 a Polsi quando le forze dell\u2019ordine sorpresero assieme lui e altri boss del suo calibro. C\u2019era lui a sovraintendere alla stagione dei sequestri di persona negli anni Settanta e Ottanta ed era tra i principali imputati nel processo per il sequestro di Paul Getty junior, il nipote del magnate inglese Paul rapito a Roma nel 1973 e liberato dopo 158 giorni grazie a un riscatto da 1,7 miliardi di lire. Ma non \u00e8 mai stato condannato in via definitiva<\/p>\n<p>Eppure la prima imputazione Nirta se l&#8217;era beccata nel 1935: detenzione di armi. La pi\u00f9 pesante, associazione a delinquere, nel 1970: due anni e sette mesi. Poi una raffica di assoluzioni nonostante le dichiarazioni dei pentiti storici <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/2015\/08\/10\/da-scopelliti-a-messina-denaro-quellasse-mafia-ndrangheta\/\">Filippo Barreca, Giacomo Lauro<\/a> e Saverio Morabito (<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/2014\/11\/18\/diventare-santisti-a-milano\/\">di cui abbiamo gi\u00e0 parlato in questo blog<\/a>). L\u2019accusa pi\u00f9 pesante era quella di aver partecipato al blitz di via Fani che port\u00f2 al sequestr\u00f2 dello statista Dc Aldo Moro e all\u2019uccisione degli uomini della sua scorta.<\/p>\n<p>Morabito punt\u00f2 il dito contro l\u2019ex generale dei carabinieri Francesco Delfino, nato a Plat\u00ec e figlio del maresciallo Massaru Peppe (la cui bravura da investigatore gli varr\u00e0 l\u2019immortalit\u00e0 in un libro di Corrado Alvaro). Delfino \u00e8 protagonista di <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/2014\/03\/31\/la-maschera-di-ferro\/\">buona parte<\/a> dei segreti italiani, dalla strage di Piazza Loggia al crac del Banco Ambrosiano, dal caso Moro appunto all\u2019inchiesta su Lotta Continua e il commissario Calabresi. \u00c8 capocentro dei servizi a Londra quando viene trovato il cadavere di Roberto Calvi, \u00e8 lui ad arrestare Flavio Carboni e a rintracciare l\u2019ex 007 Francesco Pazienza.<\/p>\n<p>Morabito sostiene che Delfino sia molto amico di Antonio Nirta e che lo avrebbe aiutato a infiltrarsi nelle Brigate Rosse, dice che Nirta avrebbe fatto parte del commando che avrebbe protetto il rapimento di Aldo Moro. Una tesi che Delfino &#8211; morto qualche mese fa ai domiciliari con un\u2019accusa di truffa a 77 anni per aver intascato una parte del riscatto dell\u2019amico Giuseppe Soffiantini, rapito dall\u2019anonima sarda nel 1997 &#8211;\u00a0 ha sempre smentito: \u00abNon l\u2019ho mai incontrato, ho detto mai\u00bb. A sostenere la tesi di Nirta brigatista \u00e8 anche il deputato Dc Benito Cazora, che al giudice Luigi De Ficchy racconta di aver saputo da un uomo della \u2018ndrangheta, Rocco Varone, che Moro era stato tenuto prigioniero a Vescovio e che sarebbe stato spostato a Roma, nella zona della Magliana, proprio in occasione del depistaggio del falso comunicato del lago della Duchessa. Morabito non avrebbe avuto alcun vantaggio nel mentire, \u00e8 considerato uno dei <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/2014\/02\/08\/pentiti-veri-e-pentiti-finti\/\">pentiti chiave<\/a> nella lotta alla &#8216;ndrangheta e ancora oggi vive in una localit\u00e0 segreta per sfuggire alla vendetta dei boss. E cos\u00ec Nirta si porta nella tomba anche un pezzo di verit\u00e0 sul caso Moro.<\/p>\n<p>Certo, Delfino e Nirta erano di casa nella Locride, soprattutto a Polsi. Sotto l\u2019effige della Madonna si sono chiusi accordi e strette alleanze, una volta pure Cosa Nostra avrebbe tenuto una riunione tra capimandamento per esaminare un progetto eversivo. Ed \u00e8 per questo che il vescovo di Locri Francesco Oliva ha voluto ricordare che adesso le cose a Polsi <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/2014\/09\/02\/uno-scherzetto-da-far-tremare-i-polsi\/\">sono cambiate<\/a>, che \u00abquesto santuario sar\u00e0 oasi di misericordia, con Maria pronta a sanare le ferite di questa terra, intrisa del sangue, versato dall\u2019odio e dalla violenza di uomini senza cuore e scrupoli\u00bb.<\/p>\n<p>Il messaggio agli \u2019ndranghetisti \u00e8 netto, come non mai: \u00abAgli uomini e alle donne che appartengono a qualunque gruppo criminale o che sono finiti in attivit\u00e0 criminali, la Vergine di Polsi fa sentire la voce accorata della mamma: Per il vostro bene, vi chiedo di cambiare vita\u00bb. Come papa Francesco insegna, c\u2019\u00e8 sempre posto per il perdono: \u00abMaria susciti in quanti sono stati offesi l\u2019umilt\u00e0 e la prontezza nel perdonare. Da lei invoco per tutti la pace del cuore, la gioia di un sincero pentimento e la disponibilit\u00e0 a riparare il male commesso. Ci venga propizio l\u2019anno giubilare: si aprano le porte del santuario di Polsi a tanti pellegrini, perch\u00e9 possano incontrare la divina Misericordia\u00bb.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 che la morte di Nirta e <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/2014\/09\/11\/lacqua-santa-e-i-mammasantissima\/\">il cambio di rotta della chiesa reggina<\/a> possano davvero cambiare le cose. La Calabria onesta aspetta e prega.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Niente succede per caso, in Calabria. Nel giorno della festa della Madonna di Polsi, il luogo simbolo dei summit di &#8216;ndrangheta nel cuore dell\u2019Aspromonte, viene a mancare uno dei boss storici della mafia calabrese. Antonio Nirta \u00e8 stato sepolto alle sei di mattina, in un funerale privato, per ordine della Questura, come era gi\u00e0 accaduto a giugno dopo la morte a Santo Stefano in Aspromonte del \u201cre della montagna\u201d Rocco Musolino. A 96 anni \u00abdue nasi\u00bb non avrebbe voluto le luci della ribalta, lui che l\u2019aveva sempre fatta franca in tribunale. 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