{"id":469,"date":"2015-09-12T16:56:45","date_gmt":"2015-09-12T16:56:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/?p=469"},"modified":"2015-09-12T16:56:45","modified_gmt":"2015-09-12T16:56:45","slug":"lultimo-mistero-sulla-morte-di-borsellino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/2015\/09\/12\/lultimo-mistero-sulla-morte-di-borsellino\/","title":{"rendered":"L&#8217;ultimo mistero sulla morte di Borsellino"},"content":{"rendered":"<p>Delle stragi di via D\u2019Amelio in cui mor\u00ec Paolo Borsellino non sappiamo quasi niente, scrive <a href=\"http:\/\/www.frontedelblog.it\/author\/montolli\/\">Edoardo Montolli<\/a> su <em><a href=\"http:\/\/www.frontedelblog.it\/\">Crimen<\/a><\/em> in un articolo ripreso dal <em>Fatto quotidiano<\/em>. Il dubbio a cui nessuna inchiesta ha dato una risposta \u00e8: come fece Cosa Nostra a sapere dell\u2019arrivo del magistrato a casa della sorella in Via D&#8217;Amelio? Gi\u00e0, perch\u00e9 non tutti sanno che \u00abil pomeriggio del 19 luglio 1992 Paolo Borsellino si rec\u00f2 a casa della sorella magistrato solo per un mero imprevisto &#8211; scrive ancora Montolli &#8211; solo i familiari ne erano a conoscenza, avendolo appreso al telefono\u00bb. Dopo la strage di Capaci, ricorda l&#8217;articolo ripreso dal <em>Fatto quotidiano<\/em> &#8211; del 23 maggio, i divieti di parcheggio anti-bomba \u00abproliferavano e le zone venivano continuamente bonificate\u00bb. In pi\u00f9 \u00abil magistrato era gi\u00e0 stato l\u00ec sabato 18 luglio e nessuno poteva aspettarsi un suo ritorno, visto che andava a trovare la madre la domenica mattina, e nemmeno sempre\u00bb. Eppure la126 imbottita di Semtex, un esplosivo militare usato anche nelle cave nei Paesi dell\u2019Est, che deflagr\u00f2 dilaniando lui e la sua scorta era stata portata l\u00ec e fatta esplodere con un telecomando solo poco prima dell\u2019arrivo di Borsellino.\u00a0 Forse la sorella del giudice Rita Borsellino era intercettata? La Procura di Caltanissetta aveva incaricato il commissario Gioacchino Genchi di svolgere una perizia sul telefono di casa della donna: \u00abDalle testimonianze &#8211; scrive Montolli &#8211; emerse che, in effetti, c\u2019erano stati precedentemente dei rumori di fondo nelle telefonate. Tre o cinque giorni prima dell\u2019attentato, la nipote di Borsellino vide un uomo in tuta blu lavorare all\u2019interno delle cassette delle linee telefoniche. Secondo il portiere dello stabile si trattava di operai della Sielte intenti a fare lavori alla linea di un inquilino dell\u2019ottavo piano, o meglio una ditta di costruzioni trasferitasi l\u00ec un mese prima. Vennero anche ritrovati residui di \u201cfilo di permutazione\u201d, che si sarebbe potuto usare per realizzare un \u201ccircuito parallelo\u201d della linea telefonica. Queste indagini &#8211; ricorda ancora Montolli &#8211; portarono a un operaio della Sielte, Pietro Scotto, fratello del boss Gaetano Scotto. E fu allora che arriv\u00f2 il falso pentito Vincenzo Scarantino, che campava vendendo sigarette di contrabbando. Neurolabile, riformato dal servizio di leva, membro di una confraternita religiosa, viene incastrato da due mezze tacche del crimine, che lo accusano di aver ordinato il furto della 126 esplosiva\u00bb.<\/p>\n<p>Invece secondo l\u2019ultimo grande pentito Gaspare Spatuzza, killer dei Graviano, notizie sugli spostamenti del giudice arrivavano da Salvatore Vitale, conoscente fin dall\u2019infanzia del boss Antonino Vernengo e proprietario del maneggio dove fu sequestrato il piccolo Giuseppe Di Matteo. Vitale, morto nel 2012, abitava al piano terra del civico 19 di via D\u2019Amelio. Scrive Montolli: \u00abVitale era considerato un suo prestanome e fin\u00ec nei guai per favoreggiamento e ricettazione: insospettabile imprenditore che, sottolineavano i giudici nel 1985, dichiarava la sua militanza comunista ed erogava pubblicamente contributi alla <em>Festa dell\u2019Unit\u00e0<\/em>; divenne amministratore dell\u2019azienda vinicola Enologica Galeazzo, attraverso la quale, secondo i magistrati, Vernengo (proprietario di fatto)\u00a0 riciclava denaro illecito proveniente in particolare dal traffico internazionale di stupefacenti.\u00a0 Dall\u2019ordinanza della sentenza del maxiprocesso \u00e8 possibile vedere che nel 1986 Amato abitava proprio al civico 19 di via D\u2019Amelio\u00bb. Ma perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec importante?<\/p>\n<p>\u00abPrima di diventare imprenditore Federico Amato era capomastro del cantiere del palazzo &#8211; ricorda Rita Borsellino su <em>Crimen &#8211; q<\/em>uando andai a viverci, nel 1977, lui abitava gi\u00e0 l\u00ec. Ed \u00e8 morto l\u00ec, forse due anni fa. Ne parlai ovviamente agli inquirenti, che fecero uno screening di tutti i residenti del palazzo\u00bb. E allora dov&#8217;\u00e8 il giallo? Il nome di Amato non compare nella relazione Genchi, \u00e8 un nome nuovo soprattutto al consulente. Che a Montolli conferma: \u00abChe un imputato del maxiprocesso abitasse al civico 19 di via D\u2019Amelio lo apprendo solo ora, dello screening dei residenti dello stabile se ne occupava il capo del gruppo d\u2019indagine Falcone-Borsellino, Arnaldo La Barbera. Escludo che me ne abbia parlato, lui o qualcuno dei magistrati incaricati dell\u2019indagine, altrimenti avrei ovviamente approfondito. Il nome di Federico Amato, fino a ora, non mi diceva nulla\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Delle stragi di via D\u2019Amelio in cui mor\u00ec Paolo Borsellino non sappiamo quasi niente, scrive Edoardo Montolli su Crimen in un articolo ripreso dal Fatto quotidiano. Il dubbio a cui nessuna inchiesta ha dato una risposta \u00e8: come fece Cosa Nostra a sapere dell\u2019arrivo del magistrato a casa della sorella in Via D&#8217;Amelio? Gi\u00e0, perch\u00e9 non tutti sanno che \u00abil pomeriggio del 19 luglio 1992 Paolo Borsellino si rec\u00f2 a casa della sorella magistrato solo per un mero imprevisto &#8211; scrive ancora Montolli &#8211; solo i familiari ne erano a conoscenza, avendolo appreso al telefono\u00bb. 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