{"id":738,"date":"2023-09-16T17:06:45","date_gmt":"2023-09-16T17:06:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/?p=738"},"modified":"2023-09-16T17:06:45","modified_gmt":"2023-09-16T17:06:45","slug":"la-sconfitta-della-dda-di-milano-di-cui-nessuno-parla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/manti\/2023\/09\/16\/la-sconfitta-della-dda-di-milano-di-cui-nessuno-parla\/","title":{"rendered":"La sconfitta della Dda di Milano di cui nessuno parla"},"content":{"rendered":"<p>Spiare i magistrati non \u00e8 mafia. Gestire un bar davanti al Tribunale per carpire i segreti di chi indaga sui boss non ha i connotati per dimostrare \u00abl\u2019esistenza, fuori dalle aree di origine, di un\u2019associazione mafiosa connotata da un impegno reciproco e costante, funzionalmente orientato alla struttura e alla attivit\u00e0 dell\u2019organizzazione criminosa\u00bb. Questo perch\u00e9 il genero di uno dei tanti Tot\u00f2 Riina della \u2019ndrangheta &#8211; alias Antonio Mancuso della feroce locale di Limbadi a Vibo Valentia &#8211; che si chiama Luigi Aquilano, secondo i giudici \u00abnon prendeva ordini dalla \u201ccasa madre\u201d in Calabria e non aveva una \u201csua\u201d cosca\u00bb, anzi rivendicava un\u2019autonomia confermata anche dalle furiose liti con i famigliari. E quindi le 21 persone che a vario titolo gestivano il bar di via Manara 7 a Milano (dietro il bancone c\u2019era anche la figlia e nipote dei boss Guglielmo e Giuseppe Fidanzati, non indagata) tra traffici di droga, operazioni di \u00abrecupero crediti\u00bb su commissione aggravate dal metodo mafioso e imprenditori minacciati vittima di estorsioni, sono stati condannati a pene molto pesanti ma senza l\u2019aggravante del reato associativo pi\u00f9 grave. La gravissima ipotesi che il bar fosse utilizzato per spiare i magistrati di Milano come centrale d\u2019intelligence, proprio sotto il naso della Procura, non ha retto.<\/p>\n<p>Se non \u00e8 una sconfitta della Dda di Milano, poco ci manca. Ma i giornaloni oggi in edicola sul punto fanno finta di non vedere per non disturbare il manovratore. Non \u00e8 certo colpa del Gup Guido Salvini che li ha condannati n\u00e9 del gip Lidia Castellucci, che al tempo respinse 26 misure cautelari richieste dalla Dda di Milano, se l\u2019aggravante non \u00e8 stata contestata. Ma di un\u2019impostazione arcaica, rigida e fuori contesto del concetto stesso di mafia. Qualche tempo fa il capo dell\u2019Antimafia milanese Alessandra Dolci (prossima a sostituire Antonio Chiappani alla Procura di Bergamo) disse che bisognava chiudere i bar delle periferie milanesi in mano alle cosche. E questa frase dimostra anche perch\u00e9 il fenomeno \u00e8 sottovalutato e sottoindagato &#8211; alzi la mano chi ricorda un\u2019indagine recente \u00abvera\u00bb sulla mafia a Milano &#8211; financo non adeguatamente compreso. Spiace che il lavoro della coraggiosa pm Alessandra Cerreti (che ha lavorato anche a Reggio Calabria e che il fenomeno lo conosce benissimo) non sia stato sufficientemente strutturato per sopravvivere al giudizio del gip, ma se l\u2019idea \u00e8 che le cosche controllino \u00absolo\u00bb i bar dell\u2019hinterland, allora stiamo freschi. Da anni i bersaglieri delle mafie hanno rotto le Porta Pia delle Ztl a Roma, Milano e Torino, da tempo i boss spadroneggiano nei salotti buoni delle citt\u00e0 con la complicit\u00e0 della borghesia mafiosa (su cui non si indaga abbastanza). Non so se \u00e8 peggio scoprire che la mafia a cui dai la caccia altrove \u00e8 quella che ti prepara il caff\u00e8, facendoti fare la figura del cretino, o non riuscire a dimostrarlo fino in fondo. C\u2019\u00e8 forse un problema di formazione, di preparazione, di studio della mafia sotto profili che non siano squisitamente penali ma semplicemente culturali, antropologici, filosofici.<\/p>\n<p>Pensare che il genero di un boss come Mancuso abbia bisogno di farsi una cosca per comandare e imporsi \u00e8 un ragionamento che sfiora il ridicolo e sembra ignorare i principali paradigmi della grammatica familistica a cui la \u2019ndrangheta si abbevera. Non capire la differenza tra chi \u00e8 potenzialmente \u2019ndrangheta per censo come Aquilano e chi \u00ab\u2019ndranghetia\u00bb per darsi delle arie ha gi\u00e0 portato in galera con condanne pesanti personaggi minori (vedi Crimine e Infinito) la cui unica colpa era parlare di riti e santini a cena, senza mai sparare un colpo e senza neanche saper tenere la pistola in mano, in nome di una presunta \u00abunitariet\u00e0 della \u2019ndrangheta\u00bb sancita da recenti sentenze di Cassazione che ignorano o sottovalutano il ruolo di alcuni mammasantissima sciolti come cani da guardia o protetti dall\u2019uniforme della \u00abSanta\u00bb, la carica che (non sempre, viaddio) protegge l\u2019\u00e9lite di \u2019ndrangheta &#8211; quella che flirta con servizi e massoneria &#8211; dal rischio di finire in gattabuia. Dunque, a fronte di una mafia liquida, quantistica e multiforme a Milano siamo fermi al moloch giuridico per cui se sei il rampollo prescelto di una famiglia importantissima ma non hai una cosca \u00abtua\u00bb non sei mafioso. S\u00ec, certo. Come no&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Spiare i magistrati non \u00e8 mafia. Gestire un bar davanti al Tribunale per carpire i segreti di chi indaga sui boss non ha i connotati per dimostrare \u00abl\u2019esistenza, fuori dalle aree di origine, di un\u2019associazione mafiosa connotata da un impegno reciproco e costante, funzionalmente orientato alla struttura e alla attivit\u00e0 dell\u2019organizzazione criminosa\u00bb. 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