{"id":235,"date":"2016-09-07T17:56:03","date_gmt":"2016-09-07T15:56:03","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/martone\/?p=235"},"modified":"2016-09-07T17:56:03","modified_gmt":"2016-09-07T15:56:03","slug":"snapchat-le-ragioni-di-un-esplosione-annunciata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/martone\/2016\/09\/07\/snapchat-le-ragioni-di-un-esplosione-annunciata\/","title":{"rendered":"Snapchat: le ragioni di un esplosione annunciata"},"content":{"rendered":"<p>I social network sono ormai da qualche anno parte integrante dei modelli di business pubblicitario di marchi e aziende interessate a raggiungere i consumatori in modo sempre pi\u00f9 mirato ed efficace. Il caso pi\u00f9 noto \u00e8 senz&#8217;altro quello di Facebook, il cui fondatore per i primi anni ha quasi ossessivamente impedito di riempire le pagine fruite di pubblicit\u00e0, mentre ora ne fa un vanto al punto di offirle in beneficienza per il recente terremoto nel Centro Italia.<br \/>\nUno dei social network emergenti, non a caso oggetto di offerte molto allettanti, ma sempre declinate (almeno per ora) \u00e8 <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/martone\/2016\/05\/18\/facebook-e-un-media-per-vecchi\/\" target=\"_blank\">Snapchat<\/a>, conosciuto per la sua alta penetrazione ed utilizzo tra i teenager, ovvero parte della Generazione Y e di quella successiva: la Generazione Z. Si tratta di un social nativo per il mobile (gli smartphone) che consente di scambiare messaggi che hanno una vita brevissima: una volta visualizzati spariscono per sempre sia sul telefono del mittente che su qullo del destinatario. Questa caratteristica piace, soprattutto a chi (i giovani) non vuole lasciare tracce digitali a chi offre il servizio. Tuttavia il modello di Snapchat \u00e8 in rapida evoluzione e l&#8217;apertura del canale Discovery, ovvero una sezione in cui poter seguire e visualizzare gli snap (le &#8220;storie&#8221;) di testate editoriali o marchi che pagano profumatamente la loro presenza, sta configurando il modello di business definitivo (?) che promette molto. Attualmente il 95% degli incassi vengono fatti negli USA, ma nei prossimi 2 anni \u00e8 prevista una crescita importante anche in Europa (UK su tutti, ma anche l&#8217;Italia far\u00e0 la sua parte) con un conto economico che registrer\u00e0 quasi 1 miliardo di dollari nel 2017 e un salto verso i 2 miliardi nel 2018 (vedi grafico)<br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/martone\/files\/2016\/09\/snapchat.gif\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-236 aligncenter\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/martone\/files\/2016\/09\/snapchat-300x283.gif\" alt=\"snapchat\" width=\"300\" height=\"283\" \/><\/a><\/p>\n<p>La partita \u00e8 molto interessante per gli operatori dei marketing e i consumatori, ma anche in questo caso, come avviene per altre multinazionali statunitensi, la legislazione fiscale latita: chi vorr\u00e0 acquistare spazi e visibilit\u00e0 su questi network dovr\u00e0 farlo pagando in anticipo e soprattutto generando utili non tassati in Italia. Per quanto tempo continuer\u00e0 questo scempio?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>I social network sono ormai da qualche anno parte integrante dei modelli di business pubblicitario di marchi e aziende interessate a raggiungere i consumatori in modo sempre pi\u00f9 mirato ed efficace. Il caso pi\u00f9 noto \u00e8 senz&#8217;altro quello di Facebook, il cui fondatore per i primi anni ha quasi ossessivamente impedito di riempire le pagine fruite di pubblicit\u00e0, mentre ora ne fa un vanto al punto di offirle in beneficienza per il recente terremoto nel Centro Italia. 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