{"id":432,"date":"2017-04-28T11:31:44","date_gmt":"2017-04-28T09:31:44","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/martone\/?p=432"},"modified":"2017-04-28T11:31:44","modified_gmt":"2017-04-28T09:31:44","slug":"culturexit-italia-un-paese-di-capre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/martone\/2017\/04\/28\/culturexit-italia-un-paese-di-capre\/","title":{"rendered":"Culturexit: Italia un paese di capre"},"content":{"rendered":"<p>Secondo i dati rilasciati recentemente da Eurostat, l&#8217;Italia farebbe meglio solo della Romania quanto a percentuale di laureati fra i 30 e i 34 anni, ovvero hanno un &#8220;pezzo di carta accademico&#8221; solo il 26,2%. Eurostat stessa fa notare che comunque l&#8217;obiettivo del Belpaese che avrebbe dovuto essere raggiunto nel 2020 \u00e8 stato gi\u00e0 superato, ma \u00e8 ben lontano dal 40% fissato per l&#8217;UE nel suo complesso.<\/p>\n<p>Spaventa molto di pi\u00f9 constatare che una percentuale vicina al 14% tra i 18-24enni non hanno conseguito un diploma di scuola secondaria, certificando anche l&#8217;elevato tasso di abbandono dei percorsi scolastici (alcuni riprenderanno con fatica a studiare nelle scuole serali, ma \u00e8 una lodevole minoranza).<\/p>\n<p>Quali prezzi veniamo a pagare per questi due fenomeni? Il primo \u00e8 quello dell&#8217;aumento di un segmento di giovani cittadini che rinunciano a scalare il percorso di studi per rivolgersi (sperabilmente) ad un mercato del lavoro che, come ci dicono i tassi di disoccupazione tra i giovani, stenta ad accoglierli. E quindi diventano a breve e anche nel medio periodo un problema crescente per le famiglie e per la societ\u00e0 nel suo complesso. Una parte di questi abbandoni tuttavia \u00e8 solo sintomo di scelte professionali che portano a ritenere la &#8220;cultura scolastica&#8221; come superflua per lo svolgimento di professioni che richiedono altri tipi di talenti (solo a titolo esemplificativo e senza alcun intento di discriminazione citiamo: barbieri &amp; parrucchieri, estetisti, idraulici, elettricisti, operai edili, &#8230;). Sebbene alcune categorie anche tra quelle citate, richiedano sempre pi\u00f9 spesso certificazioni di scuole e corsi di formazione per poter accedere alla professione (e qui si aprirebbe un altro capitolo molto lungo).<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/martone\/files\/2017\/04\/workplace-1245776_1280.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-434\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/martone\/files\/2017\/04\/workplace-1245776_1280-300x200.jpg\" alt=\"workplace-1245776_1280\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/martone\/files\/2017\/04\/workplace-1245776_1280-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/martone\/files\/2017\/04\/workplace-1245776_1280-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/martone\/files\/2017\/04\/workplace-1245776_1280.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>E per quanto riguarda gli Atenei? La politica di innalzamento del numero di laureati ha prodotto universit\u00e0 intasate e sovraffollate da studenti che sono stati invitati al banchetto della cultura con percorsi 3+2, accorciando di fatto un percorso che prima della riforma selezionava (per motivi di reddito e\/o di voglia di studiare) gli iscritti. Ma quel che \u00e8 diventata una stortura vera e propria, \u00e8 stato l&#8217;abbassamento del livello di selezione DURANTE l&#8217;iter di studio. A maggiori studenti presenti gli appelli sono stati proposti test di fine corso a scelta multipla ad esempio, per poter gestire un numero esagerato di candidati. Le aspettative dei professori rispetto alla preparazione degli studenti si \u00e8 abbassata e l&#8217;inclusione ha fatto troppo spesso rima con la &#8220;promozione&#8221; anche con livelli di conoscenza della materia che un decennio\/ventennio fa avrebbe portato al noto: &#8220;si accomodi e ci rivediamo al prossimo appello&#8230;&#8221;.<\/p>\n<p>La riflessione che dovrebbe spingere i burocrati europei ed italiani che inseguono una percentuale quasi fosse un mantra \u00e8 quindi molto meno banale di quel che sembri: vale davvero la pena avere un numero di laureati cos\u00ec grande se la qualit\u00e0 degli stessi si abbassa e genera un affollamento che si rivela peraltro inutile di fronte ad un mercato domestico incapace di assorbire lavoratori, tanto pi\u00f9 con un inquadramento e un conseguente livello di reddito auspicabilmente superiore? Sembra come si stia formando un esercito di marinai senza pensare che le navi su cui dovranno lavorare non sono nemmeno terminate a livello di disegno progettuale. E tutto questo a che prezzo?<\/p>\n<p>Siamo quindi sicuri che le &#8220;capre&#8221; siano gli italiani che non si laureano o questo epiteto riguarda anche chi ha deciso questo tipo di sterili strategie?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Secondo i dati rilasciati recentemente da Eurostat, l&#8217;Italia farebbe meglio solo della Romania quanto a percentuale di laureati fra i 30 e i 34 anni, ovvero hanno un &#8220;pezzo di carta accademico&#8221; solo il 26,2%. Eurostat stessa fa notare che comunque l&#8217;obiettivo del Belpaese che avrebbe dovuto essere raggiunto nel 2020 \u00e8 stato gi\u00e0 superato, ma \u00e8 ben lontano dal 40% fissato per l&#8217;UE nel suo complesso. 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