{"id":361,"date":"2018-01-02T10:27:20","date_gmt":"2018-01-02T09:27:20","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/?p=361"},"modified":"2018-01-02T10:27:20","modified_gmt":"2018-01-02T09:27:20","slug":"staccioli-larte-fugge-dalla-citta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/2018\/01\/02\/staccioli-larte-fugge-dalla-citta\/","title":{"rendered":"Staccioli, l&#8217;arte fugge dalla citt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/01\/IMG_3177.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-362\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/01\/IMG_3177-300x105.jpg\" alt=\"IMG_3177\" width=\"300\" height=\"105\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/01\/IMG_3177-300x105.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/01\/IMG_3177-1024x360.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/01\/IMG_3177.jpg 1296w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>In fondo perch\u00e9 abit\u00f2 di pi\u00f9 le vallate, le colline e i boschi rispetto alle piazze, alle cattedrali, ai chiostri, ai palazzi delle citt\u00e0? Perch\u00e9 Mauro Staccioli (1937-2018), da scultore, aveva intuito che, negli spazi condivisi della citt\u00e0, la scultura, nella contemporaneit\u00e0, diventa decorativa, ornativa, non potendo essere, come lo \u00e8 stata per millenni, fino al fascismo, civilmente funzionale. Nelle citt\u00e0 la scultura contemporanea non ha funzioni pubbliche, se non di scenografia, di fondale scenico. Le armoniche, equilibrate, sospese sculture di Staccioli sono (grandi) opere d&#8217;arte se stanno tra gli orizzonti delle colline, dei prati, dei boschi: diventano invece orpello, sfizio, bizzarria, capriccio, se le metti in una piazza cittadina dove tutto ha una funzione (il palazzo comunale, le poste, la biblioteca, il porticato, la chiesa, l&#8217;anagrafe, la scuola, la stele memoriale) tranne proprio la scultura. Se vai su Google Immagini e digiti &#8220;Mauro Staccioli&#8221;, trovi tantissime fotografie delle sue opere proprio in contesti naturali, archeologici, paesaggistici, perch\u00e9 l\u00ec trovano la loro esaltazione. Pochissime sono invece le inquadrature in spazi urbani, e se ci sono, sono fuori contesto (come una tigre tra i fornelli di una cucina) come l&#8217;opera pensata per il Centro Pecci di Prato o per l\u2019Olympic Park di Seoul. Ecco la grande inquietudine silenziosa che ci ha lasciato Staccioli e che i critici d&#8217;arte finora hanno indagato poco: la scultura, nella contemporaneit\u00e0, per darsi dignit\u00e0 di opera deve fuggire dalla citt\u00e0 (dove non ha funzioni) e tornare tra nuda terra e nudo cielo (dove tutto acquisisce funzioni e potenzialit\u00e0). L&#8217;opera realizzata per Villa Celle di Giuliano Gori, vicino Pistoia, \u00e8 non a caso nel bosco, tra lecci e pungitopi. Finch\u00e9 l&#8217;arte non ritrova un ruolo di pubblica utilit\u00e0, nelle citt\u00e0 \u00e8 facoltativa. E ci\u00f2 che \u00e8 facoltativo \u00e8 ornamentale, superfluo. In fondo inutile. Come insegna Staccioli, che infatti si \u00e8 ritrovato, in grandezza e spessore, lontano dagli spazi urbani, tra i silenzi degli abeti, dei cipressi e le morfologie sinuose dei boschi e delle colline.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>In fondo perch\u00e9 abit\u00f2 di pi\u00f9 le vallate, le colline e i boschi rispetto alle piazze, alle cattedrali, ai chiostri, ai palazzi delle citt\u00e0? Perch\u00e9 Mauro Staccioli (1937-2018), da scultore, aveva intuito che, negli spazi condivisi della citt\u00e0, la scultura, nella contemporaneit\u00e0, diventa decorativa, ornativa, non potendo essere, come lo \u00e8 stata per millenni, fino al fascismo, civilmente funzionale. 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