{"id":405,"date":"2018-01-14T09:10:17","date_gmt":"2018-01-14T08:10:17","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/?p=405"},"modified":"2018-01-14T09:10:17","modified_gmt":"2018-01-14T08:10:17","slug":"i-talenti-del-secondo-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/2018\/01\/14\/i-talenti-del-secondo-novecento\/","title":{"rendered":"I talenti del secondo Novecento"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/01\/IMG_5551.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-407\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/01\/IMG_5551-215x300.jpg\" alt=\"IMG_5551\" width=\"215\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/01\/IMG_5551-215x300.jpg 215w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/01\/IMG_5551-732x1024.jpg 732w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/01\/IMG_5551.jpg 1233w\" sizes=\"(max-width: 215px) 100vw, 215px\" \/><\/a>Vinicio Berti \u00e8 uno dei tre apici nell&#8217;arte del secondo Novecento italiano. Finora solo un museo di rilievo nazionale (ma non internazionale) marmorizza, in modo &#8211; speriamo &#8211; definitivo, la grandezza di Berti storicizzando la sua figura, accostandola a quella di Alberto Burri e Lucio Fontana, seppur con esiti, intenzioni e poetiche assai diverse: il museo del Novecento di Firenze. Questa galleria non ha nulla di memorabile (forse l&#8217;opera di Berti e la composizione di Emilio Vedova sono le sole cose veramente distintive), ma ha sicuramente il merito di colmare il vuoto presente in tutti gli altri musei del XX secolo: la pressoch\u00e9 totale assenza o assoluta marginalit\u00e0 del genio di Vinicio Berti. Riscriveremo la storia dell&#8217;arte per farci entrare questo genio, assieme al suo allievo pi\u00f9 magnetico e duraturo Alberto Gallingani, la cui opera pi\u00f9 estesa, tra soffitto e pareti la potete vedere in sede permanente a Casa Nannipieri, la casa del sottoscritto (in foto). Dove sta il genio sofferente di Berti e quello, ancora assai febbricitante, di Gallingani? Nell&#8217;aver capito che l&#8217;astrattismo &#8211; la lingua artistica del secolo &#8211; era una lingua afona, autoreferenziale, solipsistica, involutiva, del tutto innocua dopo decenni di reiterazione continua: una lingua per nulla sociale, anzi intimistica, ombelicale. L&#8217;arte diventa incidente, combattente, eversiva, quando non ripete innocui monocromi o sbavature interiori, buoni per decorare di colori una parete, ma quando diventa inquietudine e tensione di segni, senso e non senso, simboli, parole, totem, messaggi, che aprono le finestre alla complessit\u00e0 della vita e del nostro intelletto. La natura umana \u00e8 segno, simbolo. Soltanto un&#8217;arte che diventa complessit\u00e0, ambiguit\u00e0 di segno, di simboli, come sicuramente hanno fatto Berti e Gallingani (assieme a non molti altri in Italia nel secondo Novecento), pu\u00f2 scuotere il nostro sguardo. Il resto \u00e8 stato buon artigianato astratto, buona ricerca sull&#8217;astrattismo, preziosi per allestire una parete di casa. Nulla pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Vinicio Berti \u00e8 uno dei tre apici nell&#8217;arte del secondo Novecento italiano. Finora solo un museo di rilievo nazionale (ma non internazionale) marmorizza, in modo &#8211; speriamo &#8211; definitivo, la grandezza di Berti storicizzando la sua figura, accostandola a quella di Alberto Burri e Lucio Fontana, seppur con esiti, intenzioni e poetiche assai diverse: il museo del Novecento di Firenze. 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