{"id":542,"date":"2018-04-24T08:56:21","date_gmt":"2018-04-24T06:56:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/?p=542"},"modified":"2018-04-24T08:56:21","modified_gmt":"2018-04-24T06:56:21","slug":"scheletri-e-cessi-in-una-chiesa-a-chi-giova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/2018\/04\/24\/scheletri-e-cessi-in-una-chiesa-a-chi-giova\/","title":{"rendered":"Scheletri e cessi in una chiesa: a chi giova?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/04\/IMG_6807.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-543\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/04\/IMG_6807-300x168.jpg\" alt=\"IMG_6807\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/04\/IMG_6807-300x168.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/04\/IMG_6807.jpg 680w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>In fondo siamo tutti figli di Duchamp. Un cesso \u00e8 un cesso, ma se lo metti in un museo, quel cesso smette di essere un cesso e diventa un problema, un corto circuito di senso. Lo fece Duchamp nel 1917 e un secolo dopo siamo ancora tutti, pienamente, inesorabilmente, suoi fragili epigoni se pensiamo alle migliaia di esposizioni, installazioni e performance in luoghi monumentali e storici dove la prima domanda dell&#8217;artista o del curatore \u00e8: come mi posso far notare? Come posso far diventare notizia, clamore, interesse, desiderio, il mio gesto in un luogo che ha vissuto secoli e secoli senza di me e continuer\u00e0 a farlo dopo che me ne sono andato? Ovvero, come posso diventare problema, oggetto di clamore pubblico? Come posso mettere in crisi l&#8217;immagine abitudinaria che quel luogo storico e monumentale possiede? I luoghi monumentali &#8211; chiese, abbazie, palazzi storici &#8211; hanno, in se stessi, una densit\u00e0 di significati non facilmente neutralizzabili. L&#8217;arte contemporanea, dopo Duchamp, ha capito benissimo questo e ci lavora come una pornostar con un vibratore. Sapendo, ad esempio, che una chiesa dove esporre \u00e8 una chiesa, con altari, tabernacoli, colonne e volte che hanno in se stessi significati e simbologie non sopprimibili, l&#8217;arte contemporanea preferisce questi luoghi ai capannoni, ai supermercati o alle semplici gallerie, proprio in virt\u00f9 dei significati, delle estetiche e delle simbologie non comprimibili che in una chiesa o in un sito monumentale ci sono mentre sono del tutto assenti o non attraenti in altri luoghi pubblici come capannoni o supermercati. Un capannone e una chiesa sono lo stesso scenario per esporre? Assolutamente no e infatti vengono scelti, sempre pi\u00f9 spesso, i luoghi storici perch\u00e9 essi si addensano di sensi che un capannone non ha. Ma la domanda \u00e8: a chi giova? Tutto questo a chi giova? Chi ne esce potenziato? Chi avvilito o sminuito o trasformato? Farsi queste domande \u00e8 tutt&#8217;altro che inutile. Non farsele significa assistere a queste esposizioni e alla trasformazione dei luoghi monumentali con l&#8217;ingenua (e colpevole) ignoranza di un dilettante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>In fondo siamo tutti figli di Duchamp. Un cesso \u00e8 un cesso, ma se lo metti in un museo, quel cesso smette di essere un cesso e diventa un problema, un corto circuito di senso. Lo fece Duchamp nel 1917 e un secolo dopo siamo ancora tutti, pienamente, inesorabilmente, suoi fragili epigoni se pensiamo alle migliaia di esposizioni, installazioni e performance in luoghi monumentali e storici dove la prima domanda dell&#8217;artista o del curatore \u00e8: come mi posso far notare? 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