{"id":568,"date":"2018-05-04T10:16:15","date_gmt":"2018-05-04T08:16:15","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/?p=568"},"modified":"2018-05-04T10:16:15","modified_gmt":"2018-05-04T08:16:15","slug":"il-web-vi-divora-artisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/2018\/05\/04\/il-web-vi-divora-artisti\/","title":{"rendered":"Il web vi divora, artisti!"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/05\/IMG_6371.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-569\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/05\/IMG_6371-300x225.jpg\" alt=\"IMG_6371\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/05\/IMG_6371-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/05\/IMG_6371-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/05\/IMG_6371.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Artisti, arriverete ad odiarmi, ma lo ripeto ugualmente: non falsificate le vostre opere! Walter Benjamin, nel cuore del secolo passato, in quel suo noto capolavoro di lucidissima profezia, chiar\u00ec che il grande limite (e potenzialit\u00e0) del Novecento era la cancellazione del concetto di unicit\u00e0 di opera d&#8217;arte data dall&#8217;illimitata moltiplicazione delle sue svariate e fedelissime riproduzioni, che non erano i calchi o le rielaborazioni gi\u00e0 presenti nella classicit\u00e0, ma erano appunto le esatte duplicazioni degli originali garantite dalla tecnica moderna. Il nostro tempo, che ha gi\u00e0 metabolizzato il multiplo perfetto che si affianca all&#8217;originale (depotenziandolo nell&#8217;unicit\u00e0, potenziandolo nel valore), si trova ora di fronte ad un altro problema dato dalle innovazioni: l&#8217;immediata alterazione non dell&#8217;opera d&#8217;arte, ma della sua immagine. Tu fai un quadro, lo fotografi e, per farti pubblicit\u00e0, lo vuoi mettere sui social. Per catturare pi\u00f9 consenso, \u00e8 sempre pi\u00f9 frequente l&#8217;alterazione dei suoi colori, del suo contesto: l&#8217;immagine del quadro \u00e8 spesso risaltata su fondo nero, saturata, iperacutizzata negli accenti cromatici, oppure illuminata scenograficamente. Ci\u00f2 comporta una divaricazione spesso vertiginosa tra opera originale e la sua immagine, a tutto danno dell&#8217;originale, perch\u00e9 tra un&#8217;immagine eccitata e l&#8217;originale a tinte normali, passa come dal giorno alla notte. Cosa ne deriva? Che sui social e su internet esistono moltitudini di opere d&#8217;arte che non esistono nella realt\u00e0 e che spesso sono pi\u00f9 attraenti della realt\u00e0 stessa. Arriveremo a costruirci una galleria di opere che ameremo sul web e deploreremo dal vivo. L&#8217;immagine che si preferisce al suo soggetto, come la foto di un&#8217;avvenente modella preferita alla realt\u00e0 di una moglie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Artisti, arriverete ad odiarmi, ma lo ripeto ugualmente: non falsificate le vostre opere! Walter Benjamin, nel cuore del secolo passato, in quel suo noto capolavoro di lucidissima profezia, chiar\u00ec che il grande limite (e potenzialit\u00e0) del Novecento era la cancellazione del concetto di unicit\u00e0 di opera d&#8217;arte data dall&#8217;illimitata moltiplicazione delle sue svariate e fedelissime riproduzioni, che non erano i calchi o le rielaborazioni gi\u00e0 presenti nella classicit\u00e0, ma erano appunto le esatte duplicazioni degli originali garantite dalla tecnica moderna. 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