{"id":592,"date":"2018-05-12T09:40:37","date_gmt":"2018-05-12T07:40:37","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/?p=592"},"modified":"2018-05-12T09:40:37","modified_gmt":"2018-05-12T07:40:37","slug":"la-bocca-che-non-emette-voce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/2018\/05\/12\/la-bocca-che-non-emette-voce\/","title":{"rendered":"La bocca che non emette voce"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/05\/IMG_7270.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-593\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/05\/IMG_7270-209x300.jpg\" alt=\"IMG_7270\" width=\"209\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/05\/IMG_7270-209x300.jpg 209w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/05\/IMG_7270.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 209px) 100vw, 209px\" \/><\/a>In fondo era ampiamente prevedibile: nell&#8217;arte l&#8217;astrazione, che \u00e8 stata la lingua prevalente del Novecento, non poteva vivere a lungo come dominante, come egemonica, perch\u00e9 l&#8217;uomo non vive senza segni, senza simboli, che l&#8217;astrazione a lungo ha soppresso pensando di darsi completamente asignica, asimbolica, analfabetica, gesto puro senza connotati di razionale lettura, come invece accade leggendo un romanzo, una poesia (le parole sono segni), guardando uno spettacolo teatrale (i personaggi sono catene di segni), ascoltando una canzone (i brani sono successioni di segni), seguendo un film (trama, lingua e ripresa cinematografica sono alfabeto signico). Il gesto puro, il monocromo, il getto improvviso di tinta sulla tela, l&#8217;informe tratto, non potevano resistere come una strada espressiva dominante di lunga durata e di larga condivisione, perch\u00e9 appunto mancavano i fondamenti per resistere. Ed infatti alcuni dei primi astrattisti (si pensi, in Italia, a Giacomo Balla) rifiutarono con l&#8217;avanzare del tempo l&#8217;astrattismo che avevano fondato nei primi due decenni del Novecento tornando alla figurazione. E pi\u00f9 sono passati i decenni, pi\u00f9 il linguaggio astratto, se da un lato ha permeato la societ\u00e0, dall&#8217;altro si \u00e8 sterilizzato precocemente, trovando artisti d&#8217;inaudito acume nel Secondo Novecento (da noi Vinicio Berti) che intuirono, gi\u00e0 negli anni Quaranta e Cinquanta, che l&#8217;astrazione non potesse fare a meno del segno, del simbolo, dell&#8217;alfabeto. Poteva l&#8217;astrazione continuare a replicare, in forme e varianti diverse, ci\u00f2 che facevano Malevi\u010d, Rod\u010denko, Laroniov, Mondrian, Van Doesburg, Klee, gi\u00e0 tra Anni Dieci e Venti di un secolo fa? Potevano esserci epigoni di epigoni di Emilio Vedova e Lucio Fontana? Potevano replicarsi per altri decenni i cloni postumi di Pollock? L&#8217;astrazione senza connotati signici e simbolici \u00e8, alla lunga, una bocca aperta che non emette voce.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>In fondo era ampiamente prevedibile: nell&#8217;arte l&#8217;astrazione, che \u00e8 stata la lingua prevalente del Novecento, non poteva vivere a lungo come dominante, come egemonica, perch\u00e9 l&#8217;uomo non vive senza segni, senza simboli, che l&#8217;astrazione a lungo ha soppresso pensando di darsi completamente asignica, asimbolica, analfabetica, gesto puro senza connotati di razionale lettura, come invece accade leggendo un romanzo, una poesia (le parole sono segni), guardando uno spettacolo teatrale (i personaggi sono catene di segni), ascoltando una canzone (i brani sono successioni di segni), seguendo un film (trama, lingua e ripresa cinematografica sono alfabeto signico). 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